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mercoledì 2 gennaio 2008

messaggi presidenziali




Ho notato che molti commentatori politici e "prime firme" giornalistiche hanno dedicato il loro primo pezzo del 2008 al discorso (tradizionale e quasi costituzionale) di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha preferito dare un'impronta "paterna" al suo eloquio, piuttosto che infarcire il tutto di frasi scontate, generate dal politichese. Già di per sè, vedendo la tv, la figura altamente irreprensibile del capo dello Stato, ha fatto il paio con la figura (umana e politica) trasparente e rassicurante di Napolitano. Nel suo discorso, il Presidente si è soffermato, quasi stesse parlando da anziano capofamiglia o da nonno non certamente rincitrullito, sulle aspettative di sviluppo e partecipazione delle forze sane e dinamiche del Paese, delle realtà produttive e degli istituti di ricerca altamente qualificati che offrono un ottimo biglietto da visita, dell'Italia, all'Europa e al mondo intero. Certo, si può notare nel discorso (per chi lo volesse rivedere http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Eventi-Presidenti%5E19%5E47413,00.html) un senso paternalistico di fiducia e di buone intenzioni, un'apertura di credito nei confronti degli italiani forse un pochino esagerata, un atteggiamento utopistico sul bene comune nazionale che i protagonisti della vita politica dovrebbero avere, ma alla fine, realisticamente, preferisco molto più un discorso di Napolitano rispetto (tanto per fare un esempio) a quello un pò d'avanspettacolo e da caricatura istituzionale che faceva un altro napoletano, Giovanni Leone (mirabile fonte d'ispirazione per Alighiero Noschese) che all'epoca era stato appena travolto dal famoso "scandalo Lockheed" e che dopo quel discorso di fine anno (da rivedere: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Eventi-Presidenti%5E17%5E47405,00.html) fu costretto alle dimissioni, pagina poco edificante nella storia del nostro Paese. Due discorsi presidenziali, due personalità contrapposte in due epoche storiche diverse, ma che alla fine fanno risaltare, senza troppa fatica, il reale attaccamento alle istituzioni repubblicane (di uno), piuttosto che tenere atteggiamenti allegorici, da pulcinella, da corna e bicorna (dell'altro). Con buona pace anche dell'ottimo Vittorio Feltri, che stamattina nel suo editoriale su Libero non tratteggia una figura presidenziale rispondente alla realtà. Ma si sa, la vis polemica di Feltri è contaminata dall'appartenenza e dallo schieramento di natura politica. Oltre che dalla ispirazione altamente interessata di chi ambirebbe a salire sul colle più alto...

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