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domenica 23 dicembre 2007

Don Gelmini e i peccati


La notizia della imminente chiusura delle indagini su Don Pierino Gelmini e dei presunti abusi sessuali sui tossicodipendenti , ospiti della sua Comunità "Incontro" di Amelia, non è stata riportata con grande enfasi (ad eccezione stamattina del Corriere della Sera, in prima pagina a firma Fiorenza Sarzanini) dalla stampa italiana, al contrario dell'enorme clamore che suscitò il fatto quando, il 3 agosto scorso, la procura di Terni iscrisse l'ottantaduenne sacerdote nel registro degli indagati. Debbo confessare (mi si perdoni il gioco di parole, ma con un sacerdote è d'uopo...) il mio piccolo peccato di supponenza, ma la storia che i rappresentanti dell'Onnipotente abbiano un qualche vizietto recondito sotto la tonaca non mi è propriamente nuova. A sostegno di ciò viene in soccorso anche la mia personale memoria storica dei tempi del chierichetto e dell'oratorio, delle carezze non sempre pastorali del sacerdote di turno e delle "confessioni" degli altri miei amichetti dell'epoca, un pò turbati per situazioni non esattamente coerenti con la pubertà e con la naturale adolescenza. Certo, i miei ricordi personali non inficiano la costituzionale certezza che nessuno può essere considerato colpevole di qualsivoglia reato fino alla pronuncia della Corte di Cassazione. Ma il sospetto, legittimo, che qualche peccatuccio lo si possa labilmente associare alle accuse dei ragazzi (anche se tossicodipendenti non è detto che debbano essere considerati mendaci per forza) ospiti della comunità di recupero di Don Gelmini, non è così lontano anni luce dalla realtà. Non sarebbe la prima volta, nè in Italia nè nel mondo. Le cronache di questi anni hanno quasi anestetizzato il dolore morale e fisico che si prova nello scoprire questo brutto volto della fede e della religione. Le partitelle all'oratorio sono meno frequenti di una volta, le carezze e gli sguardi lascivi forse un pò di più. Personalmente, però, confido nella buona fede di Don Pierino e spero vivamente che quello che ha scritto nella lettera al Papa qualche giorno fa ("...difendo l'operato di quanti lavorano nella mia comunità...non le sto a parlare di grandi cose, ma dirò con le parole del Vangelo ciò che i miei occhi hanno visto e le mie mani hanno toccato") sia solo ed esclusivamente riferito ad attività ecclesiali e nulla più. Almeno spero.


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