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sabato 15 dicembre 2007

Ali...talia senza ali


Non tutti hanno seguito (o stanno seguendo) la "telenovela" Alitalia. Il ministero dell'Economia (proprietaria della compagnia di bandiera) aveva incaricato, nell'estate del 2006, degli advisors internazionali per collocare la vendita del 49,9% del pacchetto di proprietà. All'epoca ci furono varie compagnie interessate all'acquisto (tra cui Air France, Lufthansa, Air One e altri) ma, dopo poco tempo, il governo ritirò l'offerta in quanto non valutò d'interesse le avances economiche presentate. Dopo un periodo di stasi, quest'anno si è ripresentato lo stesso modus operandi; altra collocazione e, finalmente, due cordate ammesse all'acquisto: la prima quella di Air France e la seconda quella del proprietario di Air One, l'abruzzese Carlo Toto insieme a una banca italiana. Giovedì scorso, il cdA di Alitalia ha deciso, ancora una volta, di rimandare al 18 dicembre (ma forse ci sarà un nuovo slittamento a dopo le feste) la decisione definitiva. Sul tavolo della trattativa Air France ha messo 38 centesimi di euro ad azione, contro la non eclatante offerta di Air One (1 centesimo). Considerando che il titolo Alitalia è quotato in Borsa, e prevedendo fluttuazioni anche di natura speculativa, sarebbe stato più opportuno non rimandare oltremodo la querelle, soprattutto per evitare di dare, in ambito europeo, uno spettacolo poco edificante di pressapochismo e di incertezza istituzionale sul da farsi. Alla luce anche del fatto che le contraddizioni (di pensiero e di comportamento) di alcuni membri del governo, sul loro dire liberalizzatore e sul loro fare conservatore, stanno causando un'incertezza insostenibile sia nei lavoratori della compagnia di bandiera e sia sugli investitori (italiani e stranieri) che operano in Borsa e che avranno pur diritto di sapere come andrà a finire questa lunga e snervante partita, con il fondato rischio di "manipolazioni" informative e di "abusi" da libero mercato. Alla fine, è bene ricordarlo, senza ali...non si vola.

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