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domenica 6 settembre 2009

questo albergo non è una casa!


A cinque mesi dal terremoto aquilano c'è qualcuno che si preoccupa veramente di quella povera gente? A giudicare dalle lamentele e dalla rabbia degli abruzzesi non credo proprio. Oggi è il 150° giorno in tenda per migliaia di sfollati e la sistemazione degna di questo nome sembra più un miraggio che una realtà. Anche se la premiata ditta Berlusconi & Bertolaso continuano a dire il contrario, come sempre del resto. La triste verità è che per molti abruzzesi la casa promessa avrà le fattezze di un albergo o di un residence nel peggiore dei casi. Tutto questo perchè Bertolaso ha sbagliato a fare i conti: gli sfollati di lungo corso sono più di quelli che si aspettava, così inevitabilmente si è aperto un buco nel piano preparato prima dell’estate dalla Protezione civile. Buco che, tradotto in numeri, significa più di 6.000 persone costrette in albergo per lungo tempo. Per capire l’errore bisogna fare un passo indietro. Siamo a fine luglio e il presidente del Consiglio si fa un'altra bella passeggiata nel capoluogo abruzzese per l’ennesimo sopralluogo nei cantieri. Nella conferenza stampa di fine giornata dà i numeri degli sfollati: 50mila in totale, di cui 20mila ospitati negli alberghi, altrettanti nelle tendopoli e 10mila in case private. Il premier poi annuncia anche il piano di sistemazione: 15mila nelle abitazione del progetto Case, 11mila in case e villette sfitte, 2mila nella cittadella della Guardia di Finanza di Coppito. Quindi un tetto garantito per circa 28mila persone, numero che coinciderebbe, per i tecnici di Bertolaso, con quello dei terremotati con case crollate o gravemente lesionate. Un progetto ineccepibile. Peccato che il censimento agostano sulla condizione delle abitazioni colpite dal sisma ha smentito le proiezioni della Protezione civile. Gli sfollati con edifici inagibili sono circa 36mila, quindi ottomila in più rispetto ai calcoli iniziali. Tant’è che in questi giorni lo stesso Bertolaso è corso ai ripari: ha prima ricavato altri 600 posti in un’altra caserma aquilana, la Pasquali, e poi è riuscito a convincere il premier ad ampliare il progetto Case, ottenendo il via libera per altri 500 bilocali per un migliaio di persone. Facendo due conti però l’aggiunta delle ultime ore non riuscirà a coprire tutti gli aquilani senza un tetto. E quindi? Quindi ai meno fortunati toccherà accettare una sistemazione in albergo, che per lungo tempo si trasformerà nella casa dei sogni (infranti). A dimostrazione di ciò, basta ricordare come una parte dei terremotati della tendopoli di Piazza d’Armi, la prima a essere chiusa, sta per essere trasferita in alberghi aquilani ma anche teramani. Secondo le previsioni di alcuni geometri abruzzesi la permanenza coatta nelle strutture alberghiere sarà minimo di due anni, dipenderà dalla velocità dei lavori che, come si sa, è strettamente correlata ai finanziamenti governativi. Insomma, migliaia di aquilani in albergo per anni e tutti a carico dello Stato. Con la possibilità di avere anche il servizio in camera.

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