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domenica 24 gennaio 2010

politici inquisiti, nuovi martiri del millennio


Una volta c'era l'avviso di garanzia come spauracchio per gli uomini (e le donne) della politica italiana. Adesso basta un esilio come conseguenza di un provvedimento di un tribunale per assurgere a nuovi martiri del millennio. Forse non a tutti è stata portata a conoscenza la struggente lettera scritta al Capo dello Stato dalla inquisita signora Sandra Lonardo in Mastella (http://www.agi.it/politica/notizie/201001211821-pol-rt10264-giustizia_lonardo_scrive_a_napolitano_non_voglio_fare_fine_craxi) per strappare, forse, qualche lacrima e qualche genere di conforto. La signora spiega nella missiva di sentirsi vittima in relazione ai procedimenti che la vedono indagata nell'inchiesta sull'ARPAC campana; la consorte dell'ex ministro della Giustizia avverte addosso un accanimento giudiziario e una sorta di condanna preventiva, lesive della sua vita, della sua onorabilità e della sua carriera politica. In buona sostanza prevede che sarà costretta (come fece Craxi in Tunisia) a una lontananza dolorosa dalla sua terra e dai suoi affetti. Ora, per quanto possa essermi indifferente (sul piano politico) la signora Lonardo, non posso evitare di notare una sorta di aura mediatica che va circondando la sua figura, unitamente a una sensazione di forzatura della genesi del dolore che questa vicenda (con il richiamo alla vicenda Craxi, approfittando del decennale della morte di quest'ultimo) sta provocando. Un'altra considerazione mi sovviene, gettando anche una leggera occhiata alla metastasi giudiziaria berlusconiana: c'è la concreta possibilità che si vada sedimentando un senso comune, in una parte della popolazione italiana, per cui un politico inquisito può (anzi deve) essere parametrato, in virtù di una battente denuncia dell'ingiustizia dei procedimenti aperti a suo carico, a una sorta di martire. Va da sè che esiste anche l'effetto contrario: quello per cui un semplice avviso di garanzia può valere come una squalifica sine die dalla vita pubblica e politica. Fino a oggi ero convinto che la beatificazione per catarsi giudiziaria era un'esclusiva dell'attuale presidente del Consiglio; ora ci si mette anche la signora Lonardo a reclamare un posto nell'elenco dei martiri del terzo millennio. La sensazione è netta: credo che qualcosa stia cambiando, che si sia oramai messo a punto un meccanismo retorico di agevole spendibilità che equipara l'azione inquirente della magistratura alle congiure di una nuova Inquisizione. Una delle meraviglie del bipolarismo nell'era del Pifferaio di Arcore è proprio questa: un Paese in cui un politico inquisito è un perseguitato o un malandrino della peggior specie. Mai un semplice presunto colpevole.

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