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giovedì 8 gennaio 2009

il grande gioco del gas


Altro che guerra del gas. La situazione attuale, scaturita dalla querelle tra Putin e l'Ucraina a proposito della fornitura di gas, sta facendo passare in secondo piano il ruolo del nostro Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), da sempre fedele alleato del colosso russo. Gazprom vuole diventare il più formidabile venditore di gas naturale nell'Europa ricca. Vuole, inoltre, comandare l'Opec del gas, che non a caso è stato fondato a Mosca in dicembre, e avrà sede a Doha in Qatar. ENI è l'alleato europeo di Gazprom e con molta probabilità il migliore alleato del mondo. ENI è in un momento di passaggio, solo che il passaggio si protrae a lungo. Mancano le soluzioni e nessuno dei due personaggi dotati di qualche cultura industriale (Prodi o Berlusconi) è stato in grado di suggerirgli qualcosa di praticabile. Così l'ENI continua a essere una multinazionale dell'energia, con base in un Paese troppo piccolo, e senza il necessario apporto del governo nazionale. l'ENI è troppo piccolo per entrare seriamente nel gioco maggiore, e troppo grande per non spaventare gli interlocutori dei Paesi marginali. Se Gazprom non ci fosse, sarebbe opportuno (per l'ENI) inventarlo. Gazprom ha ereditato la politica energetica verso l'Europa, arricchita dall'URSS di un tempo. Eni è sempre stato lo strumento preferito (industrialmente parlando) di Enrico Mattei e del presidente Giovanni Gronchi che combinarono i primi accordi petroliferi con Mosca mezzo secolo fa. E di ENI era il Nuovo Pignone che ruppe l'embargo reaganiano per vendere valvole e altri strumenti al gas siberiano. La continuità politica e ideale tra Russia e Gazprom e viceversa è un dato di fatto. Il giovane presidente della Russia, il giurista Dmitry Medvedev, era un anno fa il vicepresidente di Gazprom. Ed è comprensibile che la Russia abbia mantenuto buoni rapporti e fiducia nell'alleato europeo di ogni stagione. Già mezzo secolo fa vi era però un altro attore politico sullo scacchiere energetico italiano ed europeo: il governo americano. Anch'esso aveva a fianco qualcosa di simile all'odierna Gazprom: una struttura molto più conosciuta e articolata, nota nel mondo con il nome delle sette sorelle, affibbiato proprio da Mattei alle multinazionali del petrolio, prepotenti e vendicative. E anche il governo americano aveva un rapporto ambiguo con le sue sette sorelle, al punto che non sempre era comprensibile chi guidasse chi nelle circonvoluzioni della politica mondiale e nelle guerre locali che si susseguivano, per poi diventare molto frequenti in Medioriente. Per gli Stati Uniti, una scelta politica di fondo è stata sempre quella di contenere la Russia. Una scelta ereditata. In tempi molto più antichi, quando gli USA non c'erano ancora e il petrolio c'era, ma non si sapeva che farsene, già i regnanti d'Europa, con l'aiuto delle repubbliche marinare, cercavano di tenere quei barbari dei russi lontano dal caldo Mediterraneo. Oggi, la partita è quella dei gasdotti. Si può tracciarne di quelli che aggirano la Russia, spesso con percorsi improbabili e con partner o alleati da paura. E altri che portano il gas russo in Europa, lungo vie che tagliano fuori l'Ucraina, inaffidabile agli occhi di Gazprom. Oppure si può lasciar stare e spedire il gas in Cina e in Giappone, paesi disposti ad accollarsi anche la fabbricazione dei gasdotti. Anche Cina e Giappone sono alleati degli Usa, quindi anche in quella partita non mancherebbero i contrasti. E poi, dall'altra parte, c'è l'ENI che ha dovuto far buon viso alla progettazione di un certo numero di rigassificatori, da rifornire con navi gasiere. Una soluzione ostica che gli toglieva di fatto il controllo pressoché completo sull'offerta di gas in Italia. Le navi potevano arrivare da ogni Paese produttore e viaggiare per conto di ogni compagnia elettrica nazionale, per rifornire centrali e città. Nel frattempo, però, ha sviluppato gasdotti attraverso il Mediterraneo, dall'Algeria e dalla Libia. Così il gas arriva in Italia dalla Russia, dal nord-Europa, dalla Libia e dall'Algeria.. In un futuro prossimo un secondo gasdotto dall'Algeria, con sbarco in Sardegna (mentre il primo passa per la Sicilia) e un ultimo dalla Turchia. E questa movimentazione piace molto a Gazprom. Algeria e soprattutto Libia sono altri produttori di gas con i quali le strategie dell' Opec dei gasieri verrebbero rese più facili e naturali. Invece i gasdotti progettati con percorsi dalla Russia all'Europa non riescono a prendere corpo, anche per i veti incrociati della politica maggiore. Il crollo del prezzo del petrolio, cui il prezzo del gas è legato strettamente, ha fatto il resto. E' molto difficile programmare un oggetto costoso come un gasdotto, senza conoscere il prezzo di vendita del gas a manufatto completato e quale banca lo finanzierà e quale Paese se ne farà garante. Il grande gioco del gas essendo risultato impossibile, rimane allora il piccolo gioco che il russo Gazprom può fare con il suo alleato italiano, l'ENI appunto. Non è moltissimo ma è qualcosa. Gazprom è costretto a fidarsi. Altri alleati non ne ha. Non può permettersi di perdere anche quello, facendo scherzi con le forniture di gas.

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