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sabato 8 marzo 2008

l'austerity del cavaliere


A poco più di un mese dal fatidico appuntamento elettorale del 13 e 14 aprile 2008, i partiti in competizione (e i loro rispettivi leaders) iniziano a fare i primi consuntivi (e i primi bilanci) del percorso iniziale della campagna elettorale in atto. C'è chi esce di scena per presa d'atto (Mastella), chi fa un passo indietro per convenzione ed opportunismo partitico (Diliberto), chi scatena malumori e raccolte delle firme contro la sua candidatura in Sicilia (Luxuria), chi infine è alle prese con una consequenziale austerità (di spese e di proclami) dovuta anche alla sensazione che la vittoria non sarà una passeggiata di salute (Berlusconi). Rispetto alla sicumera dei primi giorni di campagna elettorale (e soprattutto grazie all'onda lunga mastelliana della caduta del governo Prodi), il cavaliere e i suoi prodi gregari si stanno rendendo conto che non tutto risulterà semplice e gestibile come da preventivo auspicato e certificato. Scampato al pericolo del cancro mastelliano (i soliti sondaggisti di fiducia davano circa un dieci per cento di emorragia di voti in caso di candidatura del ceppalonico), il cavaliere ha ricevuto un diniego imprevisto, da due figure industriali di prestigio, alla sua proposta di far parte della lista del Popolo della Libertà. Antonio D'Amato (Cavaliere del Lavoro ed ex presidente di Confindustria) ha detto no grazie all'invito berlusconiano di candidarsi alle politiche del prossimo mese (è il suo secondo no al cavaliere, dopo quello del gennaio 2005 quando rinunciò a sfidare Bassolino alla presidenza della Regione Campania). Così ha fatto e ha detto anche Andrea Riello, a capo della Riello Sistemi (operante nel settore delle macchine utensili) e presidente di Confindustria Veneto. Un doppio k.o. tecnico (industriale) per il cavaliere, dunque, non certamente abituato allo smacco di sentirsi dire in faccia no grazie, preferisco vivere. E così, suo malgrado, il tycoon delle televisioni è stato costretto a ripiegare su candidature meno eclatanti e pompose, meno di rango e di qualità, ma senz'altro più vicine alle sue corde, quelle del fascinoso tombeur de femme, del vecchio e arzillo sciupafemmine. Ha quindi proposto, nella lista dei candidati PdL, la sua fisioterapista di fiducia (quella che gli massaggiava il viso dopo uno dei tanti lifting facciali a cui si era sottoposto) nonchè caposala al Galeazzi di Milano, e cioè Licia Ronzulli, seguita a ruota da Francesca Romana Impiglia (sua fedele collaboratrice, di cui si ricorda una foto mano nella mano con il cavaliere che mandò su tutte le furie lady Berlusconi) e dalla ex annunciatrice di RaiUno Barbara Matera, bionda e prosperosa foggiana ed ex letteronza. Da aggiungere alla lista anche l'ex conduttrice televisiva (ed ex compagna di Paolo Berlusconi) e già ampiamente liftata Katia Noventa, la non più giovanissima Diana De Feo (moglie di Emilio Fede) e, tanto per non farsi mancare niente, la figlia dell'ex patron delle Ferrovie dello Stato, vale a dire Alessandra Necci. La serie è quella classica di "bambole non c'è una lira", l'austerità è quella necessariamente seguita all'estromissione dalla Champions League da parte del Milan (con conseguente perdita di una ventina di milioni di euro derivanti da mancati incassi delle partite e dei diritti tv), l'umore è quello funereo di un imprenditore abbandonato al proprio destino dalla sua associazione. Insomma, seppur mostrando dentiera porcellanata e buon viso a cattivo gioco, il cavaliere dovrebbe esser tentato di far suo (in questo momento particolare) lo slogan iniziale della campagna elettorale del Popolo della Libertà. Berlusconi, rialzati! (Se ci riesci).

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