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venerdì 28 dicembre 2007

il malato immaginario


Da qualche giorno infuriano le polemiche sulla possibile concessione della grazia a Bruno Contrada, ex numero tre del vecchio SISDE ed ex superpoliziotto della Squadra Mobile di Palermo degli anni Ottanta. Dopo cinque gradi di giudizio (due Cassazioni) è stato condannato, in via definitiva, a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Contrada ha 76 anni, il suo fine pena è ottobre 2014, attualmente si trova nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e le sue condizioni di salute (stando a quanto dichiarato dal suo avvocato Giuseppe Lipera) sono veramente gravi. Mi ha fatto impressione leggere oggi sulla stampa la dichiarazione del Giudice di Sorveglianza del tribunale casertano, Daniela Della Pietra (il cognome è tutto un programma), che ha rigettato l'istanza del legale di Contrada, adducendo i motivi di compatibilità della malattia (immaginaria secondo il nuovo Molière in gonnella) dell'ex superpoliziotto con la detenzione in carcere, nonostante un parere favorevole del tenente colonnello medico del penitenziario che, nella sua relazione, sottolinea "...ancorchè le patologie presentate dal detenuto Contrada non configurino una condizione di imminente pericolo di vita, si ritiene che lo stato detentivo costituisca una prevedibile causa di grave peggioramento..." ed unito alle malattie (immaginarie, sempre secondo il Giudice di Sorveglianza) elencate dal legale di Contrada (ischemie cerebrali, tachicardia, incessante agitazione, caviglie e gambe gonfie, diabete, difficoltà a deambulare, eczema, patologie broncopolmonari, depressione) fanno ritenere alla dottoressa Della Pietra che l'ex superpoliziotto sia solo un tipo un pò ipocondriaco...Per fortuna di Contrada, la pratica istruttoria per la richiesta della grazia passerà per la scrivania del ministro Mastella, e non da quella della dottoressa Della Pietra. Io capisco che certi giudici di sorveglianza non vogliano prendersi eccessive responsabilità (anche soprattutto dopo casi clamorosi di decisioni "affrettate") su istruttorie oggettivamente difficili da trattare, vuoi per la risonanza mediatica che ne consegue, vuoi per il nome pesante di alcuni detenuti, ma obiettivamente la decisione della dottoressa Della Pietra (alla luce delle informazioni che si conoscono) mi sembra alquanto incomprensibile e fuori luogo, visto che stiamo parlando di un uomo di 76 anni, non di un ventenne condannato a 30 anni e che ci prova. A corollario di tutto ciò ci mancava anche la polemica tra Antonio Di Pietro ("...le sentenze vanno rispettate e l'età di Contrada non è una giustificazione necessaria per farlo passare da vittima...") e Clemente Mastella ("...non ho mai definito la concessione della grazia un atto dovuto...valuterò la situazione e formulerò il parere previsto dalla legge...") che ancora una volta hanno perso un'ottima occasione per astenersi da commentare (inutilmente) una vicenda che non ha bisogno di commenti, ma solo dell'intervento (spero tempestivo) del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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