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sabato 19 aprile 2008

Ilaria D'Amico, bellezza & intelligenza







In genere il luogo comune che accompagna il successo di una donna in televisione sottintende che abbia dovuto sottostare a qualche "compromesso" per poter arrivare fin lì, oppure che abbia dovuto infilarsi nel letto di qualche pezzo da 90 della tv o del giornalismo. Quasi mai si coniuga la possibilità di accoppiare la bravura, la bellezza e la capacità personale con il successo, con la popolarità. Una che fortunatamente esula dal binomio "ha successo perchè l'ha data" è senza ombra di dubbio Ilaria D'Amico, romana 35enne conduttrice su SKY e su La7, bella e dotata di cervello. Ha concesso un'intervista ad Alberto Mattioli che La Stampa di Torino pubblica oggi e che io vi ripropongo integralmente.
Chissà, forse è possibile intervistare la telegiornalista più fotografata d'Italia glissando su fidanzamenti passati, presenti e futuri, gusti sessuali e scelte di look. E in un Paese occidentale nel 2008 non dovrebbe nemmeno essere così eccentrico che una donna, anzi una bella donna, parli di calcio e magari faccia pure delle inchieste giornalistiche toste. Si tratta di Ilaria D'Amico che al suo consueto lungo corso pallonaro su Sky dall'anno scorso affianca su La7 Exit, un simil Report che però ha saputo trovare un suo stile e anche mettere a segno dei buoni colpi (il più ghiotto fu quello delle avance gay di un monsignore a favor di telecamera nascosta). Lunedì Exit ricomincia, quindi basta gossip. Tema della prima puntata? «Obbligato: l'Italia che esce dalle elezioni. E si fa due domande. La prima, come si è formato il voto, cioè se in un momento di crisi vera e nera, quando i problemi del quotidiano diventano sempre più pressanti, la scelta sia davvero libera. La seconda, se il vento dell'antipolitica soffi ancora e che influenza abbia avuto». Le risposte di «Exit» le vedremo. Quelle della D'Amico? «Alla prima domanda: no. Il voto è stato pesantamente segnato dalle circostanze. L'Italia è sempre più spaccata in due. Quella ricca sceglie senz'altro con meno condizionamenti di quella che non arriva alla quarta settimana ed è lì al Sud con la mano tesa a sperare nei fondi Ue». E alla seconda? «Sì, l'antipolitica è stata un grimaldello che ha forzato l'immobilismo e rimesso in moto il sistema». L'informazione, almeno quella scritta, deve forse riflettere sul fatto che Berlusconi abbia stravinto pur avendo tutti i maggiori giornali contro, o almeno non pro. Ormai conta solo la tivù? «Che gli italiani non leggano i giornali è noto. Ma il problema non è così semplice. È vero che un'idea la gente se la fa guardando la tivù. Ma è altrettanto vero che chi fa la tivù i giornali li legge molto e anche molto attentamente». Nei prossimi cinque anni sarà più facile o più difficile fare inchieste vere? «A La7 è sempre stato facile. Nessuno ci ha mai censurato». E fuori da La7? «Credo che la lezione sia arrivata al destinatario. Berlusconi ha perso le elezioni dopo l'editto bulgaro. Stavolta, quando di editti non ce ne sono stati, le ha vinte. Quindi...» Torniamo a La7. Tutti dicono che fa dei bei programmi. Ma poi non li guarda quasi nessuno. «Certo, dal punto di vista quantitativo non c'è programma di Rai o Mediaset, anche il più becero, che non faccia il triplo dei nostri. Forse è diverso il discorso sulla qualità del pubblico che, almeno stando a quel che dicono i pubblicitari, su La7 è piuttosto appetibile». Perché si avverte questa voglia di giornalismo d'inchiesta? «Io l'ho sempre avuta». Intendevo fra il pubblico. «Perché il pubblico si è polarizzato. Vuole o il programma d'intrattenimento totale che lo rilassa fino alla narcosi oppure l'informazione, però l'informazione vera, d'inchiesta, non i rotocalchi. Sono sparite le vie di mezzo. Come nel voto». Quando scriviamo che lei s'ispira alla Gabanelli s'inorgoglisce o s'indigna? «Ma non c'è bisogno che lo scriviate voi: lo dico io. Sono dieci anni che guardo la Gabanelli». E cos'ha più della D'Amico? «Dieci anni d'esperienza. Ma mi fa piacere che talvolta Exit abbia dato spunti a Report». Cosa le invidia? «Un gruppo fantastico. Ma anche il nostro sta crescendo benissimo». Nel suo gruppo c'è anche Alessandro Sortino, silurato dalle «Iene» a furor di Mastella. «Intanto Sortino era con noi già l'anno scorso. E poi non è stato cacciato: sentendosi censurato, se n'è andato lui. Se l'avessero cacciato, l'avrei preso ancor più volentieri». Chi è il miglior giornalista italiano? «Sui giornali, Aldo Cazzullo. Il reportage sulle elezioni francesi era splendido». E della tivù? «Ho già risposto, no?» Sempre la Gabanelli. Possiamo dire che il suo giornalismo è talmente spericolato da non sembrare italiano? «Ma di italiano ha la passione. Riesce a scaldarsi. Nonostante l'aspetto teutonico». Della Ocone che la imita che dice? «Spero che mi rifaccia presto. È bravissima. Con la Cortellesi che fa la Santanché, la miglior imitazione su piazza». Una-gossippata-una. È fidanzata, il fidanzato è sempre lo stesso e cosa fa? «Nell'ordine: sì, sì, Rocco Attisani, l'immobiliarista».

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