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giovedì 22 gennaio 2009

il federalismo dell'inganno (fiscale)


La goccia cinese leghista sulla friabile roccia berlusconiana ha determinato il prevedibile risultato. L'iter per la legge sul federalismo fiscale, così pervicacemente voluta da Bossi, sta iniziando a fare i primi passi. È il cavallo di battaglia della Lega, che sul federalismo ha puntato tutto, persino la sua permanenza al governo. Il testo redatto da Roberto Calderoli è arrivato in aula a Palazzo Madama. Ma un rischio pesante si nasconde dietro la proposta sul federalismo fiscale targata Calderoli: gli italiani non saranno più tutti uguali di fronte allo Stato. Analizzando punto per punto il testo e comparando i dati sulle entrate e le spese delle singole regioni con quelli di altri Stati federali si intuisce che qualcosa non va. Si rischia la balcanizzazione dell'IRPEF. L’imposta che garantisce la progressività (ognuno paga in base alla sua capacità contributiva) e l’eguaglianza, cioè l’equità orizzontale (un ricco del nord è uguale a un ricco del sud) verrebbe completamente stravolta. La proposta del governo, infatti, fa riferimento alla territorialità del prelievo che non ha nulla a che vedere con la capacità contributiva, crea numerosi casi di disparità di trattamento ingiustificati e colpisce gravemente il principio di progressività. Tale principio può essere assicurato soltanto dallo Stato centrale. Insomma, l’Irpef deve rimanere il cardine attorno a cui si tiene insieme la «casa Italia». La scelta di Calderoli, al contrario, con l’introduzione della riserva d’aliquota (ovvero l'addizionale locale) e della possibilità di introdurre deduzioni, detrazioni, variazioni di aliquote e quant’altro, crea le premesse per un processo che porterà alla frammentazione del più importante prelievo tributario del Paese. Come dire: dietro l’asserita responsabilizzazione dei poteri locali si nasconde un forte spirito secessionista nella proposta, che così finisce per risultare a rischio incostituzionalità.

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