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giovedì 4 febbraio 2010

regaliamo Silvio agli israeliani


Un sogno che coltivo da un pò di tempo è quello di risvegliarmi al mattino e leggere sulla prima pagina di un quotidiano (qualunque esso sia) la notizia riguardante il presidente del Consiglio e la sua decisione di abbandonare la politica e il nostro Paese. Lo so, è solamente un sogno e come tale destinato a rimanere irrealizzato. Ma la speranza è l'ultima a morire, soprattutto dopo quello che ho visto (e sentito) in occasione della recente visita del Pifferaio in Israele. La sua visita a Tel Aviv ha avuto un tale successo che forse gli sarà balenata l’idea di rimanere e di concorrere alle prossime presidenziali israeliane. Tutto potrebbe nascere dalla standing ovation ottenuta alla Knesset (il Parlamento israeliano), con il suo intervento in toto a favore dello stato sionista e totalmente contro il popolo palestinese, che rivendica da decenni i suoi diritti schiacciati dai carrarmati con la stella di David e sbriciolati dai missili intelligenti. Per non parlare del suo j’accuse all’Iran e al suo presidente Ahmadinejad, paragonato a Hitler (al quale, recentemente, anche il Caimano era stato accostato). La decisione di lasciare Palazzo Chigi e di dedicarsi per tre giorni, con passione e dedizione, alle sorti del popolo ebraico oppresso e minacciato dalle fionde e dai sassi del popolo palestinese mi è sembrata quasi dettata dalla sua voglia messianica di voler piacere urbi et orbi. Una tre giorni paragonabile a una passeggiata sulle acque: prima la richiesta di far entrare Israele nell’Ue, poi la visita nel tempio della shoah con il rinnovato j’accuse alle leggi razziali, quindi le sberle all’Iran e al suo presidente da fermare assolutamente con azioni forti (è un invito agli anglo-americani a bombardare Teheran?); infine il suo discorso alla Knesset dove ha raggiunto l’apoteosi con una serie infinita di esaltazione dello stato ebraico, grande, giusto, liberale e pieno d’amore. Soprattutto nei confronti dei palestinesi, giudicati degli ingrati. E poi la chicca finale: Israele fece bene a bombardare Gaza. Al che è venuto giù il proscenio con un classico coro da stadio: Berlusconi for president. Da Netanyahu a Sharon (si è risvegliato dopo il bacio del principe Silvio) per finire a Perez è stato tutto uno strabuzzamento: nessuno credeva ai propri occhi. E così in tutta Israele è risuonato un solo grido: Berlusconi for president. Altro che discorso del predellino a piazza San Babila. Silvio è proprio un grande. Il tanto amore ricevuto gli ha così aperto il cuore che gli è venuta un’idea geniale che solo un genio come lui può avere: restare in Israele e magari farsi le treccine come gli ebrei ortodossi. D’altronde i grandi meritano un popolo eletto e non un popolino come quello italiano. Insomma ci voleva questo viaggio per immaginare di sbarazzarsi di un personaggio simile. E pensare alla fatica che Di Pietro e le procure più politicizzate hanno fatto in questi anni per provare a mettere il Cavaliere con le spalle al muro, accusandolo di corruzione e quant’altro, oltre che di essere un referente delle cosche mafiose. Quanta fatica sprecata. Pensare che basterebbe un altro viaggio a Tel Aviv per sbarazzarci di Berlusconi. E allora, Silvio for president ebraico.

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