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sabato 24 maggio 2008

riflessioni sulla Franzoni


La conferma l'altra sera della Cassazione per i sedici anni ad Anna Maria Franzoni ha inevitabilmente riaperto la discussione (mai sopita per la verità) tra innocentisti e colpevolisti. Anche il giudice virtuale e televisivo Bruno Vespa ha detto la sua (http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/22/stata_lei_non__co_9_080522124.shtml) seppur non davanti al plastico di Cogne, smontato e immagazzinato in attesa di essere riesumato per un eventuale museo delle cere. Prime firme e critici televisivi hanno dato la loro interpretazione alla decisione della Cassazione e all'intera vicenda del giallo di Cogne. Non si sono certo risparmiati su schieramenti personali e giudizi tranchant. Ma due interventi, più di tutti, mi hanno particolarmente colpito. Uno scovato sul blog di un giornalista de il Resto del Carlino; l'altro (sul medesimo blog) sotto forma di risposta da parte di una parente della Franzoni. Ve li ripropongo tutti e due. Questo è il pezzo di Massimo Pandolfi (il giornalista). Comincio a scrivere queste righe mentre tre gazzelle dei carabinieri sono già arrivate alla casa di Ripoli, dove si trova Anna Maria Franzoni. La mamma di Cogne dovrà scontare 16 anni di carcere, la sentenza definitiva è stata firmata dalla Cassazione poco più di un'ora fa. Per la giustizia italiana la donna ha ucciso 6 anni fa il figlioletto Samuele. Forse, mentre chiuderò questo breve pezzo, Anna Maria sarà già in auto, o addirittura già in cella. Si chiude (ma si chiude davvero) il giallo-telenovela che ha diviso l'Italia, con una mamma-assassina che finisce in galera. Già le dichiarazioni si sprecano. Mi ha colpito quella di Luciano Garofano, grande capo dei Ris. Ha detto: "Giustizia è fatta. La sentenza rende merito al lavoro rigoroso e scrupoloso dei Ris di Parma". Scusate la franchezza, ma con tutto il "casino" che è stato fatto dagli inquirenti in queste indagini, forse Garofano stasera poteva anche andarsene al cinema e starsene zitto. Io, ve lo confesso, sono un po' triste. Non vorrei giudicare la nostra Giustizia, però credo di essere uno dei tanti milioni di italiani pieno di dubbi; e, scusate la presunzione, mi sento di scommettere che pieni di dubbi continuano e continueranno ad essere (anche se non ce lo diranno mai) i tanti giudici che hanno lavorato su questo intricato caso. Ditemi: chi di voi è pronto a scagliare la prima pietra ( perchè sicuro della colpevolezza) contro questa donna, che in sei anni di processi, calvari e "Porta a Porta" ha continuato a fare la mamma, ha voluto e partorito un altro figlio con suo marito (che l'ha sempre difesa), ha fatto adddirittura la baby sitter per le amiche del suo paese, che si fidavano e si fidano di lei? Io non ce la faccio, la pietra la lascio cadere ai miei piedi. Mi arrendo. Sì, da stasera giustizia sarà stata fatta, ma io - magari esagero, non so - mi sento di dire che certe volte preferirei che la giustizia terrena avesse l'umiltà di alzare bandiera bianca, che non fosse così assetata di sangue, di dolore, di verità che poi non è verità, ma un condensato di crepe e di dubbi. Mi hanno insegnato, ci hanno insegnato, che è meglio un colpevole libero che un innocente in galera. Da stasera, e chissà per quanto tempo, tutti noi avremo questo dubbio mentre Anna Maria marcirà in carcere. Mi fido di più della giustizia divina che di quella terrena. Ecco, ce la faccio a scriverlo proprio alla fine: più che con i giudici della Cassazione, Anna Maria, giunti a questo punto, avrebbe dovuto fare i conti solo con il buon Dio. E solo loro due, Anna Maria e il buon Dio, sanno davvero quali sono i conti giusti. Anzi, questi conti li conosce di sicuro anche una terza persona: il piccolo Samuele, che comunque sia andata, sono certo che vuole comunque un gran bene alla sua mamma. Noi comuni mortali - non prendiamoci in giro con carte che a volte sembrano carte stracce - non siamo stati capaci di fare questi conti.
P.S. Alle 22,33 arriva la notizia di agenzia: Anna Maria Franzoni è stata arrestata. Questo era il pezzo di Massimo Pandolfi. Ecco ora la bella lettera della parente della Franzoni.
Gentile Massimo Pandolfi, come componente della famiglia Lorenzi (sono cugina di Stefano e nipote di Mario Lorenzi) mi sento di ringraziarla per quello che lei ha scritto. E' la cosa piu' umana, piu' sentita, piu' garbata, piu' sincera che ho letto sinora riguardo questa triste vicenda. La ringrazio perche' mi ha un po' consolato, tra i tanti commenti superficiali, grossolani, arroganti e cattivi, poter constatare che c'e' ancora qualcuno capace di guardare alle cose senza pregiudizi, capace di fare un serio esame di coscienza, di scavare dentro se stesso e di arrivare alle conclusioni che ha poi scritto, distaccandosi dal coro dei tanti pronti a lanciare la pietra con tanta facilita'. In tutti questi anni ho vissuto dall'interno la tragedia di questa famiglia, la sofferenza incessante di chi ha perso un bimbo in modo così brutale - un bimbo mai dimenticato e sempre al centro dei pensieri di ognuno di noi - e non ha POTUTO piangerlo come avrebbe voluto perche' ha subito dovuto difendersi: e' così assurdo che una mamma che ha trovato il figlio massacrato e SA di non essere stata lei, non accetti di essere considerata colpevole e lotti con tutte le sue forze non solo per dimostrare questo, ma perche' vorrebbe arrivare a sapere chi ha potuto fare una cosa così? Attaccata da ogni parte, ha provato a dire in ogni modo che lei e' innocente, ma qualsiasi cosa fatta o detta da lei e' stata sempre e comunque considerata sbagliata, anche nei piu' piccoli gesti: se non piangeva era uno scandalo, se piangeva, piangeva troppo...Chi, conducendo una vita normale e trovandosi all'improvviso in una situazione così, puo' dire con certezza come reagira'? Chi di noi comuni mortali saprebbe cosa fare o come muoversi se gli succedesse qualcosa del genere? Immagino gia' il boato dei commenti: ma lei e' una Franzoni, e' ricca, ha avuto avvocati come Grosso e Taormina... Quante falsita' ho dovuto sentire in questi anni. Ancora oggi c'e' qualcuno che pensa sia parente di Prodi! Gli avvocati si sono offerti di difenderla perche' convinti della sua innocenza. Errori ne saranno anche stati fatti, ma con tutto quello che hanno sopportato in questi anni mi sembra un miracolo che siano riusciti a mantenere l'equilibrio e ad andare avanti. Quante cose ci sarebbero da dire...Concludo con un pensiero per Stefano e Mario Lorenzi, papa' e nonno di Samuele. Non sopporto sentire dire che il marito e' d'accordo e che la famiglia la vuole coprire. Stefano e Mario Lorenzi sono due persone eccezionali, oneste, con dei principi e una integrita' morale esemplari. Sempre pronti ad aiutare nelle difficolta', anche in questi anni così pesanti per loro. Non avrebbero mai difeso così tenacemente Anna Maria se non fossero certi della sua innocenza. Quante volte ho visto mio cugino speranzoso e fiducioso in una svolta, e poi regolarmente deluso, avvilito, stanco ma pronto a ricominciare da capo accanto a sua moglie. E intanto continuare a lavorare, e stare con i bambini come il piu' affettuoso dei padri. La formula del matrimonio "nella buona e nella cattiva sorte" lui la sta vivendo fino in fondo. E mio zio ad andare avanti a testa bassa, sempre con compostezza pur con il cuore a pezzi, anche se, forse per la saggezza che porta l'eta', almeno in alcuni casi, o per la sua acutezza, non si e' mai fatto troppe illusioni dopo le prime pieghe prese dagli eventi. Gli ho sempre detto che non era possibile, che prima o poi qualcuno si sarebbe messo una mano sulla coscienza. Purtroppo ha avuto ragione lui. E mercoledì sera, incredula, ho smesso di sperare. E di credere definitivamente nella giustizia umana. Bisognava salvare la faccia di tanti. Bisognava dare QUELLA sentenza. E così hanno fatto. Non hanno avuto il coraggio di alzare bandiera bianca, come lei giustamente auspicava. Anch'io, come lei, signor Pandolfi, credo nella giustizia divina che, grazie al cielo, non ha nulla a che vedere con quella umana. Il buon Dio aiuti Anna Maria, Stefano, Davide, Gioele e tutti quelli che gli vogliono bene ad andare avanti con coraggio e a testa alta, anche se adesso e' veramente dura.

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