l'arroganza (e l'ignoranza) del potere


Ogni qual volta ascolto, leggo, vedo un rappresentante (scusate l'eufemismo) del popolo italiano impettito nella propria divisa d'ordinanza, circondato/a dai microfoni, dalle telecamere e dai taccuini acquiescenti e deferenti, debbo ammetterlo, ho un moto naturale di rivolta interna, quasi gastrica, con relativo travaso di bile. E' difficile, per non dire impossibile, abituarsi a convivere con la stupidità, con l'arroganza e con la supponenza (figlia dell'ignoranza) capitalizzate dai signorotti del potere politico, vale a dire con chi ci comanda. Dover metabolizzare, gioco forza, tutte le espressioni (le più negative) della molteplice capacità di chi ci governa nel frantumare sogni, speranze e proiezioni di quieto vivere di noi italiani è davvero un'impresa improba, per non dire impossibile. Basti pensare a come si stanno comportando ultimamente Berlusconi e la Gelmini, due esempi lampanti della ottusa capacità di non saper interpretare l'umore della gente, dei giovani, nel caso specifico degli studenti. Ostinarsi con pervicacia che rasenta la malvagità in questo assurdo muro contro muro (il decreto è mio e lo gestisco io, io sono io e voi non siete un ...) sta nauseando non soltanto chi vi scrive ma, credo, milioni di italiani, stanchi di questo continuo teatrino di infimo ordine, rappresentato da marionette prive di personalità e di spessore, non soltanto politico, ma addirittura umano. La ragione non alberga purtroppo nè nel cuore nè nella testa dei due politici citati, tronfi e beati del loro potere di decidere unilateralmente senza dar conto a nessuno, men che meno ai cittadini da cui sono stati eletti. A loro basta specchiarsi stoltamente e civettuolamente nelle acque del loro personale lago di niente, di assolutà povertà morale e di conseguente mancanza di dignità. La manifestazione di sabato, i continui cortei di protesta degli studenti, le occupazioni, le discussioni e quant'altro stanno delineando un nuovo corso. Il vento sta cambiando, sta imboccando un nuovo corridoio, più libertario, più umano, più giusto. Ma il vento a volte non riesce nemmeno a sussurrare alla coscienza di chi odia il vento solo perchè potrebbe portagli via qualche espressione di bulbo capillifero di dubbia qualità. Figuriamoci se dovesse scuotere la credibilità in chi non crede nemmeno nel Padreterno...