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giovedì 7 maggio 2009

i valori etici (calpestati) del Pifferaio


Questa è una serata speciale. Attendevo con impazienza l'inizio di Annozero e l'attesa non è andata delusa. Affatto. Mentre sto seguendo il programma di Michele Santoro (di cui mi occuperò con apposito post) in contemporanea sto scrivendo questo pezzo. Fortunatamente ancora riesco a fare (alla mia veneranda età) due cose nello stesso momento. Chiedo scusa in anticipo se ancora una volta torno a parlare del Pifferaio di Arcore e della storia del divorzio da Lady Veronica, ma in questa specifica occasione voglio allargare il mio piccolo ragionamento a ciò che può intersecarsi con la morale e con l'etica. Capisco che sono due termini in antitesi con il Pifferaio, ma non ci posso fare niente, non dipende certo da me. Dunque, è vero che a volte non riusciamo a vedere le cose più evidenti che abbiamo davanti agli occhi, che si ripetono con cadenza periodica. E' altrettanto vero che quando meno ce lo aspettiamo, dopo mesi di teorizzazioni laiciste (con relativi anatemi) sulla separazione tra morale e diritto, sulla libertà individuale intangibile, sul fatto che ciascuno deve poter fare tutto ciò che vuole, all’improvviso i giornali appaiono intrisi di un afflato etico, di spirito e sensibilità morale che (secondo i punti di vista) stupiscono o confortano, affascinano o sconcertano, e lasciano una sola certezza. Detto ciò, credo che la rivincita dell’etica durerà finché la convenienza lo richiede, poi tutto tornerà come prima. È come il remake di un film già visto. Tempo addietro, l’Italia fu investita da calciopoli, e sulla stampa veniva chiesto a gran voce che si restaurassero le virtù calpestate, la lealtà, la prudenza, il disinteresse, e si colpissero i peggiori vizi dell’inganno, del mercimonio, della slealtà. Oggi, i maggiori protagonisti di quello scandalo sono di nuovo tra noi come censori di vicende calcistiche. Altra volta si pretese che la Chiesa ricordasse con insistenza ai fedeli che chi non pagava le tasse commetteva peccato, e sostenesse la crescita delle entrate fiscali. La pretesa si esaurì presto perché nel frattempo gli stessi governanti lamentavano che la Chiesa reclamasse il rispetto di principi etici essenziali in relazione a proposte di legge sulla famiglia e sulla bioetica. La stupefacente contraddizione tra la pretesa sacralità delle tasse e la volontà di abolire la sacralità della famiglia coprì di rossore qualcuno e lo rese afatico. Infine, l’ultima crisi economica mondiale ha visto grandi e piccoli uomini di affari battersi il petto, chiedere perdono per l’avidità e la cupidigia del passato, impegnarsi per il futuro ad essere virtuosi, trasparenti, altruisti. Oggi siamo dentro una nuova bolla etico-speculativa. Nelle polemiche derivanti da una vicenda familiare (dai cui protagonisti voglio prescindere totalmente) risulta, perfino in giornali noti per un convinto laicismo, che la famiglia è il massimo valore, e che gli uomini pubblici debbono dare l’esempio ai cittadini in quanto a fedeltà e coerenza con i valori etici che sono a fondamento dalla società e della famiglia stessa. I doveri di lealtà nei confronti del coniuge, di rispetto dei figli, non soltanto comportano la fedeltà coniugale in senso stretto (e l’unità della famiglia), ma esigono un comportamento ambientale che non vulneri neanche indirettamente la sensibilità dei familiari tutti. Ai giovani, poi, si devono prospettare valori solidi, non illusioni mediatiche. L'intera società deve ricostruire i propri valori etici di riferimento. In buona sostanza propositi saggi ed edificanti che sarebbero certamente condivisi da uomini di sicura fede e dai principii morali indiscussi. Chiunque può comprendere che una simile situazione presenti degli aspetti singolari. C’è naturalmente un risvolto positivo che va colto. Questo nostro Paese, compresi coloro che conducono le più fiere battaglie contro ogni contaminazione etica, è permeato di valori cristiani fin nell’intimo al punto che, quando torna utile, riaffiora una cultura biblica insospettabile ed encomiabile (che rivendica sincerità, speranza, amore per il prossimo e per la famiglia, lotta all’avidità, la cupidigia, ed altro). Si tratta di un fatto molto positivo perché rassicura che nelle profondità dell’animo le nostre popolazioni sono molto più sane, pulite, ricche di voglia di far bene, di quanto ci si possa immaginare. C’è, però, il risvolto opposto, che provoca docce fredde intermittenti, per il quale si mischiano con qualche levità moralismo, ipocrisia, opportunismo. Infatti, quando non torna più utile, l’intero bagaglio etico riscoperto ed esibito a gran voce viene abbandonato e rinnegato nello spazio di un mattino per tornare a rivendicare il fatto che la politica non ha nulla a che vedere con l’etica, il diritto men che mai, ciascuno deve poter fare ciò che vuole anche nelle più importanti scelte di vita che riguardano la famiglia, la procreazione, l’inizio e la fine della vita, e via di seguito. È una forma di schizofrenia che è giusto registrare, ma che deve in una certa misura anche tranquillizzare per il fatto che, ogni qualvolta (per qualsiasi motivo) si risveglia la coscienza, nessuno può fare a meno di tornare alla fonte di una sapienza antica che sorregge il vivere comune e fornisce regole, principi, orientamenti per impostare una vita buona. A pensarci bene, non è poco. Chissà cosa ne pensa in proposito il Pifferaio di Arcore...

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