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sabato 17 gennaio 2009

l'urticante Michele Santoro


Tra tutti i giudizi, più o meno obiettivi, espressi nel tempo sulla figura professionale e umana di Michele Santoro da vari addetti ai lavori (giornalisti, critici televisivi e gli immancabili politici), non ce n'è uno che sia stato banale o appiattito o indolore. Chi preferisce tacciare di faziosità il giornalista salernitano (Berlusconi in primis), chi lo vede come un prevaricatore delle idee altrui, chi lo considera un intelligente conduttore. Comunque lo si guardi e comunque lo si giudichi, Santoro non è (e non sarà mai) un giornalista banale, qualunquista o peggio ancora genuflesso. E già questo è un modo importante e veritiero per tracciare il ritratto critico e professionale del giornalista conduttore di Annozero. Non voglio entrare nel merito della polemica scaturita dopo la puntata dell'altra sera (http://www.rai.tv/mppopupvideo/0,,RaiDue-Annozero-Puntate%5E0%5E175287,0.html) quando la tensione tra Santoro e Lucia Annunziata ha portato quest'ultima ad abbandonare lo studio televisivo non prima di aver censurato apertamente il modo di presentare la situazione a Gaza da parte del giornalista padrone di casa. Non ci voglio entrare perchè è come se volessi proditoriamente gettare benzina sulle fiamme già abbondantemente accese (dalle polemiche in atto). E non ne sento proprio il bisogno. Voglio però segnalare ai miei lettori due interventi che riguardano la trasmissione televisiva: uno a cura della bravissima critica tv (una sorta, a mio avviso, di Aldo Grasso in gonnella) dell'Unità, che si chiama Maria Novella Oppo e l'altro dell'Associazione Italiana Psichiatri i quali, tramite il loro blog, esprimono un alquanto inaspettato ringraziamento a Santoro (http://www.aipsimed.org/?q=node/3146) per il modo con cui ha trattato l'aspetto bambini nellla tragedia di Gaza e di Israele. Per completezza vi ripropongo il pezzo della Oppo. Ogni giorno siamo qui a lamentarci della banalità della tv, delle sue due dimensioni che fanno diventare piatto anche il Monte Bianco. E figurarsi quello che è già piatto di suo, come gli encefalogrammi di alcuni che non possiamo nominare per via delle querele che non lo consentono. Perciò, anche se non sempre si può condividere quello che Santoro dice e fa, un merito non possiamo assolutamente negarglielo: qualsiasi tema tratti, non spinge mai lo spettatore all’assuefazione, alla pennichella mediatica. Santoro è, anzi, sempre più urticante, sgradevole perfino, mai però privo della capacità di coinvolgere. E mentre già rischiamo di abituarci all’orrore quotidiano di Gaza e dei bambini straziati, lui ci sveglia e ci fa sobbalzare, ci riporta al trauma e al rifiuto etico. E questa, per un autore televisivo, nell’epoca dei reality e dei programmi che usano solo i soldi o le tette per stimolare lo spettatore, è una qualità cui non possiamo permetterci di rinunciare.

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