tpi-back

giovedì 24 aprile 2008

piccoli caimani crescono...


Non c'è niente da fare. Mi sforzo, mi riprometto, cerco di non scrivere del cavaliere, ma alla fine, purtroppo, devo arrendermi e scriverne. Però, questa volta, non direttamente di lui, ma del suo diretto discendente, al quale già una volta avevo dedicato la mia attenzione (http://tpi-back.blogspot.com/2008/01/piersilvio-non-sar-il-nuovo-caimano.html). In quella occasione mi sembrava che ci fossero le premesse perchè il figlio non ricalcasse le orme del padre. Mi sbagliavo. Tanto per non smentirsi (e non smentire la tradizione di famiglia) il giovane e nerboruto Piersilvio Berlusconi ha voluto mettere le cose in chiaro, far sapere da che parte sta, indicare i nemici suoi e del suo capofamiglia; insomma, una bella chiacchierata con la giornalista del Corriere della Sera, la brava Maria Volpe, ha sgombrato il campo dai residui dubbi su chi sarà il prossimo caimano. Una prova? Leggetevi l'intervista intitolata "Piersilvio: Mediaset l'ha scampata bella". Buona lettura. L'esordio di Piersilvio Berlusconi regala una sorpresa: «Io Ronaldinho non lo prenderei. Parlo da tifoso, naturalmente: non è quello che serve al Milan di oggi. Più che spendere così tanto per un solo giocatore, forse meglio investire su più ruoli. Ma se arriva un fuoriclasse del genere sarà comunque il benvenuto». Tra un aereo e l'altro, il figlio del capo del governo in pectore parla di Milan, ma soprattutto di politica e televisione. Ieri era a Roma per presentare a Napolitano, nei saloni del Quirinale, con Confalonieri e il produttore Valsecchi, l'anteprima della fiction su Moro. Poi di nuovo a Cologno, alla scrivania.
E di fuoriclasse in politica se ne vedono in giro? «Ce n'è uno che conosco molto bene... Non finisce mai di stupirmi».
Giudizio di parte. Passiamo all'opposizione: Veltroni la stupisce? «Confesso che all'inizio mi ha affascinato per quel suo modo nuovo e moderato di affrontare le cose. Però alla fine della campagna elettorale — e ho fatto davvero lo sforzo di ragionare al di là del mio cognome — ho iniziato a sentire delle evidenti mancanze. Mi è sembrato poco concreto, proiettato verso un sogno futuro, ma non in grado di dare risposte ai problemi di oggi. Per me il suo fascino alla fine è svanito. Si dice che Veltroni sia un grande comunicatore, ma visti i risultati...».
Che effetto le fa l'antiberlusconismo, quello che ogni tanto degenera in odio? «Mi fa scattare un senso di protezione verso mio padre in termini affettivi, quasi fisici, non politici. Ormai tutti in famiglia abbiamo fatto l'abitudine anche agli attacchi più feroci. Ma è terribile sentire certe falsità anche in alcuni recentissimi programmi tv».
Dopo anni alla vicepresidenza di Mediaset pensa che la tv condizioni le scelte degli elettori? «In linea generale, meno di quanto si dica. Sicurezza, pensioni, lavoro, carovita: le soluzioni a questi problemi sono le cose che contano. Molto più di come si presenta un leader politico in tv».
È vero che la sera dei risultati era con suo padre ad Arcore? «Sì ero lì, anche con mia sorella Marina. È stata una serata che ricorderò sempre, sia come figlio, sia per la sensazione di partecipare a un momento storico. Da un lato la felicità per mio padre, dall'altro la consapevolezza di aver vissuto da vicino il passaggio a un Parlamento più moderno, centrato su due nuovi grandi partiti. Chi l'avrebbe immaginato soltanto qualche mese fa?».
Avete tirato un sospiro di sollievo per aver evitato la legge Gentiloni sulle televisioni? «È chiaro che la sensazione di scampato pericolo c'è. Ma quella legge non so se sarebbe mai passata. Troppo platealmente a senso unico contro Mediaset. Noi chiediamo solo di operare nella normalità, con regole chiare che limitino, ma allo stesso tempo tutelino, tutti gli operatori».
Confalonieri in un'intervista auspicava un dialogo con il centrosinistra. È d'accordo? «L'Italia ha bisogno urgente di grandi riforme che possono essere realizzate solo con il consenso di tutti. Spero che governo e opposizione collaborino su questo, senza bisogno di accordi su come governare».
Cosa pensa della Lega? «È un partito vero che interpreta bene alcuni bisogni dei cittadini del Nord e del Centro-Nord».
Non teme certi eccessi? «No. Al di là dei toni da campagna elettorale, Maroni e Castelli, per esempio, sono molto competenti, Bossi è un vero animale politico. E la Lega esprime un punto di vista all'interno di una coalizione. Sono ottimista, il Paese è in buone mani».
E Mediaset è in buone mani? Sono anni difficili per la televisione. «Il 2007 è stato molto complicato, ma ne siamo usciti con un bilancio positivo e ottimi utili. Nel 2008, almeno finora, la pubblicità è in crescita e gli ascolti brillanti. Già nello scorso autunno, Canale 5 è stata la prima rete italiana in prima serata e ora, a stagione quasi finita, Canale 5 e Mediaset sono leader assoluti sul pubblico fino a 65 anni. E anche considerando tutta la popolazione siamo davanti. Non è un nostro obiettivo, ma premia il nostro lavoro. Insomma, tutti gli indicatori fanno pensare al 2008 come a un grande anno».
Di chi è il merito? «Abbiamo risultati elevati e costanti: da Striscia ad Amici, dalla Corrida al Grande fratello e allo Show dei record, passando per i Cesaroni. La Rai invece vive su singoli eventi: Celentano, Benigni, Sanremo, miniserie seguite soprattutto dal pubblico più anziano».
Domenica scorsa il direttore di Raiuno Del Noce era ospite di Bonolis a «Il senso della vita» su Canale 5. Le ha dato fastidio? «Noi avevamo sconsigliato Bonolis. Nulla contro Del Noce, ma non ci sembrava opportuno, soprattutto per loro due. Detto questo non è nostro costume vietare se non ci sono eccessi dal punto di vista editoriale. Contenti loro...».
Il futuro di Bonolis è a Mediaset o come si dice tornerà alla Rai visto che a giugno scade il suo contratto? «Noi siamo tranquilli, stiamo lavorando insieme a Paolo su progetti futuri. E poi abbiamo un'opzione: potremmo allungare il contratto».
Se volesse condurre il prossimo Festival di Sanremo concedereste la liberatoria? «Prima pensiamo alle cose da fare in Mediaset, poi, nel caso, vedremo se sarà possibile coordinare gli impegni. Di principio non siamo contrari. L'abbiamo già concessa ad altri importanti artisti Mediaset».
Perché non avete un programma d'informazione in prima serata? «L'approfondimento politico a quell'ora deve avere toni forti per funzionare. Non è facile per nessun editore: figuriamoci per noi. Ce ne direbbero di tutti i colori. Di certo, una cosa fatta col bilancino non funzionerebbe».
E il digitale terrestre come va? «Siamo all'inizio, ci vuole prudenza, ma i risultati sono al di sopra delle nostre migliori aspettative. Le tessere attive Mediaset Premium sono arrivate a 2 milioni e 600mila. E le tessere attivate dal primo gennaio a oggi sono il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso».
Tra pochi giorni, il 28 aprile, compirà 39 anni. «È vero, inizio il mio quarantesimo anno di vita. Mi ritengo estremamente fortunato: salute, famiglia, amore, lavoro. Per il futuro c'è da fare veramente tanto: Mediaset ha da poco iniziato il cammino per diventare un gruppo di grande respiro internazionale. Una sfida tosta».

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