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sabato 31 maggio 2008

Berlusconi e i miracoli alla San Gennaro




Sembra che all’improvviso anche i più accaniti oppositori di Silvio Berlusconi si siano ricreduti. I primi a firmare pubblicamente un assegno sulla fiducia nei confronti del cavaliere sono stati Adriano Celentano e Francesco De Gregori, seguiti a ruota da Pino Daniele. Il caso del cantautore napoletano è probabilmente il più eclatante, se non altro perché, essendo del sud, è riuscito nella funambolica impresa di lodare contemporaneamente Berlusconi e il ministro dell’Interno Maroni, nonostante sia stato querelato da Bossi e condannato per diffamazione per aver dichiarato che il leader leghista gli faceva “schifo”. Persino Antonello Venditti (uno che non ha mai nascosto le sue simpatie per il Pci, anche nelle successive declinazioni in Pds-Ds) ha lodato il sindaco di Roma Gianni Alemanno (ex Msi). Manca solo Beppe Grillo, e poi l’elenco dei convertiti al berlusconismo è completo. Non stupisce, invece, il voltafaccia del Corriere della Sera che, attraverso i suoi editorialisti, ha manifestato apertamente appoggio al pacchetto-sicurezza del Governo. Basta leggere gli editoriali di Piero Ostellino e di Ernesto Galli della Loggia per rendersene conto. Verrebbe da domandarsi se sia lo stesso Corriere che solo due anni fa, con un editoriale di Paolo Mieli, aveva invitato gli elettori ad avere fiducia nel senso di responsabilità dei partiti della sinistra radicale che comparivano nel variegato bouquet di sigle e simboli a sostegno di Romano Prodi. La fiducia, evidentemente, era mal riposta, come hanno poi dimostrato i fatti. Perché ora tutti facciano a gara per tessere le lodi di Berlusconi, è un mistero. L’ipotesi più probabile è che in giro non c’è un’alternativa al cavaliere (almeno per i prossimi cinque anni), per cui tanto vale crederci. Certo, noi tutti speriamo che questa volta il premier riesca a risollevare il Paese dal baratro nel quale sta inesorabilmente sprofondando, ma siamo così sicuri che ce la farà? Vediamo quanto è fondata questa fiducia. Il quarto Governo di sua Emittenza è certamente cominciato sotto i migliori auspici, con la benedizione scontata di Confindustria, l’atteggiamento dialogante da parte del sindacato (Cisl e Uil), e l’apertura dell’opposizione sulle riforme necessarie e condivise. Fin qui, tutto bene. Anche i primi provvedimenti dell’Esecutivo hanno suscitato un’approvazione bipartisan, impensabile fino a pochi mesi fa: dal pacchetto-sicurezza, alla politica estera ed economica. I toni di Berlusconi sono da statista, centellina le dichiarazioni e limita al massimo (contrariamente al passato) le sue apparizioni in tv. A vederlo, non ci si crederebbe. Stesso endorsement per i ministri, abbottonatissimi e intenti a lavorare a testa bassa per salvare l’Italia, l’esatto contrario della rissosa squadra di Governo che componeva l’Esecutivo di Prodi. Pure il numero dei ministri e dei sottosegretari è lontano anni luce dalla “carica dei 101” del Professore. Eppure, a ben guardare, i conti non tornano. Già il numero dei sottosegretari è destinato a lievitare di altre 20 unità, un po' per accontentare gli esclusi (che un chiaro segnale l'hanno mandato, facendo andare sotto il Governo alla Camera in settimana, nonostante l'ampia maggioranza che lo sostiene), un po' per necessità. Così, la compagine governativa arriverà presto a quota 80; sempre lontana dal record di Prodi, ma comunque non così esigua come promesso in campagna elettorale. Sul problema della spazzatura di Napoli, il Governo si era mosso inizialmente bene, con tanto di Consiglio dei ministri-show nella Prefettura del capoluogo partenopeo, come promesso in campagna elettorale, per rassicurare gli elettori che questa è la volta buona, che Berlusconi non penserà solo alle “sue” leggi, ma che si occuperà veramente dei problemi del Paese. Poi, è piombata, come un fulmine a ciel sereno, la tegola dell’indagine sullo smaltimento dei rifiuti, con il neosottosegretario all’immondizia, Guido Bertolaso, rimasto schiacciato dalle ecoballe (tali, in quanto avevano poco di ecologico rispetto a quanto certificato). Sul problema rifiuti, l’Esecutivo rischia l’impasse, dopo essere riuscito anche nell’impresa di dividere l’opposizione sulla scelta di usare la forza per risolvere l’emergenza, con Antonio Di Pietro che, da bravo ex poliziotto ed ex magistrato, da una parte auspica uno “Stato forte” che faccia rispettare le leggi, e dall’altro attacca violentemente Berlusconi sul decreto legge “Salva-Rete4” (poi modificato dal Governo). Se il cavaliere non riuscirà a risolvere il problema spazzatura, potrà sempre dare la colpa ai soliti magistrati, rispolverando così un collaudato refrain, al quale la gente, visti i trascorsi sull’argomento, crederà facilmente. L’altro “miracolo” alla San Gennaro promesso dal caimano è la resurrezione di Alitalia che, per la verità, è attesa solo da parte dei suoi dipendenti, mentre la maggior parte degli italiani si auspica il fallimento della Compagnia, e la fine dell’agonia (e del relativo esborso dei contribuenti tramite prestiti e aumenti di capitale non-stop). Che Berlusconi riesca a far volare Alitalia, oramai, non ci crede più nessuno, tant’è che il governatore lombardo Formigoni è intervenuto nei giorni scorsi dichiarando che, per mettere a punto il piano-salvezza, “ci vuole tempo”. In realtà, sembra che i pretendenti all’acquisto del vettore nazionale si siano squagliati. Dopo la rinuncia definitiva di Air France-Klm, anche la russa Aeroflot dell’amico Vladimir Putin si è tirata indietro. Così il cavaliere sta esplorando la strada domestica, con il fido Gianni Letta che cerca di mettere insieme un gruppetto di imprenditori che metta qualche soldo, ma solo per soddisfare i desideri del premier, più che per convincimento personale. Si tratta dei Benetton (i quali potranno rientrare agevolmente della somma sborsata grazie ad un aumento delle tariffe autostradali, adesso che non c’è più Di Pietro ad impedirlo), del patron di AirOne Carlo Toto, di Tronchetti Provera, di Salvatore Ligresti, e di qualche altro immobiliarista (o giù di lì). Magari, si troverà anche una banca disposta a sostenere l’operazione solo per compiacere Berlusconi, più che per un reale convincimento. D’altronde, qualcosa il Governo deve pur fare, almeno un tentativo, prima di gettare la spugna; potrà sempre dire di averci provato, ma che per colpa dei soliti sindacati non è stato possibile accordarsi sugli esuberi necessari, e così via. Per il momento, grazie all’ennesima robusta iniezione di liquidità decisa dal precedente Governo Prodi, Alitalia ha carburante ancora per un anno. Intanto si guadagna tempo, poi si vedrà. L’unico fronte sul quale il Cavaliere registra successi, è quello del dialogo con l’opposizione. Nemmeno tutta, a dire la verità, visto che per la presidenza della Vigilanza Rai, Berlusconi ha detto ai suoi che va bene qualsiasi nome, ma non quello di Leoluca Orlando o di un altro esponente dell’Italia dei Valori. Di Pietro, infatti, è l’unico a fare una vera opposizione al Governo, mentre Veltroni si è fatto irretire dalle “larghe intese” per le riforme, e, di fatto, ha ceduto la leadership della minoranza all’ex pm. Per rincorrere il cavaliere sul suo terreno, e cercare di guadagnare spazio tra i moderati, Veltroni ha avuto anche la bella pensata di dichiarare che “la Chiesa ha diritto di parola”. Così, è probabile che alle europee dell’anno prossimo, gli elettori del Pd decidano di votare falce e martello (Prc, Pdci e Verdi), per mandare un chiaro segnale all’ex Sindaco di Roma. Le europee 2009 saranno anche un banco di prova per verificare il consenso attorno all’operato del primo anno dell’Esecutivo che, per questo, è costretto a portare a casa qualche risultato alla svelta. A costo di presentare sua Emittenza come un novello San Gennaro, in grado di liquefare l’immondizia di Napoli, di risollevare Alitalia, di salvare il Paese dal baratro in cui precipita lentamente ed inesorabilmente. Speriamo nel miracolo...

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