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giovedì 25 febbraio 2010

il Promotore della Libertà


Bisogna essere obiettivi e sinceri: occorre riconoscere che, nei momenti di difficoltà, quel marpione di Silvio Berlusconi riesce a catalizzare l'attenzione e a calarsi nei panni del trasformista. Fiutata la brutta aria che tira, propagandata per sua la volontà di escludere dalle liste del partito coloro che si trovano inguaiati con la giustizia (a tal proposito vi consiglio di leggere lo spassoso articolo di ieri scritto da Marco Travaglio per il Fatto Quotidiano, http://rassegnastampa.formez.it/rassegnaStampaView2.php?id=210476), ecco che il grande ayatollah della legalità e della giustizia italiana chiama a raccolta i suoi fedeli pasdaran, i suoi paladini della libertà, con una di quelle sue uscite pubbliche (al Tempio di Adriano, a Roma) che tanto fanno audience e altrettanto generano ilarità e salaci commenti. Affiancato da una delle sue amate ancelle (Michela "Autoreggente" Brambilla), da sempre prona e servizievole per il bene e per il piacere del suo adorato padrone, spalleggiato dalla solita pletora di lecchini e di yes man sempre pronti a non contraddire il capo, il nuovo Promotore della Libertà lancia l'idea di formare un grande Corpo di Guardiani della rivoluzione meneghina, con l'asserita volontà di salvaguardare e difendere il Bene da quell'esercito del Male costituito dai soliti comunisti, dalle toghe rosse e dagli incalliti detrattori di Sua Maestà Silvio I°. Ancora una volta il principe della corruzione e dell'illegalità riesce a mistificare la realtà con il solito giochetto delle tre carte, con la reiterata matrioska delle dichiarazioni, spacciando per falso il vero e viceversa. Un modo come un altro per infinocchiare il prossimo e soprattutto gabbare chi ancora pende dalle sue labbra, chi ancora crede nella rappresentazione deformante dell'informazione targata Cavaliere. La rotazione senza soluzione di continuità di questa fabbrica dello scandalo italiano made in Arcore non è stata sufficiente, a quanto pare, a far indignare il Paese quanto basta per cacciare a pedate nel culo il reggente di tale sfascio morale ed economico, la concausa acclarata di uno stato di vergognoso abbandono e dilapidazione dei valori e degli ideali di legalità, da sempre fulcro inossidabile di un qualunque Paese civile. Ma come dichiara giustamente oggi Roberto Saviano (http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-ribellarsi-allo-scandalo/43061?video) quello che più preoccupa, e che rappresenta un forte pugno allo stomaco della voglia di indignazione dell'italiano medio, è l'assoluta indifferenza e assuefazione a quel senso di illegalità e ingiustizia diffusa, che oramai permea fin nel profondo il tessuto sociale dell'Italia. Hai voglia a scrivere sui blog, a fare le manifestazioni di piazza, a cercare di sensibilizzare l'animo italico, a stuzzicare l'orgoglio e l'amor proprio: tutto inutile, tutto vano, tutto miseramente naufragato nel marasma dell'indolenza e della rassegnazione cui ci ha costretti da quindici anni il Cavaliere, autore riconosciuto e incontrastato di quelle melliflue e rivoltanti campagne dense di squallide menzogne e di sclerotici attacchi alla sinistra, a quella frangia di uomini di buon senso e di cultori del bene e del senso di legalità, fatti passare per demoni invasati e sobillatori, rivoluzionari del Male e attentatori dell'ordine costituito, degni soltanto di essere spazzati via e inghiottiti nel frullatore mediatico degno generatore di quella cartina di tornasole che oggi prende il vergognoso nome di Promotore della Libertà.

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