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martedì 30 dicembre 2008

la crisi aguzza l'ingegno (per la spesa)


Mi ricordo qualche anno fa, quando uscirono i primi punti vendita degli "hard discount", lo scetticismo e la pessima accoglienza che accompagnarono la nascita commerciale di questo nuovo modo di acquistare prodotti (chiaramente non di marca o griffati) a prezzi decisamente molto più bassi rispetto a quelli praticati dalle grandi "majors" dalla distribuzione più che affermata. Con il passare degli anni di necessità si è fatta virtù. L'entrata in vigore dell'Euro, l'inflazione mai domata e il depauperamento del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi hanno accelerato ed evidenziato la crescita (quasi come fosse una sorte di bene rifugio) degli "hard discount" con la consequenziale lotta all'ultima offerta delle grandi catene distributive, finalizzate all'accaparramento e alla fidelizzazione del cliente finale. Nata come iniziativa di autosostegno per lavoratori precari con reddito basso e incerto, la strada del "low cost" praticata dagli "hard discount" è diventata una strategia economica e aziendale, un fenomeno sociale, uno stile di vita. Oramai si può parlare di grandi classici. Pietre miliari del consumo del nuovo millennio da cui non si può prescindere, non soltanto nel campo alimentare. I biglietti aerei acquistati sul web all’ultimo minuto, i distributori di latte alla spina, i carrelli della spesa pieni di prodotti a marchio del supermercato, le telefonate fatte dal pc di casa con Skype, gli abiti alla moda trovati negli outlet o nelle catene mangianegozi come Zara o H&M. Tutte forme di "low cost" che hanno cambiato le abitudini di spesa degli italiani. In particolar modo dei precari, costretti a campare con mille euro al mese (quando va bene) e diventando un rito necessario per milioni di famiglie che sudano per arrivare alla quarta settimana (ancora, quando va bene). Poi è arrivata la crisi e il basso costo si è riscoperto come nuova filosofia di vita. L’impennata delle materie prime, la corsa del petrolio, l’emergenza rifiuti, infine il tracollo finanziario mondiale: tutti campanelli d’allarme, tutti segnali di un modo di produrre e consumare che ha bisogno d’essere innovato all’insegna della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Così il "low cost" è cresciuto in quantità e si è evoluto in qualità, aggiungendo nuovo senso ad ogni strumento di risparmio. Innanzitutto nel mercato degli alimentari. Su tutto il territorio nazionale si sono diffusi corner e farmer’s market che, alla possibilità di comprare frutta e verdura a prezzi convenienti, uniscono il valore aggiunto dell’eticità e del basso impatto ambientale. I gruppi d’acquisto solidale sostengono piccoli produttori e colture biologiche, i mercati del contadino offrono un’alternativa alle distorsioni della filiera, vale a dire rincari ad ogni passaggio di mano tra grossisti ed emissioni inquinanti ad ogni trasporto da luoghi lontani. Nemmeno la distribuzione è stata con le mani in mano. In alcuni ipermercati delle catene Coop, Auchan e Crai si possono acquistare prodotti sfusi: pasta, riso, cereali, caramelle e salatini si trovano in grandi dispenser, i clienti riempono i sacchetti con quel che serve, spendono il 30% in meno e risparmiano all’ambiente nuovi imballaggi da smaltire. Altri supermercati hanno aderito a progetti di last minute market, per recuperare a livello locale gli alimenti rimasti invenduti ma vicini alla scadenza: anche le 4.000 tonnellate di cibo ancora buono che finiscono ogni giorno in discarica contribuiscono a far lievitare i listini. Ma la rivoluzione "low cost", come tutte le rivoluzioni che si rispettino, non si è fermata al cibo per il corpo. Non solo l’universo musicale e cinematografico si sta piegando alle regole di Internet, che ha reso fruibili a costo zero i contenuti audio e video, ma anche i libri (nutrimento dell’anima per eccellenza) hanno trovato la propria strada di diffusione a basso prezzo. Soprattutto attraverso le sezioni «remainders» di librerie reali e virtuali piene di volumi fuori catalogo e rimanenze di magazzino degli editori, rigorosamente al 50% del prezzo di copertina. Oppure nei siti di appassionati tipo librinprestito.it, dove si prestano gratuitamente grandi classici alla sola condizione che siano restituiti entro un mese e mezzo «in modo che il libro, tornando nelle mie mani, sappia raccontarmi del tempo passato nelle tue». Non c’è settore che resista alla trasformazione: l’abitare si fa in co-housing, il viaggiare si fa in sofa surfing (si mette a disposizione il divano di casa propria per gli ospiti, certi di ricevere a propria volta altrettanta ospitalità), il dare denaro a credito si fa in social lending (comunità online per scambi finanziari tra persone, che escludono l’intermediazione delle banche e assicurano tassi più vantaggiosi). Anche la mobilità sta cambiando radicalmente faccia, grazie al circolo virtuoso creato dalla necessità di abbattere sia i costi per l’automobile sia le emissioni inquinanti da gas di scarico: nelle città continuano a crescere le iniziative di car sharing e bike sharing, che con pochi euro mettono a disposizione una macchina o una bicicletta solo per il tempo e per il tragitto che serve. E per quelli che non sanno rinunciare alle quattroruote di proprietà ci sono le pompe bianche, ovvero i distributori no logo dove un litro di benzina costa 4 centesimi in meno rispetto a quelli delle grandi compagnie petrolifere. Decisamente, molto più di una strategia a basso costo. Della serie, la crisi aguzza l'ingegno.

2 Commenti:

  • Alle martedì 30 dicembre 2008 17:23:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buonasera carissimo.Oggi non commento,ma ti mando tanti auguri di un buon 2009.Ciao Mauro

     
  • Alle martedì 30 dicembre 2008 20:47:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Accipicchia! Questa volta, caro MAURO, mi hai anticipato. Contavo di farti gli auguri per il 2009 con un bel post, domani, di fine anno (sullo stile di quello di Natale). Ma visto e considerato che sono arrivato in ritardo, accetta i miei auguri di vero cuore per un felicissimo 2009, per te e per la tua bella famiglia. Divertiti domani sera e magari fai un cin cin alla mia salute (come farò anch'io). AUGURI!!!!

     

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