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lunedì 11 gennaio 2010

riabilitare Del Turco, altro che Craxi...


Ci voleva proprio un bell'articolo sul quotidiano torinese diretto da Mario Calabresi(http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/51043girata.asp) per accorgerci della notizia che ha fatto rumore negli ultimi giorni: le accuse a Ottaviano Del Turco (che nell’estate del 2008 gli valsero un mese di isolamento in carcere e poi gli arresti domiciliari e che fecero cadere anzitempo la sua giunta democraticamente eletta dai cittadini abruzzesi, consegnando di fatto la regione Abruzzo alla destra) si stanno rivelando clamorosamente infondate.
Tecnicamente, se confermato, sarebbe un golpe contro un’amministrazione regionale che avrebbe dovuto concludere in questi mesi il suo mandato. Non solo, dopo un anno e mezzo di indagini e un centinaio di rogatorie internazionali, non si trova traccia dei soldi che Del Turco avrebbe incassato da Vincenzo Angelini (il principale accusatore), re della sanità privata abruzzese, nascosti nel famoso sacchetto delle mele immortalato in una foto che doveva essere la prova regina (ma che in realtà ritraeva solo Angelini con un sacchetto in mano, ed era stata fatta scattare da Angelini stesso). Ma ci sono anche fondati motivi di ritenere che il presupposto per cui Angelini, già da tempo sotto indagine, prese improvvisamente a dirsi ricattato dai politici, fosse il rischio che correva lui di essere arrestato. Nonché il desiderio di liberarsi di un’amministrazione regionale che stava facendo pulizia nella gestione allegra della sanità privata abruzzese. Qualcuno l’aveva detto e scritto in epoca non sospetta, ma senza esito. Adesso toccherà naturalmente al processo stabilire la verità: gli atti depositati insieme alla richiesta di rinvio a giudizio sono una notizia gigantesca, che non può passare sotto silenzio e non può lasciare indifferente la politica democratica (con l’eccezione di Franco Marini, abruzzese doc, che è già uscito allo scoperto in difesa di Del Turco alla luce delle nuove acquisizioni dell’inchiesta). A suo tempo, e mi dispiace dirlo, nel Partito Democratico furono davvero in pochi a esprimere solidarietà a Del Turco nè tantomeno ad avanzare dubbi sull’inchiesta. Non è stata di certo una bella pagina di storia politica e giudiziaria quella riguardante l'ex Governatore d'Abruzzo. Non vorrei dire, ma credo sia scontato che contrastare la quotidiana aggressione berlusconiana al potere giudiziario non può significare rinunciare ai doveri di un partito, che comprendono anche un minimo di solidarietà interna, almeno fino a prova contraria.
Cerchiamo di ricordarcelo, quando si discute dei rapporti tra politica e giustizia, invece di celebrare esuli e latitanti in terra d'Africa pensando pure di dedicare loro una bella piazza milanese.

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