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lunedì 23 novembre 2009

almeno ribelliamoci...


Ogni tanto osservo la realtà dei fatti che mi circonda e rimango perplesso. Leggo i giornali e mi sembra di vivere in un altro Paese. Per fortuna che esiste il Web e allora mi accorgo che anche le minoranze hanno diritto di cittadinanza, hanno voglia di dire la loro: in una parola hanno voglia di ribellarsi. Ma non sempre purtroppo questo avviene. La stragrande maggioranza degli italiani arranca, tira la cinghia ed è costretta a subire la legge del mercato che impone salari miserevoli e pensioni da fame. Intanto però, la classe politica (ma anche la casta dei giudici, gli imprenditori schiavisti, i personaggi del mondo dello spettacolo e le altre categorie di privilegiati) vive nell’agiatezza e non rinuncia a viaggi di piacere dell’anima, dello spirito e soprattutto del corpo. Così risulta essere alquanto ingiusto che un semplice cittadino non possa godere degli stessi vizi dei potenti, come ad esempio una nottata di sesso più o meno sfrenato pagando 2.000 euro per una non proprio escort di primo pelo e utilizzando un comodo lettone a tre piazze (un omaggio di Putin), oppure scegliere di accoppiarsi con un transessuale pagando 5 mila euro sniffatina compresa. È allora mi sembra giusto ribellarsi. Ribellarsi allo sfruttamento e alle imposizioni di un mercato che fa della migrazione dei popoli un affare. Ribellarsi al mercato delle braccia (nere, gialle o bianche non fa differenza) e agli stipendi miserevoli e vergognosi che non solo non consentono di programmare il proprio futuro ma nemmeno permettono di pensare ad un alloggio decente con il rischio di finire come gli extracomunitari in cerca di un posto letto. Credo sia giusto ribellarsi al precariato che offende la dignità e le coscienze e ad ogni forma di ricatto nel lavoro, come in tutti gli altri settori. È giusto ribellarsi alla falsa moralizzazione che ha portato la magistratura ad essere idolatrata e servita. E’ giusto ribellarsi alle morti bianche. È giusto ribellarsi alla condanna a 4 anni per il furto di uno zainetto negando perfino i domiciliari, con il conseguente suicidio del detenuto nel carcere di Palmi, in Calabria. È giusto ribellarsi alle botte in una cella di un tribunale, come nel caso di Stefano Cucchi, morto per qualche grammo di hashish e di cocaina. Tutto questo solo perché si è cittadini comuni. Al contrario di Montecitorio e Palazzo Madama dove siedono tossicodipendenti intoccabili. È giusto ribellarsi alla morte del giovane Federico Aldrovandi ucciso, senza alcuna giustificazione, da 4 agenti di polizia. È giusto ribellarsi all’omicidio di Gabriele Sandri colpito da un poliziotto in vena di rambismo. È giusto ribellarsi ai Centri di Identificazione ed Espulsione, sinonimi di carceri a cielo aperto per gli immigrati. È giusto ribellarsi al pizzo come alle banche usuraie. È giusto ribellarsi allo sfratto di persone anziane impossibilitate a pagarsi l’affitto. È giusto ribellarsi al caro affitti e allo sfruttamento dei posti letto per gli immigrati. È giusto ribellarsi ai governi, indifferentemente dal colore politico, che privatizzano beni primari come l’acqua e il lavoro. È giusto ribellarsi alle guerre democratiche imposte dagli angloamericani che hanno fatto centinaia di migliaia di vittime e di invalidi. Ma in questo Paese, in cui la legge e i diritti non sono uguali per tutti, ribellarsi è un reato. Anche se piacerebbe a molti di noi dichiararci rei confessi...

4 Commenti:

  • Alle mercoledì 25 novembre 2009 18:42:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buonasera carissimo.Come al solito mi hai anticipato.Condivido in pieno il contenuto del tuo post.Ormai le lotte,tipo anni sessanta,non esistono più.Stiamo tornando indietro in tutto.Nessuna forza politica si batte in pieno per il miglioramento delle condizioni di vita delle classi più disagiate.Emarginazione e razzismo dilagano.Ci vuole un'autentica alternativa morale e sociale.MAURO.

     
  • Alle mercoledì 25 novembre 2009 19:06:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Carissimo MAURO, il mio post è stato anche motivato dalla voglia di ripristinare un modo più concreto di far sentire la propria voce, per dissentire e per contrastare quello che a nostro avviso proprio non va.Una volta esistevano (e tu sicuramente le ricorderai) le sezioni di partito, le riunioni piene di pathos e di nerbo, le reciproche incazzature su argomenti che sembravano caratterizzate da un minimo comune denominatore. Quei tempi e quelle passioni sono purtroppo svaniti, inghiottiti inesorabilmente dal riflusso dell'avere piuttosto che dell'essere, dalla voglia di protagonismo piuttosto che dalla condivisione di lotte e di ideali. Quanta amarezza e quanto rammarico. Rimane solo il ricordo sbiadito di un tempo che purtroppo non ritornerà mai più. Un fraterno abbraccio.

     
  • Alle mercoledì 25 novembre 2009 19:19:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Hai ragione.Ma tante volte mi torna in mente l'entusiasmo che provavo leggendo l'Unità,Rinascita e consimili.Scusa la nostalgia,forse sto invecchiando.Comunque non mi pento per niente,nella vita bisogna credere in qualcosa.MAURO.

     
  • Alle giovedì 26 novembre 2009 09:55:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    E fai bene a non pentirti di nulla caro MAURO: la nostalgia è un sapore della vita che si può desiderare, il pentimento proprio no. Anche chi ti scrive non si pente della sua gioventù spesa nei cortei del Movimento del '77, nelle occupazioni del proprio Istituto scolastico frequentato, nell'appartenenza ai giovani della FGCI, nelle assemblee universitarie a fianco di Sofri e Boato con Lotta Continua in tasca. Tempi lontani ed emozioni viscerali inenarrabili che faranno sempre parte del mio bagaglio umano ed ideologico. Per sempre. Un affettuoso saluto.

     

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