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martedì 3 novembre 2009

Fedele, di nome e di fatto...


E' proprio vero: il destino, quasi sempre, combacia con il nome che si ha. I latini dicevano che nomen omen, ovvero che il nome è un presagio oppure il destino è nel nome. E pensando alla vita di Fedele Confalonieri e alla sua settuagenaria amicizia con il presidente del Consiglio Berlusconi non si può non sottolineare la fedeltà alle cose e alle persone dimostrata dall'attuale presidente di Mediaset (nonchè Consigliere di Amministrazione della Mondadori e del Giornale oltre che fidato consigliere di Silvio) nel corso della sua lunga vita. Non mi sorprende, quindi, la lettura di una sua intervista concessa a Claudio Sabelli Fioretti e pubblicata ieri su La Stampa di Torino (http://stampa.ismea.it/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2009110214101169) dalla quale si evince, senza troppe difficoltà, quanto lui sia devotamente legato al Pifferaio di Arcore di cui tratteggia (quasi senza pudore) una solenne figura di salvatore della Patria e di benefattore del genere umano, senza neanche la modalità (in uso dalle parti di Cologno Monzese) di dover rispolverare la fatidica formula del milione e mezzo di posti lavoro promessi (e mai mantenuti). Sul versante della giustizia e delle peripezie slalomistiche, tra i paletti del codice penale, che il suo fedele amico ha dovuto espletare, Fedele dice che è stato quasi un atto dovuto: Silvio è stato costretto a cucirsi addosso le leggi ad personam per un unico motivo, per proteggersi. Perchè altrimenti sarebbe finito dentro (arguta intuizione...) e che una volta dietro le sbarre nessuno gli avrebbe più chiesto scusa (ma non credo ci sia in giro qualcuno con questa peregrina intenzione...) e quindi amen. Giusto così, quindi, dal suo versante di fedele fruitore dell'altrui amicizia e dei relativi generosi emolumenti, ricevuti come quasi fossero attestati di stima e non già indicatori consistenti di estratti conto a nove zeri (compresa la virgola). Ma anche per una sorta di vicinanza giudiziaria nei confronti dell'amico Silvio il presidente di Mediaset ha voluto commettere (di proposito o su induzione ancora non si sa) qualche marachella da tribunale: un rinvio a giudizio per frode fiscale (http://www.pupia.tv/notizie/0003067.html) e uno per favoreggiamento riguardo la bancarotta della HDC (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200902articoli/41183girata.asp: così, tanto per non far sentire troppo solo il presidente del Consiglio nella sua annosa battaglia contro le toghe rosse. Anche questo vuol dire essere fedele. Di nome e di fatto.

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