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domenica 12 luglio 2009

il (dubbio) gusto del macabro


Non vorrei fare il moralista, ma sapere che le due (per quanto carine) sorelline dell'imputata Amanda Knox si lascino ritrarre, da un noto settimanale italiano di gossip, di fronte alla villetta di Perugia dove trovò la morte la studentessa inglese Meredith Kercher mi fa un pò macabro. E rende ancora più triste questa vicenda che tanto ha appassionato le cronache (soprattutto televisive) dei media italiani. Speculare, anche dal punto di vista fotografico, su un luogo tragicamente noto ai più per un caso di cronaca nera delegittima ogni pietas eventualmente presente nell'animo umano di chicchessia. Con buona pace della tiratura del settimanale autore della macabra trovata. Per completezza d'informazione, il settimanale in questione è Gente.

finalmente ce l'ha fatta!


Lo so, non è proprio una notizia da prima pagina a titoli cubitali ma è pur sempre un evento da festeggiare. Il figlio del Senatùr ce l'ha fatta. E' diventato maturo. «Oggi sono particolarmente in forma». Lo ha detto Umberto Bossi arrivando alla festa della Lega a Paderno Dugnano. E alla domanda sul motivo ha risposto che «mio figlio ha passato la maturità». Come si ricorderà, il figlio del Senatùr era già stato bocciato due volte all'esame, in passato. Il segretario della Lega ha spiegato che questa volta ha preso 69/100. Alla gente venuta ad ascoltarlo a Paderno Dugnano, Umberto Bossi ha detto che quest'anno andrà «al mare perchè mio figlio ha preso la maturità. Questa volta è andata bene. Mi è venuto su il morale anche se sono stanco per la campagna elettorale». Complimenti vivissimi al neomaturo Renzo Bossi. Si vede proprio, tale padre e tale figlio...

sabato 11 luglio 2009

la tregua è finita!


Ho cercato di rispettare l'invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a proposito delle polemiche e degli attacchi al presidente del Consiglio attualmente in carica. Non so se ci sono riuscito in questi giorni di svolgimento del G8, ma lo sapete che per me è difficile far finta di niente quando si tratta del Pifferaio di Arcore. Comunque, da oggi la tregua è finita e mi sento libero dall'osservare ancora il precetto presidenziale. E allora me ne sono andato in giro per la Rete, sbirciando qua e là. E cosa ti trovo? Un altro pezzo di mondo che parla non troppo bene del Cavaliere. Un pezzo di mondo che altro non è che il continente australiano. Fin laggiù sono arrivati gli echi delle imprese di Silvio B. e delle sue topolone preferite. Infatti il giornalista Geoff Andrews afferma in un suo articolo (http://www.australia.to/index.php?option=com_content&view=article&id=11829:berlusconis-scandal-italys-tragedy-&catid=73:politics&Itemid=199)e senza mezzi termini che Silvio B. "ha corroso così tanto la vita pubblica dell'Italia che nemmeno le sue dimissioni comporterebbero un chiaro rinnovamento del Paese". Nel suo articolo Andrews coglie con precisione anche la natura del berlusconismo: "... il politico populista di maggior successo dei tempi moderni. Esercita da lungo tempo l'arte del fascino, scavalcando politici di professione e mirando dritto alla pancia piuttosto che al cervello dell'italiano medio. La sua abilità nel controllare i media e nel volgere anche le critiche a proprio vantaggio sono state due risorse inestimabili". Andrews si chiede poi se i recenti scandali sessuali possano portare alla fine di questo modello di dominio. Ma la risposta non arriva, perchè, spiega il giornalista, "il destino di Silvio Berlusconi sembra già diventato un fattore secondario. Piuttosto, la crisi di Berlusconi è diventata la tipica tragedia dell'Italia moderna". Come mai il giornalista collega la crisi politico-personale di Berlusconi all’Italia? Perchè "... ciò che gli eventi recenti rivelano con forza è come i valori di Silvio Berlusconi si siano radicati nella vita pubblica italiana". C’è stata, insomma, una berlusconizzazione dell’Italia. "Il tono sprezzante con cui Berlusconi ha risposto alle affermazioni avanzate da diverse donne (di essere state pagate per fare sesso, oppure di aver ricevuto offerte di lavoro nella sue emittenti televisive o candidature nel suo partito), rivela una mancanza di trasparenza nel sistema politico italiano e minaccia al contempo la libertà di stampa in un modo che sarebbe inaccettabile in qualsiasi altra democrazia occidentale. E' tipico del presidente del Consiglio ignorare i canali tradizionali della responsabilità democratica per rivolgersi invece a una sua rivista di gossip ("CHI"), dimostrando una sorta di onnipotenza personale. Per quanto tempo ancora la decrepita cultura politica italiana (e la sua corrotta classe dirigente) potranno continuare ad affondare?". L’articolo parla poi del G8 svoltosi a L’Aquila, affermando che "...Berlusconi sta danneggiando la reputazione dell'Italia". Andrews riporta anche le aspre critiche della Chiesa Cattolica: "L'Arcivescovo di Genova ha condannato apertamente quegli uomini ubriachi di un delirio di grandezza...". Infine, Andrews riporta l’assurdità degli attacchi di Berlusconi e dei suoi dipendenti alla stampa italiana e straniera: "Bondi ha definito la Repubblica una minaccia per la democrazia. Un'affermazione incredibile per descrivere il normale ruolo di un quotidiano in una società libera". Infine, uno sguardo al futuro. Per il giornalista australiano il dopo-Berlusconi appare incerto: "Berlusconi non rassegnerà facilmente le dimissioni. Se dovesse lasciare il potere volontariamente o come risultato di pressioni, perderebbe l'immunità parlamentare e potrebbe essere inquisito. Non c'è un chiaro successore all'interno del suo partito che possa vantare un ampio consenso. Tuttavia l'opposizione rimane molto debole. Non ci sono prospettive di una necessaria riforma del sistema costituzionale italiano e, finora, non c'è stato un segno di un'ondata popolare per il cambiamento. Attualmente l'unico beneficiario politico dei problemi di Berlusconi è stata la xenofoba Lega Nord che ha ottenuto un buon risultato alle ultime elezioni europee. Ma la Lega può sempre rivelarsi un alleato scomodo, come nel dicembre 1994 quando fece cadere il primo governo Berlusconi. La fine del regno di Silvio Berlusconi, ammesso che stia per arrivare, potrebbe essere lunga e dolorosa. E potrebbe lasciare desolate le prospettive di lungo termine dell'Italia. Una vera e propria tragedia". Ecco, ora ditemi se dopo aver letto l'estratto da questo lungo articolo di Geoff Andrews qualcuno (non dico direttamente il Pifferaio ma anche chi gli ronza deferente attorno) potrà mai tacciare il giornalista di eversione politica e mediatica, di antiberlusconismo e di altre nequizie di questo genere. Non credo che sia un clone o un parente dell'onorevole Di Pietro. Almeno così non risulta all'anagrafe australiana...

Silvio B. & il regalo tombale


Quando ho visto il servizio in tv non osavo credere ai miei occhi. Il presidente del Consiglio che omaggiava gli illustri ospiti del G8 appena terminato con un regalo che aveva più la parvenza di una pietra tombale che di un raffinatissimo libro d'arte. Infatti Silvio B. ha regalato ai leader del G8 il libro d'arte "Antonio Canova. L'invenzione della bellezza". Il volume pesa 24 kg, realizzato con marmo statuario di Carrara per la copertina, carta fatta a mano, broccati di seta e fili d'oro per la rilegatura. Ogni libro è accompagnato da due cofanetti, in legno di frassino e mogano rifiniti manualmente in foglia d'oro, contenenti: un segnalibro, una lente, gli inni nazionali, 26 tavole e 77 scatti di Mimmo Jodice che illustrano l'opera di Canova. Ne sono stati realizzati dieci esemplari dalla "Fondazione Marilena Ferrari" (http://www.marilenaferrari-fmr.it/it/news_ed_eventi/scheda.php?id=62). Scopo della fondazione riscoprire, tutelare, attualizzare e diffondere i valori e i modelli del Rinascimento e con essi l'origine profonda del made in Italy. Che l'opera sia stata realizzata per espressa volontà del presidente del Consiglio non mi meraviglia. Il libro mi sembra un perfetto emblema del suo gusto estetico. Nonché della futilità del comune sentire del mio Paese. Cerco di immaginare il libro ma non ci riesco. E' quella copertina in marmo di Carrara che blocca la mia facoltà immaginativa. Mi pare una pietra tombale. Chi ha voglia di aprire un libro la cui copertina è di marmo? Personalmente ho più voglia di tirarlo addosso a qualcuno. E potete immaginare a chi...

venerdì 10 luglio 2009

il G8 degli sfollati


Da tre giorni in Abruzzo si sta svolgendo un G8 parallelo, fatto non dai Grandi della Terra ma dai piccoli grandi terremotati del 6 aprile scorso. Gente comune, donne, anziani, bambini, uomini con la faccia piagata dalle rughe che parlano di una vita fatta di sudore e sacrifici, non certo di hostess e guardie del corpo. Un altro G8 di cui nessuno parla ma che esiste. Un G8 degli sfollati che soffre in silenzio ma con una dignità tipica di questa terra. Ad occuparsi di loro ci sono i volontari della Protezione civile, con i servizi e le tende, ma nessun lavoro è stato svolto per migliorare le condizioni, come invece è avvenuto in altri centri attraversati o dai Grandi o dalle centinaia di persone della sicurezza e dei servizi che gravitano attorno al grande evento. Sono paesi anonimi, senza vittime del terremoto (per fortuna) monumenti di pregio o personaggi da copertina (per sfortuna) in grado di catturare l'attenzione dei mass media, di convogliare qualcuno che si muova a compassione e decida di adottare un gruppo di vecchie case e vecchie chiese distrutte. L'età media dei residenti è over 60, abbassata solo da quella dei nipoti lasciati ai nonni da genitori impegnati a trovarsi un lavoro altrove, lungo la costa abruzzese oppure nel Lazio, aiutati da parenti e amici. Sono migliaia e migliaia i terremotati lontani dai flash del G8, dalle telecamere puntate sempre sui luoghi diventati simbolo della tragedia. Ma anche loro vogliono avere una voce che reclami il loro disagio e il loro passare inosservati nelle fasi della ricostruzione. Piccoli luoghi in viaggio verso lo spopolamento e che negli ultimi anni avevano visto arrestarsi l'agonia grazie ai romani arrivati per riadattare stalle, pagliai e casette abbandonate da trasformare in locali dove passare il fine settimane o le ferie in montagna. Ora il terremoto ha interrotto anche questa economia. Sono tante le seconde case (quelle vecchie e cadenti) che non beneficeranno dei fondi per la ristrutturazione. Ed è facile prevedere che il declino riprenderà più forte di prima. In alcuni paesini, come ad esempio Barisciano, da tre mesi ci sono due piccole tendopoli attrezzate alla meglio su terreni agricoli in declivio e tende o gazebo adattati in fretta a dormitori, montati nell'orto o in giardino. Più a monte le case abbandonate che i vecchi guardano con tristezza. Stessa situazione nelle quattro frazioni di Roio, oppure a San Pio, Navelli, Casentino. Non sanno quando potranno tornare a casa: per loro i prefabbricati dell'Aquila e di Onna non sono previsti. Un colpo di fortuna l'hanno avuto a Sant'Eusanio Forconese dove è atterrato l'elicottero di George Clooney, impegnato prima all'Aquila e poi nella vicina San Demetrio. Il sindaco, che è andato a salutarlo di persona, ha riferito che l'attore gli ha assicurato il proprio interessamento per il paese. Speravano, questi terremotati silenziosi, che qualcuno si accorgesse di loro per rimettere in piedi la vecchia chiesa crollata, il porticato della piazzetta che non c'è più, la fontana distrutta, un centro che di storico non ha niente se non la testimonianza di una cultura contadina e montanara. I televisori accesi sotto le tende trasmettono in continuazione le immagini dei cosiddetti Grandi della Terra in riunione o da soli, commossi davanti alle stesse rovine viste e riviste in tutti questi novantacinque giorni. Qui il G8 ufficiale non c'è stato: qui c'è solo quello degli sfollati mentre il terremoto resta. Con tutti i suoi problemi.

giovedì 9 luglio 2009

e se il G8 si fosse svolto in America?


Mi sono posto questa domanda in virtù di uno sciame sismico di burrosa autoreferenzialità che il nostro presidente del Consiglio ha provocato ieri, in conferenza stampa, lodandosi e sbrodandosi dopo le parole spese dal presidente degli Stati Uniti a proposito dell'organizzazione del G8 e della relativa leadership dell'Italia in questo momento, almeno per quanto riguarda il food and beverage. Lo sto dicendo tra il serio e il faceto, ma a mio giudizio il nostro premier non ha colto una sfaccettatura importante nelle dichiarazioni di Obama, in particolar modo quando il leader afro-americano ha magnificato le doti morali e istituzionali del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Silvio B. avrebbe voluto sentirsele dire lui quelle parole, ma così non è stato e si è dovuto accontentare di qualche flash dei fotografi accanto a Obama in camicia bianca e cravatta e con le maniche arrotolate, davanti alle rovine del palazzo del governo dell'Aquila. Comunque, tornando al titolo di questo post, per come la vedo io il G8 del 2009 si sarebbe dovuto tenere negli Stati Uniti. Meglio se a Detroit. Sarebbe stato il modo più giusto per valorizzare l'unica novità del vertice (la personalità di Barack Obama) e per mettere a fuoco la crisi più grave. Con tutto il rispetto per le vittime dell'Aquila, il terremoto che ha squassato il mondo è partito dal Michigan, non dall'Abruzzo. Invece, salvando le forme, il G8 è rimasto in Italia, uno degli ultimi Paesi ammessi al club (e in bilico, stando al The Guardian). In Italia e nel momento peggiore, con un capo del governo azzoppato da vicende imbarazzanti e in sofferenza su pressoché tutti i temi oggetto delle discussioni. E il contrasto duro di ogni manifestazione, con prepotente dispiego di mezzi, uomini e arresti (a memoria di Genova 2001) alla fine è un'altra prova di debolezza. Il G8 fatica perché si muove fra futilità e sovrabbondanza. È nato con un direttorio che sceglie da sé i suoi membri e che nello stesso tempo pretende di essere universale. Auspicare che l'America sia finalmente in grado di imprimere una sterzata positiva alla politica mondiale sarebbe in controtendenza, rispetto ad una conferenza che non vuole dispiacere i comprimari. Siamo nel bel mezzo di un periodo storico all'insegna della carenza di potenza, con i molti cerchi di instabilità che ne derivano, ma con un potere economico distribuito, più libertà e prodromi di multipolarismo. Il ritorno alle arti della superpotenza sarebbe una regressione a scenari del passato. Obama ha evidenziato per suo conto la scala delle priorità facendo tappa a Mosca prima e a Roma poi, prenotando un'udienza con Benedetto XVI. Il Papa è diventato una specie di protagonista occulto del summit abruzzese, introducendo quei principi etici a cui nell'età della globalizzazione non si dà molto credito. L'accordo russo-americano di qualche giorno fa sul disarmo è una spinta per il G8 ma rischia di delegittimarlo. Le relazioni bilaterali sono una tentazione se i consessi internazionali perdono colpi. È dal vertice di Genova che il G8 dedica un canale speciale all'Africa. Sfortunatamente l'Africa ha perduto di visibilità di fronte a problemi più scottanti, anche per la sensibilità di chi malgrado tutto detiene il potere. Poco importa ciò che verrà deciso all'Aquila. Prodi e Kofi Annan, in sedi diverse, hanno detto con più autorità quello che sanno tutti: le otto potenze, Italia in testa, hanno sempre e sistematicamente disatteso gli impegni presi con l'Africa. Il nostro governo non si è fatto scrupolo di tagliare ulteriormente, proprio quest'anno, i fondi per la cooperazione allo sviluppo. Se si parla di Africa, in una sede come questa, con tanti o troppi leaders africani presenti, sarebbe bene non parlare tanto di aiuti quanto di impostazione politica. Resta da capire in effetti come si possa spendere tanto tempo e denaro senza affrontare seriamente almeno una delle ferite di cui è costellata la platea che quegli otto, sette uomini e una donna, prendono a parole come referenti. Ognuno può riporre le bandierine dove crede: Afghanistan, Gaza, Teheran, Darfur o Somalia, o le piccole morti quotidiane nel Mediterraneo. Tanto poi alla fine ci pensa il Pifferaio di Arcore a sistemare tutto. Con una bella pacca sulle spalle e con il sorriso ceramicato.

mercoledì 8 luglio 2009

se questo è un presidente...


Non voglio certo infierire sul presidente del Consiglio italiano, ma se la rassegna stampa a disposizione non soltanto dei Grandi della Terra (in questo momento riuniti a L'Aquila per il G8) ma anche dei comuni mortali, che magari usano anche Internet, indica un ulteriore ribasso della figura istituzionale e morale di chi ci governa, allora vuol dire che siamo proprio alla frutta. Non bastavano gli attacchi dall'Inghilterra (The Guardian e The Times) e dagli Stati Uniti d'America (The New York Times), adesso ci pensa anche la Francia dell'amico Sarkozy a rincarare la dose di ilarità e presa per i fondelli nei riguardi dell'erotomane nazionale, anzi galattico. L'articolo che il settimanale d'Oltralpe L'Express dedica al Pifferaio di Arcore è quanto di più pepato si potesse leggere nel panorama editoriale internazionale degli ultimi giorni (http://www.lexpress.fr/actualite/monde/europe/berlusconi-le-bouffon-de-l-europe_773074.html). Hanno voluto omaggiare il nostro premier addirittura con una bella copertina, raffigurante il suo solito sorriso porcellanato e con il titolo che non lascia adito a dubbi: il buffone d'Europa. Non c'è che dire, Silvio B. sta collezionando più copertine e vignette satiriche adesso di quanti titoli il suo caro Milan ha inanellato da quando è presidente del club di via Turati. Questo sì che è un presidente...

il Re degli erotomani


Dalle immagini televisive, trasmesse in diretta nei maggiori Paesi del pianeta poche ore fa, non si sono intravisti uscire dalle tasche o dai risvolti dei pantaloni giarrettiere di pizzo o reggiseni a balconcino. Per fortuna. I casi sono due: o questa mattina l'hanno perquisito e rivoltato come un calzino o è in un periodo di tregua ormonale. Sia come sia la sua figura la sta facendo. Lui pensa per il meglio. Gli altri osservatori internazionali forse un pò meno (a giudicare dalla vignetta del Times). E comunque, se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo (quando si parla di lui l'argomento pelo è d'obbligo...), l'accogliere i Grandi della Terra con le mani in tasca e con baci e pacche sulle spalle, come se ci si trovasse al raduno di Pontida con Matteo Salvini pronto ad intonare la canzoncina contro i napoletani, fa un pò strano; il bon ton istituzionale e la buona creanza nel comportamento nei confronti di ospiti altamente importanti, come quelli che partecipano al G8, prevedono sobrietà e classe, organizzazione e moderazione, tutte cose che difettano (ma questo si sapeva) al nostro Re degli erotomani. Piccola chicca: da come guardava il cancelliere tedesco Angela Merkel debbo presumere che il Cavaliere si trovi in una fase di forzata astinenza. E allora anche la stagionatura va più che bene...

martedì 7 luglio 2009

una stampa (estera) insolente e pure comunista


Posso comprendere l'amarezza di fondo che accompagna in queste ore l'alacre attività preparatoria del nostro presidente del Consiglio in vista del G8 che si aprirà da domani a L'Aquila. Ho notato, ascoltando la sua conferenza stampa di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, una punta di rammarico nelle sue addolorate parole per queste continue accuse della stampa internazionale alla sua figura, alla sua onorabilità, al suo riconosciuto prestigio planetario. Capisco altresì come tutti i suoi guardaspalle ideologici e di partito si siano prontamente schierati a sua difesa e a suo sostegno, morale e psicologico (non credo fisico in quanto il premier si approvvigiona per conto suo, al massimo si fa aiutare da Tarantini...), in una levata di scudi che ha del rimarchevole, seppur scontata. Ma quello che più mi ha incuriosito è stato il ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha dettato poche ore fa un dispaccio stile Badoglio alle agenzie di stampa: "Non leggerò mai più i quotidiani stranieri". Scusi, signor ministro, ma perchè lei è poliglotta? Credevo conoscesse a stento l'italiano e il dialetto di Paternò, la sua città natale. Comunque, dopo questa dichiarazione, mi attendo (per par condicio) una bella presa di posizione dell'onorevole e poeta Sandro Bondi: una sua uscita sullo stile Ballarò ("Si vergogni! Lei si deve vergognare! E anche lei! quando apostrofò così il direttore di Repubblica Ezio Mauro e il segretario del PD Franceschini) non ci starebbe male, a questo punto della sceneggiata pro-Silvio.

se anche la Chiesa purga il Cavaliere...


Sono veramente tempi cupi per Silvio B. se anche la voce d'oltreTevere si fa sentire ogni giorno più forte e più censoria nei riguardi delle sue modalità di vita, non propriamente previste dai 10 comandamenti. Uno di essi contempla il non desidare la donna d'altri, ma a quanto pare da questo orecchio il Cavaliere non ci vuole sentire (e credo che non ci abbia mai sentito nemmeno in passato, chiedere a Veronica per conferme), visto e considerato che la lista delle donne intimamente abbordate nel suo harem di Palazzo Grazioli sta diventando ogni giorno che passa una sorta di classifica della topa. A questo punto come dobbiamo interpretare la bacchettata di ieri del segretario della Conferenza Episcopale Italiana (certo, probabile che Silvio B. abbia male interpretato il termine episcopale...), monsignor Mariano Crociata (nomina sunt omina) a proposito di certi atteggiamenti libertini di qualcuno non espressamente nominato ma certamente individuabile (http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-12/berlusconi-divorzio-12/berlusconi-divorzio-12.html? Non vedo, al momento, grossi margini di manovra per il Cavaliere. E' invero una sorta di assedio alla sua roccaforte morale e personale (dato per scontato che di morale ancora ne abbia da difendere) che ne stanno indebolendo sistematicamente l'aureola di statista e di uomo rappresentativo di uno dei Paesi che si onora d'essere considerato tra i più grandi della Terra, facente parte degli 8 Paesi più influenti e potenti del pianeta. Ho l'impressione che il Cavaliere in questi ultimi giorni stia dormendo ancora meno di quanto tempo fa andava magnificando (diceva che dormiva tre ore per notte, le altre tre le dedicava alla topa) e che i suoi pensieri siano turbati da eventuali scomuniche sia dalla Chiesa che dai suoi aficionados: un pò tutti si stanno stancando di questo modo di vivere e di pensare (e di agire) di un uomo ultrasettantenne che, come tutti i comuni mortali, dovrebbe ben pensare a una serena e ricca vecchiaia e che invece continua a coltivare unicamente la sua antica, vera passione di tutta una vita. La gnocca.

lunedì 6 luglio 2009

a proposito di "numeri primi"


Con l'imminente inizio della tre giorni aquilana per il summit dei Grandi della Terra, mi è venuta in mente una riflessione a proposito dei numeri uno. O almeno di chi si crede un numero uno. Ma nel contempo l'inizio di questo ragionamento (che vedrò di sviluppare nei prossimi giorni) è stato soppiantato da un altro che ha invece a che fare con i numeri primi. Sembrerà strano e casuale, ma tutto è partito dopo aver letto il bellissimo libro di Paolo Giordano (fortunatamente nessuna parentela con il direttore de il Giornale...) intitolato "La solitudine dei numeri primi" che ha vinto (giusto per ricordarlo) il Premio letterario Strega dello scorso anno. Il romanzo narra la storia di due giovani, Alice e Mattia, resi diversi fin dall’infanzia da esperienze traumatiche, causate da regole e comportamenti imposti dai genitori. Essi viaggiano solitari nel mondo duro e spietato dei giovani di oggi e, pur amandosi, non riescono a comunicare fino in fondo e conducono quindi vite parallele, come quei numeri primi che in matematica vengono definiti gemelli, numeri via via più rari e un pò misteriosi, destinati ad essere sempre separati da altri numeri.
Ho pensato in maniera inaspettata (perchè in un primo momento non vedevo la consecutio mentis) anche a due grandi registi morti nel 2007, nello stesso giorno (il 30 di luglio), stranamente a poche ore di distanza: Michelangelo Antonioni e Ingmar Bergman, che nei loro splendidi film misero in risalto il problema dell’incomunicabilità. Mentre nelle loro opere, tuttavia, la solitudine dell’anima veniva messa in risalto dalla lentezza dell’azione, dagli sguardi angosciati, dai lunghi silenzi, dalle frasi brevi ed essenziali, nei giorni nostri la gente si agita molto, parla tanto, ma alla fine (non essendo più predisposta all’ascolto) comunque non stabilisce una vera comunicazione. Si viaggia molto per lavoro o vacanze, s’incontrano numerose persone, si chatta a dismisura su Internet, ma s’instaurano sempre più rapporti spersonalizzati e mediati. La percezione della realtà attraverso le immagini è diventata comunicazione di massa, superficiale, vuota, epidermica. Auto, aerei, treni veloci, cellulari, posta elettronica , annullano in qualche modo le distanze e dovrebbero quindi farci sentire più vicini, facilitare comunicazione ed interazione, ma purtroppo ciò non accade: la tecnologia super avanzata non ci aiuta, perché non possiamo condividere più le semplici gioie e nemmeno le difficoltà della nostra vita quotidiana. Travolti dai ritmi frenetici e caotici, spesso imposti e non scelti (che non ci permettono di fermarci almeno per un attimo), non riusciamo più a riflettere e a confrontarci veramente con i nostri simili. Così, mascherati da mille ipocrisie, pregiudizi e apparenze, ci allontaniamo dagli aspetti più sinceri ed umani, dall’empatia, dal senso di solidarietà verso gli altri.
La solitudine nelle nostre grandi città è terribile, soprattutto per i più deboli: i poveri, gli immigrati, i bambini, i vecchi, i malati, e ora anche per le persone oneste che non si adeguano all’attuale sistema corrotto e clientelare. Quelli che ne fanno parte (quelli si!) sono invece sempre aggregati, forti, uniti nei loro egoistici obiettivi, invincibili, mai soli.
L’inciucio, il pettegolezzo terra terra, lo spiare nella vita degli altri, la superficialità, la corsa al risultato facile conquistato col supporto di amici potenti e sbattuto in faccia al parente o all’amico meno fortunato, o semplicemente più onesto, che non si è mai venduto (nemmeno per procurare un posto di lavoro ai figli...), hanno sostituito quei valori del passato ai quali alcune persone non potevano mai e poi mai rinunciare, anche a costo di grandi sacrifici.
Oggi forse i numeri primi, i diversi, sono proprio le persone semplici come tanti di noi che lottano disperatamente contro corrente per conservare la propria onestà. Persone che rifiutano l'omologazione e la corruzione e che alla fine restano sole. Branchi famelici, attratti dal denaro, dal potere e dal protagonismo, purtroppo, li separano da altri numeri primi che percorrono vite parallele in tante parti del mondo e che diventeranno sempre più rari col passare del tempo se l’umanità non si sveglierà dal letargo in cui è caduta. Scusatemi se questa sera sono stato un pò pesante, ma ogni tanto qualche riflessione val bene una critica.