
Devo dire che per la seconda volta, nel giro di una settimana, mi trovo completamente d'accordo con l'analisi, intelligente e acuta, fatta dal vicedirettore de la Repubblica Massimo Giannini a proposito della conclusione, positiva, dell'affare ALITALIA/Air France-KLM e del decisivo intervento del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, che ieri ha sciolto la riserva (anticipando la decisione prevista per metà gennaio) dando, a nome del Governo, il suo placet alla vicenda. A margine della notizia, inutile parlare delle solite, nauseanti e becere polemiche del partito del Nord, con Roberto Formigoni in testa, seguito a ruota dall'onnipresente Calderoli, dall'ormai rottamabile Bossi e da tutta la schiera degli insoddisfatti (per i loro mancati, personali interessi) che vedono ormai la loro roccaforte di Malpensa praticamente espugnata. L'editoriale di Massimo Giannini sulla prima pagina de la Repubblica di oggi, intitolato "il partito del mercato", contiene anche un'implicito riconoscimento (che mi trova pienamente d'accordo) al laborioso, difficile, criticato e, quasi sempre, osteggiato percorso operativo del ministro dell'Economia. Debbo confessare che l'ex vicedirettore generale della Banca d'Italia, nonchè ex presidente della Consob, non risulta di primo acchito uno particolarmente simpatico e divertente. Certo, non avrà la verve trascinante di un Fiorello, non avrà il sorriso a 84 denti come il caimano di Arcore, non avrà la faccia da insegna di macelleria come Calderoli, ma almeno ha una qualità inconfutabile il nostro ministro: la cocciutaggine e i rigore morale di chi non guarda in faccia a nessuno e di chi non ha nessuna tessera di partito in tasca. Tanto è vero che Padoa-Schioppa è l'unico tecnico della compagine governativa di Prodi. E i risultati si sono visti. La situazione disastrosa dei conti pubblici, ereditata dalla bella coppia Berlusconi-Tremonti, ha impegnato allo spasimo il sessantasettenne economista di Belluno, che a testa bassa, senza ascoltare nessuna sirena adulatoria, e con la forza di un carroarmato, ha praticamente raso al suolo il vecchio edificio degli evasori fiscali di ruolo. Ha rideterminato la nuova politica fiscale ed economica del governo Prodi, ha di fatto mandato in pensione i figli (e figliastri) del sarchiapone Tremonti. Non male per una perfetta e semisconosciuta eminenza gigia del pianeta economia. Così facendo ha anche creato di fatto una nuova corrente di pensiero, una sorta di partito-non partito, un neologismo politico: il padoa-schioppismo (con il trattino, come il suo cognome). E senza nemmeno bisogno del finanziamento pubblico destinato ai partiti, il padoa-schioppismo ha innalzato il vessillo della trasparenza dei conti, e del rigore sulla spesa pubblica, sul ministero di via XX settembre, facendo intendere agli inquilini del palazzo che l'aria è cambiata e di molto. E non è più viziata e maleodorante (e senza nemmeno più la erre moscia...) come era prima.