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mercoledì 16 luglio 2008

Berlusconi & la piccola rivolta lombarda


Sono giorni non certo facili per il presidente del Consiglio italiano. Nonostante la fiducia (imposta) sul pacchetto-sicurezza, preso atto della sua benedizione economica sull'acquisto di Ronaldinho (da leggere lo spassoso articolo di oggi su l'Unità ad opera di Oliviero Beha, http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77178), incassati gli elogi francesi (con riserva) per la sua partecipazione alla parata parigina del 14 luglio (con tanto di ricordi transalpini generosamente concessi ad una tv all news, http://www.lepost.fr/tag/silvio-berlusconi/), resta da registrare una situazione piena di mugugni e di insoddisfazioni da parte soprattutto della Regione Lombardia e del suo Governatore Roberto Formigoni. E' infatti di ieri la notizia che la sanità e la sicurezza sono i temi che alimentano lo scontro tra il Governo e le regioni, Lombardia in testa. Il ridimensionamento agli stanziamenti previsti in finanziaria per le forze dell’ordine non sono piaciuti ai governatori, soprattutto del nord, alle prese da anni con un’emergenza sicurezza particolarmente sentita dai cittadini. Ma è soprattutto sui tagli alla sanità che il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e il presidente Formigoni, attaccano le decisioni prese a Roma definendoli "inaccettabili". "Nel suo complesso - sottolinea Formigoni - la manovra ha un andamento positivo e le Regioni sono pronte senza dubbio a fare la loro parte, ma solo in misura equilibrata: occorre finirla cioè con i tagli indiscriminati che non tengono conto del fatto che ci sono Regioni virtuose che hanno annullato il deficit sanitario e altre che invece non lo hanno fatto". Per quanto riguarda la sola Lombardia i tagli previsti nel biennio sottrarrebbero al sistema 1,3 miliardi di euro, il che costringerebbe la Regione non solo al risparmio ma al taglio di investimenti e servizi. A rischio anche il rinnovo del contratto integrativo dei medici e la reintroduzione del ticket aggiuntivo di 10 euro sulle prestazioni specialistiche, dopo l’abolizione degli stanziamenti che ne permettevano la copertura. Per la Regione si tratterebbe di trovare altri 120 milioni di euro e per i cittadini di trovarsi a pagare il più alto ticket sanitario d’Italia pur avendo i conti sostanzialmente in ordine. Formigoni polemizza anche sulle modalità scelte da Palazzo Chigi: "Ci vengono presentati dei tagli pesantissimi con un decreto legge, nemmeno un disegno di legge. Senza la possibilità di discutere". Per il Governatore lombardo non si tratta neppure di un prendere o lasciare. "Sono solo bastonate. Il contrario di quanto ci avevano promesso. Nel giro di una settimana al posto del confronto sono arrivati tagli inaccettabili". Il presidente della Regione Lombardia sulla questione incassa anche l’appoggio di Enrico Letta, responsabile del welfare nel governo ombra del PD. "Nessuno vorrà accusare Formigoni di avere simpatie per il PD, eppure io sono assolutamente d’accordo con lui – ha affermato il dirigente democratico -. I tagli che il governo vuole imporre alla sanità sono disastrosi e sono stati annunciati senza il più piccolo segnale di confronto con chi poi dovrà gestirli, ovvero le Regioni". Il PD – ha proseguito Letta - si batterà insieme agli amministratori regionali perché un simile disastro non si compia, affinché si apra tra governo ed enti locali un dialogo capace di trovare un accordo positivo". Intanto le Organizzazioni Sindacali ospedaliere e le Rsu fanno sapere che il Progetto del Polo Pubblico della ricerca riguardante l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Neurologico Carlo Besta da realizzarsi a Milano, ex novo, sull’area adiacente all’Azienda Ospedaliera Sacco, potrebbe subire un arresto a causa dei tagli. "Allo stato attuale - si legge sul comunicato di Cgil, Cisl e Uil -, non vi è sicurezza circa lo stanziamento delle risorse necessarie perché bloccate dalla manovra economica del ministro Tremonti anche se l’assessore regionale alla sanità, Luciano Bresciani ha dichiarato che la Regione Lombardia sta facendo tutte le pressioni politiche necessarie a sbloccare i finanziamenti nazionali". In buona sostanza mi sembra la tipica situazione di insoddisfazione che alla ripresa dell'attività politica, dopo la pausa estiva, metterà alla prova il cavaliere e la sua squadra di governo, con relativa preoccupazione degli alleati (in particolar modo la Lega) che ancora hanno qualche richiesta da sottoporre all'attenzione del premier.

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