tpi-back

mercoledì 27 febbraio 2008

una risposta per lo smemorato di Arcore


Ho deciso di pubblicare una lettera aperta di Loris Mazzetti, storico collaboratore ed amico fraterno del compianto Enzo Biagi, scritta in risposta al famoso intervento di Silvio Berlusconi nel corso della trasmissione TV7 andata in onda venerdì 15 febbraio nella quale infangava la memoria del giornalista bolognese e che anch'io trattai in un mio post (http://tpi-back.blogspot.com/2008/02/il-vergognoso-attacco-del-cavaliere.html). Una lettera, quella di Mazzetti, illuminante e piena di verità rispettosa, soprattutto a tutela dell'onorabilità di Enzo Biagi, e comunque utile per far riaffiorare dalla memoria collettiva i momenti storici e non travisabili del rapporto Biagi-Berlusconi. Buona lettura.
Berlusconi, sia gentile, lasci stare Enzo Biagi
di Loris Mazzetti
Onorevole Silvio Berlusconi,non avendo l’opportunità di poter comunicare direttamente con lei o con l’onorevole Paolo Bonaiuti, come avveniva quando con Enzo Biagi eravamo in onda con Il Fatto, mi permetto di scriverle. Tengo a precisare che lo scopo è solo quello di aiutarla a ricordare alcuni fatti esattamente come sono avvenuti, ci sono i video che documentano. Recentemente nel salotto tv del suo amico Vespa lei ha detto di aver compiuto settantadue anni ma fisicamente si sente un trentacinquenne, poi ha aggiunto, con quel suo sorriso da sciupafemmine, “in tutto”. Si è un po’ sopravalutato, doveva aggiunge la parola quasi: “quasi in tutto”, perchè ho la sensazione, sentendola parlare di certi argomenti, che la sua memoria non sia quella di un trentacinquenne ma neanche di un settantaduenne, non me ne voglia per questa mia franchezza. Capisco anche che lei è talmente impegnato, aziende, televisioni, politica, le recenti vicende personali, che non le permettono di essere sempre lucido e quindi la responsabilità potrebbe essere anche di chi le sta vicino, che non l’aiuta nel ricordare, perché le lacune sul passato a volte diventano macroscopiche, non mi riferisco alle amnesie su Zaccagnini, Silvio Pellico, Romolo e Remolo, papà Cervi e quant’altro, questo è cultura, un’altra cosa. La mancanza di memoria è stata evidente anche lo scorso venerdì durante la sua comparsata televisiva a Tv 7, quando ha parlato per l’ennesima volta dell’editto bulgaro. Voglio dirle veramente tutto ciò che penso, perché ascoltandola, ho percepito un’altra sensazione: tutte le volte che lei fa riferimento a Enzo Biagi e a ciò che è accaduto in quel ormai lontano 18 aprile 2002, lontano soprattutto perché Biagi non è più con noi e non può risponderle e lei dovrebbe avere rispetto per un defunto, lontano perché il nostro direttore è riuscito alla splendida età di ottantasei anni (le auguro di raggiungerla con la sua stessa lucidità e dignità), dopo cinque di panchina, di tornare in onda con una sua trasmissione, umiliando lei per aver fatto l’editto e tutti quelli che eseguendo i suoi ordini lo avevano messo in condizioni di andarsene dalla sua amata Rai. Onorevole Berlusconi, io credo che lei, quando decide di ingarbugliare i fatti, ed è veramente maestro in questo, lo fa più per se stesso che per convincere chi l’ascolta. Se avessi l’occasione di parlarle le chiederei: “Perché?” Come lei sa bene io vengo dalla scuola di Biagi e non appartengo a quella categoria di conduttori e di direttori che non si permettono di interromperla dicendole: “Scusi presidente ma non sta raccontando come sono andati i fatti”, o anche loro, visto che parliamo di tempi lontani, hanno vuoti di memoria? Io, invece, non dimentico perché quelle vicende le l’ho vissute sulla mia pelle, ho visto la redazione del Fatto chiudere, alcuni colleghi perdere il lavoro perché a contratto, il nostro studio riempito di telepromozioni, la lista sarebbe lunga e non voglio annoiarla. Qualcuno sostiene che per lei l’aver dato il via alla cacciata dalla tv pubblica di Biagi, Santoro, Luttazzi e sulla loro scia tanti altri, rappresenta un vanto, una cosa di cui andare fieri, perché così è riuscito a dare ordine al servizio pubblico. Non dica che non è vero, non dica che non ha mai fatto, sulla questione, una telefonata a qualche suo amico direttore generale, lei che è intervenuto per far avere un contratto a subrettine di quarta fila, se la può consolare, non è stato l’unico, se sapesse quanti suoi colleghi durante il suo governo hanno chiamato in Rai per giornalisti, programmisti e anche amiche cantanti. Mi ricordo di un posto per corista in un’orchestrina che suonava in una trasmissione che andava in onda alla mattina. Devo confessarle che in tv la preferivo un po’ più caimano, erano avvincenti quei suoi bei monologhi di due ore, oggi invece la tattica del buonismo permette al conduttore ogni tanto di interromperla con una domanda, ma si ha la sensazione che tutto sia artificiale. Mi ricordo che nella campagna elettorale del 2001, quella a cui lei fa sempre riferimento, quella in cui Biagi, Santoro e Luttazzi fecero un “uso criminoso della tv”, quella che poi ha vinto, se la memoria non mi tradisce, durante una intervista con Maurizio Costanzo, mentre il conduttore tentava inutilmente di interromperla, lei gli mise una mano sulla coscia, e forse anche con una certa energia, mi sono sempre chiesto che cosa sarebbe accaduto se lei lo avesse fatto con Biagi o con Santoro? Quello è il vero Berlusconi, l’altro non le appartiene, dovrebbe continuare a essere se stesso perché che bisogno ha di apparire diverso, non c’è persona più capace di lei a smentire il giorno dopo quello che ha detto il giorno prima. Immagino il lavoro del fido Bonaiuti, dopo la sua dichiarazione su Biagi, subito in moto a chiamare i direttori perché diano poco risalto al fatto dicendo, in finto confidenziale, che non la si può lasciar parlare a briglia sciolta perché, zac, arriva inesorabilmente il colpo. Ma non c’è persona meglio di lei in grado di fare un’intervista sotto il Duomo di Milano e sostenere poi di averla fatta in un'altra città. Dico questo con simpatia nei suoi confronti e anche un po’ di ammirazione perché poi, soprattutto certi giornalisti, le credono al punto di raccontare che lei era a Roma sotto al Colosseo. Che invidiabile forza è la sua! E’ un po’ quello che continua ad accadere per l’editto bulgaro. Sono convinto che in cuor suo, se potesse, lo farebbe sparire dalla storia, ma quella dichiarazione, che non fu fatta davanti ad alcuni suoi amici imprenditori, come ha detto a Riotta, ma durante una conferenza stampa avvenuta al Word Trade Center di Sofia con il primo ministro bulgaro Simeone Sassonia Corburgo Gotha di fronte a centinaia di giornalisti: “L’uso fatto da Biagi, da Santoro e Luttazzi della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti è stato un uso criminoso. Preciso dovere di questa nuova dirigenza sia quello di non permettere più che questo avvenga. Ove cambiassero non c’è problema ad personam, ma siccome non cambieranno…” Onorevole tutto questo non si può né cancellare, mi permetto di usare un termine a lei più famigliare, né emendare: se lo porterà dietro per sempre.Le ricordo che già in un’altra occasione tentò di piazzare la sua versione, capisce che scherzi fa la memoria se non è aiutata. Quel giorno, il 31 marzo 2005 è indimenticabile perché tutte le televisioni del mondo si collegarono con Piazza San Pietro per seguire l’agonia di Papa Giovanni Paolo II, solo RaiUno non prestò attenzione al dramma di Karol Wojtyla, perché lei, ospite nel salotto di Vespa, doveva concludere la campagna elettorale per le elezioni regionali. Il giornalista le ricordò che dopo il suo editto bulgaro Biagi, Santoro e Luttazzi, non avevano più lavorato in Rai, lei rispose: “Io avevo individuato un comportamento scorretto da parte di questi signori, avevo parlato addirittura di uso criminoso della televisione. Quando mi presentarono la domanda, si stava ridendo e scherzando con gli imprenditori lietissimi che finalmente il governo italiano fosse lì a sostenere il loro ruolo in Bulgaria. Non era prevista la presenza dei giornalisti. Poi invece entrarono i cronisti, senza che nessuno ci avesse avvisato”. Vespa: “Davanti ai giornalisti non avrebbe detto quella frase?” Lei: “Mi sarei assolutamente attenuto a un linguaggio ufficiale, cosa che faccio sempre anche se quando parlo di fronte a tante persone c’è sempre lo stravolgimento di quello che dico”, concludendo così “La sinistra, secondo me, appare una fabbrica molto brava di bugie”. Onorevole che sketch. La politica si è impadronito di lei per sempre, purtroppo, lei avrebbe tutte le qualità per essere un grande autore della televisione che si fa oggi.Quando Biagi nell’aprile 2007 tornò in onda su RaiTre con RT Rotocalco Televisivo e lei, rispondendo a un ascoltatore dai microfoni di Radio anch’io, disse: “Ho assistito alla prima puntata della trasmissione di Enzo Biagi, e l’ho trovata veramente avvincente, complimenti al dottor Biagi, se il servizio pubblico e le tv vengono usate così, lunga vita e lunga permanenza al dottor Biagi”, non immagina che sospiro di sollievo feci, pensai che quella triste storia si fosse conclusa. L’altra sera da Riotta ha detto anche: “Mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione”, a questo non credo proprio. Ciò che mi ha maggiormente indignato è stato quando si è riferito al perchè Biagi decise di lasciare la Rai: “Prevalse in Biagi il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato”. Onorevole Berlusconi proprio lei dice questo di Biagi, che è stato l’unico tra i grandi giornalisti che non ha mai voluto lavorare nelle sue televisioni! E anche qui ha dimenticato quella cena di tanti anni fa con il nostro direttore e la moglie Lucia, dove lei tirò fuori il libretto degli assegni e con fare un po’ da “cumenda” ne stacco uno e allungandolo a Biagi disse: “Metta lei la cifra”? Lui le rispose: “I soldi sono una cosa importante, possono essere troppi o troppo pochi, bisogna pensarci bene” e lei rivolgendosi alla signora Lucia: “Ho fatto più la corte a suo marito che alle donne” e Lucia: “Mio marito non è un virtuoso, evidentemente lei non è il suo tipo”. Mi tolga una curiosità, tra le tante telefonate con Saccà oltre a parlare di attrici, di consiglieri di amministrazione, di società future e di senatori da portare a casa, non si è mai fatto spiegare che i soldi che ricevette Biagi dalla Rai erano dovuti ad una transazione con l’ufficio legale che gli riconosceva i tanti anni di lavoro evitando così futuri contenziosi e soprattutto che Biagi portasse in tribunale l’azienda e gli uomini che avevano dato corso all’eliminazione del Fatto, causando un danno clamoroso all’immagine della Rai? Berlusconi, sia gentile, lasci stare Enzo Biagi, che è stato, con i suoi principi e valori, talmente lontano da lei, lo lasci riposare in pace tra gli alberi del suo Appennino per rispetto di tutte quelle persone che lo ricordano per quello che è stato.

2 Commenti:

  • Alle mercoledì 27 febbraio 2008 18:33:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buonasera,un attimo di calma e ho letto il tuo post su Enzo Biagi.E'una lettera molto illuminante che dimostra come il Cavaliere non si smentisca mai.Sempre pronto a lanciare il sasso e a nascondere la mano.Purtroppo,secondo il 39,5 per cento dei nostri connazionali ciò non conta,almeno secondo i sondaggi.MAURO

     
  • Alle mercoledì 27 febbraio 2008 18:54:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    A parte i sondaggi (che lasciano il tempo che trovano) caro MAURO, la sensazione più inquietante è quella data dall'assuefazione di tanti nostri concittadini alle falsità camuffate da verità del cavaliere. Molti italiani non conservano una memoria storica che possa confutare ogni singola dichiarazione del caimano. Come l'ultima a proposito di Di Pietro (ha orrore per il suo giustizialismo) non rammentando che fu proprio Berlusconi a proporre nel 1994 all'ex magistrato una poltrona da ministro della Giustizia. La memoria fa brutti scherzi. Spero non a tutti.

     

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