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lunedì 4 gennaio 2010

sarà l'anno delle riforme?


Questo inizio di 2010 mi porta a pensare che (forse) questo sarà l'anno buono per le riforme tanto decantate e inutilmente (almeno fino ad oggi) auspicate. Questo 2010, anzi, è forse l’ultima chiamata utile per dare una sistemata al nostro Paese e alle sue istituzioni. Soprattutto credo sia giunto il tempo delle riforme condivise. Le uniche ( lo dimostra, oramai, la storia recente) in grado di reggere e di funzionare all’urto del dibattito politico, delle alternanze di governo, delle campagne elettorali permanenti. La bella notizia è che ora sono, più o meno, tutti d’accordo. A partire dal PdL e dal suo leader. Miracolo di inizio anno, e siamo contenti. Siamo contenti davvero, perché l’approdo a una nuova stagione costituente non è mai uscito dalle aspettative di chi scrive.
Adesso credo proprio sia giunto il momento di passare dalle parole ai fatti, dalle intenzioni alle proposte. L' ha chiesto anche, ancora una volta, il presidente Napolitano nel suo messaggio di fine anno. Riforme da fare con responsabilità e con amore. E mi fa veramente piacere vedere riabilitata una parola come amore, sacrificata troppo a lungo sull’altare del cinismo imperante, del cattivismo di maniera, dei troppi Machiavelli nostrani per cui "...tanto la politica è sporca, tanto è lo specchio dell'Italia e se l'Italia è così non colpa nostra...". Ecco, se davvero ci fosse più amore nella politica, ma anche più in generale nel Paese, le cose andrebbero certamente meglio. O almeno non andrebbero peggio. D’altronde la scelta è quella: o l’amore o l’odio (c’è anche l’indifferenza, è vero, ma non è un buon investimento neanche quello). E amore significa anche amore per l’Italia. Ecco, è questo il punto nodale. Ripensare, riformare, riaggiustare le istituzioni e calibrarne meglio i meccanismi, altro non è che un atto d’amore per il nostro Paese. Un atto dovuto, oltretutto, dopo un quindicennio di trascuratezza in nome di una quotidiana lotta all’ultimo sangue, in cui le istituzioni (e i poteri dello Stato) sono state usati al contempo come arma e come campo di battaglia. Una violenza che ha lasciato ferite profonde e che non si curerà da sola. Per questo, non si può che festeggiare questo nuovo anno con la fiducia e la speranza che il 2010 sia davvero un anno di svolta, l’anno in cui, finita la sbronza (per qualcuno, più intossicato degli altri, che ancora vede la politica come lotta fra Dio e il diavolo sarà più difficile, se non impossibile, ma pazienza) si aprono gli occhi e si inizia a costruire davvero il futuro. Che sia, insomma, l’inizio di un percorso nazionale di dialogo, di confronto e di accordo sui fondamentali. In poche parole un anno di politica vera. Anche perché nel 2011 l’Italia festeggerà i suoi primi 150 anni. E monumenti, feste di piazza, mostre e rassegne serviranno a poco, se a mancare sarà la festeggiata. Nel nostro caso, la festeggiata manca ancora: non c’è un’idea di Italia condivisa, abbiamo qualche problema con la parola patria e abbiamo un po’ di difficoltà ad accettarne in pieno i simboli e le ritualità civili (chiedere in merito alla Lega...). E allora al di là delle parate, il miglior regalo per celebrare l’Unità d’Italia, sarebbe proprio arrivarci con un’Italia ritrovata, rinnovata da uno sforzo convinto e comune, partorita da questa tanto attesa stagione di riforme. Un’Italia che non si limiti a funzionare meglio, ma che sia un’idea condivisa, un sentimento diffuso, un progetto di tutti. Questa sì che sarebbe una festa vera.

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