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sabato 10 ottobre 2009

in lapsus veritas


A volte non c'è bisogno di scomodare Freud e la psicanalisi per decodificare quello che l'inconscio suggerisce in modo naturale. Basta ascoltare un passaggio della conferenza stampa di ieri del presidente del Consiglio per capire tutto ciò (http://www.youtube.com/watch?v=EPBNoaWPIjc&feature=popular). Il lapsus è stato quasi fatale. E' scivolato giù (e infatti lapsus è parola latina che letteralmente significa scivolone) al Pifferaio di Arcore in modo inconsapevole e inconscio, nel bel mezzo della altisonante conferenza stampa di Palazzo Chigi. Inconsapevolmente e inconsciamente ma davanti a tutti: microfoni, commessi, carabinieri, giornalisti, big di governo. Gli è scivolato giù bello e perfetto: «Ho dovuto spendere 200 milioni di euro per consulenti e giudici». Proprio così: bello e perfetto, chiaro, chiarissimo, senza possibilità di equivoci. Gli è scappato, il suo doppio lo ha fregato, il suo avatar si è distratto. Sbigottimento in sala stampa. Brunetta si smarrisce. Ci sarà forse una confessione lì in pubblico, coram populo, Mills e tutto il resto? No no, fremito in sala, voleva dire consulenti e avvocati , si è sbagliato... Ma Freud è spietato, non ci sta. Lui ci ha scritto libri e costruito sopra un'intera teoria. No, non è un errore. Il lapsus non è solo un lapsus: il lapsus è solo apparentemente un errore casuale, perché è il canale inconscio per esprimere pensieri che altrimenti l'io conscio manterrebbe sotto censura. Insomma sarebbe come dire in lapsus veritas (una volta successe anche all'amico Dell'Utri, gli sfuggì "sono un mafioso" invece che "sono un siciliano", strano). In buona sostanza (e non mi correi sbagliare) sarebbe come se al Cavaliere ieri gli fosse scappato di dire la verità. Una volta tanto. Freudianamente. Inconsciamente.

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