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sabato 26 luglio 2008

per il denaro, solo per il denaro!


La professione senza dubbio più redditizia del ventunesimo secolo (ma lo era anche nei precedenti) è quella della escort, volgarmente denominata zoccola. Una professione che non conosce (e non conoscerà) crisi di sorta. La richiesta è sempre costantemente in aumento; anzi, negli ultimi anni, lo sviluppo e la diffusione di Internet, del sesso virtuale e del sesso a pagamento on line sta rendendo questo "lavoro" il più appetibile e richiesto dalle nuove leve femminili del facile guadagno. C’è chi la chiama semplicemente «escort». Chi, invece, si lancia in un improbabile «femme fatale», se intende provare a far colpo. Ma chi cerca la definizione che maggiormente le piace, allora adopera la parola geisha: «che mi piace tanto». Geisha a trecento euro per tre quarti d’ora da passare con lei. Da un minimo di mille e 500 a una cifra da dirigente industriale per una notte di assoluto, totale e coinvolgente piacere. Sesso, ovvio. Ma anche compagnia: una coppa di champagne, una cena in un ristorante «come si deve». E poi via, tra le lenzuola. Purché il fisico regga, il portafoglio sia gonfio e al momento topico non si temano brutte figure. Capelli color mogano lunghi sulle spalle. Zigomi alti, come quelli della Ferilli, telefonini - tre - che squillano in continuazione. Eccola qui la donna dei sogni, per chi cerca un’avventura e non ha problemi per arrivare a fine mese. Il nome in codice, per chi la cerca su «Escortforum» uno dei più noti siti Internet specializzati nel genere, è già una promessa: Letizia. Un metro e settanta di fisico scolpito. «Zigomi naturali, sedere come mamma l’ha fatto e labbra idem», dice. E il seno? «Un po’ ho dovuto ritoccarlo. Ma non tanto. A vent’anni ero già fatta così». E quando aveva vent’anni spopolava tra la Costa Azzurra e la Sardegna, con qualche puntata per crociere su navi di lusso. Oggi che di anni ne ha dieci in più dice ancora la sua. La base di lavoro, allora e oggi, è a Torino. Ma la Letizia se ne va «in tour» per l’Italia tutto l’anno. Per fare cosa, è facile intuirlo. Arriva in una città e quelli che la seguono su Internet, la tempestano di telefonate. Da lunedì prossimo è a Napoli («Ho una casetta a Posillipo»), poi sarà a Roma («Ho una casa in centro»). Poi un po’ di vacanza, e quindi via, altri «tour» a tutta libido. Letizia (che poi è Manuela, sul sito Escortinn) risponde a tutti. Fissa appuntamenti a ripetizione. E tiene d’occhio il suo conto in banca. Che lievita. Fuori dal lavoro è solo una bella donna che attira occhiate maschili. I discorsi che fa, invece, sono da professionista, gelida e spietata. «Ieri sera ero a cena da un cliente che voleva far bella figura con un suo socio». «Quanto ho guadagnato? Seicento euro. Ma potevo chiedere di più». Il suo tempo vale tanto oro quanto sesso riesce a fare. Chiamate continue: «No caro, rispondo solo a numeri in chiaro». Un boccone di caprese all’ora di pranzo «per stare leggera che poi devo lavorare». Un sms: «È un cliente che mi deve mille euro». Fa sesso a credito? «No, era in crisi di liquidità e lo conosco da una vita». Affamata: «Questa mattina ne ho già fatto uno, di cliente. Alle tre vado da un altro: nel suo ufficio. Ha una poltrona così comoda e una scrivania così ampia che è un vero piacere lavorare da lui». Niente amore nella sua vita, soltanto sesso. E per soldi. «Sì, sono anche stata sposata per diversi anni. Poi ci siamo lasciati. Se esercitavo allora? Ma no, per carità. Ho ripreso subito dopo». Con professionalità. «Cosa c’entra l’amore con il mio mestiere? Niente. Sono di chi mi paga per qualche ora». L’argomento clienti è tabù. «Niente nomi, soltanto qualche indiscrezione. Durante la Fiera del libro ho avuto una persona moooolto importante. Ma se dovessi far l’elenco ne avrei così tanti da citare: industriali, avvocati, politici, calciatori». Calciatori? «Sì. Ricordo una volta, a una festa con tutta la squadra. Eravamo una batteria di «escort». Ci avevano chiesto tailleur blu, reggicalze di un certo tipo, perizoma, scarpe con tacco da dodici. A un certo segnale dovevamo slacciare la cintura dei calzoni ai ragazzi». Il nome della squadra? «Top secret. Sono una professionista. Mi pagano. Lavoro. E sto zitta».

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