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giovedì 31 gennaio 2008

Marini il "finalizzatore"


La decisione più logica, e più istituzionalmente corretta, è stata presa ieri sera dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Al termine delle consultazioni (con 19 delegazioni di partito!) e della "pausa di riflessione", il capo dello Stato ha conferito al presidente del Senato Franco Marini il mandato "finalizzato" a comporre un "governo di scopo" che, in tempi rapidi, possa varare una nuova legge elettorale e possa prendere le decisioni più urgenti in altri campi. Questo è l'auspicio (comprensibile e naturale) di Napolitano, questo è l'auspicio degli italiani onesti e non fondamentalisti. A fronte di un iniziale e cortese diniego da parte di Marini (quando nei giorni scorsi circolava il suo nome) che si diceva già oberato di lavoro come seconda carica istituzionale dello Stato, il presidente della Repubblica ha convinto, nei 25 minuti di colloquio avuti ieri pomeriggio alle 17 nel salone "alla vetrata" del Quirinale, il settantacinquenne aquilano ex segretario della CISL e del PPI ad accettare questo "gravoso" incarico che, gioco forza, sarà depotenziato dall'ostinato "muro contro muro" della strategia berlusconiana, a cui si è aggiunto (come il classico cavallo di ritorno) l'irrequieto e a volte incoerente PierFerdinando Casini, sempre pronto a sostenere chi gli promette un tozzo di pane (leggi poltrona). Francamente la vedo dura per Marini. Le premesse non sono delle migliori, il clima politico è sempre lo stesso, cupo e litigioso, con gli schieramenti contrapposti, con i rifiuti ostinati ad un confronto sereno e produttivo e con le solite schermaglie da campagna elettorale. Certo, come si sa, il presidente del Senato è una "capa tosta" (non per niente è abruzzese) e sarà difficile che si arrenda prima di averle tentate tutte. La mossa di Napolitano è stata intelligente perchè designando Marini (che come carica istituzionale è una diretta prosecuzione del Quirinale) in caso di rifiuto di uno o più partiti alla formazione del governo, quel "no" sarebbe un diniego alla più alta carica dello Stato, e chi lo dirà se ne assumerà tutte le conseguenze, politiche e morali, di fronte al Paese. Ed in questo momento non credo sia il caso di continuare ad intestardirsi nel voler andare al voto con questa "porcata" di legge elettorale.

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