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lunedì 19 gennaio 2009

riflessioni (non necessariamente condivisibili)


Ogni tanto, dopo aver tanto letto e tanto ascoltato, sono raggiunto inopinatamente da alcune riflessioni, in ordine sparso e non necessariamente condivisibili da chi mi legge. Ad esempio, alla vigilia dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca pensavo tra me e me che nel nostro Paese non arriverà mai (purtroppo) un Obama italiano. L'unico che potrebbe assomigliare all'ex senatore dell'Illinois è Carlo Conti, ma solo per l'abbronzatura (come direbbe il nostro presidente del Consiglio). A parte gli scherzi, vale la pena di guardarsi intorno. La crisi sta cambiando la mappa della politica. E sta cambiando anche la percezione politica dell'elettorato italiano, secondo l'ennesimo e ultimo sondaggio. Un 15 per cento degli italiani sarebbe disposto a votare una nuova sinistra, purchè si batta per una maggiore giustizia sociale, per il recupero della dignità quotidiana dei lavoratori, per l'ambiente e per i valori laici. Questi milioni di italiani, oggi, non hanno rappresentanza politica. Cioè, in teoria, ne avrebbero perfino troppa tra bande di Rifondazione, partitini ex comunisti, rimasugli verdi e altri non meglio identificati sovversivi da salotto televisivo, tutti impegnati in una sorta di regolamento di conti intorno alla torta decrescente dei finanziamenti pubblici ai partiti. Ma se uno affronta un esperimento semplice semplice, ad esempio prendere un treno di pendolari al Nord e fermarsi a parlare durante le lunghe soste, capisce subito che la piccola enclave postcomunista non ha alcuna speranza di riprendere i consensi perduti. Queste persone (operai, insegnanti, studenti, intellettuali) oggi non votano più nella stragrande maggioranza dei casi; alcuni votano (insoddisfatti) il Partito Democratico, altri danno la loro preferenza a Di Pietro, altri ancora credono alla Lega. E' gente smarronata in attesa che qualcuno rimetta al centro della politica italiana gli interessi dei lavoratori, al posto del gossip da Palazzo romano o delle diatribe narcisistiche in cui si esaurisce la ridicola battaglia per la leadership di sinistra. Il vuoto in politica dura poco. E durerà pochissimo anche questo. Il mondo è cambiato. Craxi non c'è più (a volte lo rimpiango, credo succeda la stessa cosa anche a Beppe Grillo...). Berlusconi c'è sempre (purtroppo!). La crisi economica aggiorna (mutando) le prospettive, le idee, le mappe ideologiche. L'hanno capito i più svegli della destra. Perfino Tremonti. Che attacca oggi il libero mercato più di quanto non lo incensasse l'altro ieri. E i trombettieri della guerra permanente (che fino all'altro giorno sfottevano i pacifisti) dove sono finiti? Forse si muovono in fretta. Troppo in fretta. E intanto a sinistra dormono. Ma forse qualcuno, prima o poi, li sveglierà in malo modo. Almeno spero.

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