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domenica 26 aprile 2009

abbiamo un nuovo partigiano!


Non vorrei apparire blasfemo o impudente nè tantomeno offensivo nei confronti di un presidente del Consiglio, ma se il buon Eugenio Scalfari lo giudica il nuovo padre padrone (http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/berlusconi-25-aprile/scalfari-25-aprile/scalfari-25-aprile.html) io lo giudico semplicemente, sulla base dei nuovi avvenimenti storici appena avvenuti, il nuovo partigiano. Il comizio di ieri ad Onna del Pifferaio partigiano mi ha lasciato alquanto dubbioso sulla vera natura motivazionale alla base della sua nuova conversione sulla via delle bandiere rosse, storicamente a lui indigeste. I due eventi che hanno coinvolto nel passato e nel presente lo sfortunato paesino (strage nazista di rappresaglia del 1944 e terremoto del 2009) si sono uniti drammaticamente ieri, giorno della Liberazione e giorno 20 dopo il terremoto, secondo il nuovo calendario aquilano. Un'occasione troppo grossa per i maggiori leader politici (ma in particolar modo per il Pifferaio) che ieri sono passati tutti, o quasi, da Onna. I vigili del fuoco hanno lavorato sodo per rimuovere le macerie pericolanti per via dei nuovi crolli che in paese si sono verificati dopo la scossa di magnitudo 4 registrata tre giorni fa. Eppure, nonostante la messa in sicurezza, entrare ad Onna ieri non era possibile per tutti coloro che volevano partecipare alla cerimonia. Sono stati in molti infatti ad essere bloccati all'ingresso del paese da un cordone di militari. Il nuovo presidente partigiano (che indossa il tricolore della brigata Maiella come da foto esplicativa) si è preso come al suo solito tutto lo spazio. Pare che qualcuno ad Onna abbia baciato la mano del premier: «Solo tu puoi salvarci!», ha detto un'anziana signora che ha riconosciuto il Caimano per quello che ieri era: un Re. La visita del premier come quella di Franceschini e Casini, è stata presa quantomeno con freddezza da chi è rimasto nella tendopoli dell'aquilano. Qui fino a ieri (prima giornata di sole) la gente era più attenta a trovare il modo di non fare entrare acqua e fango nelle tende e a come fare per scrollarsi di dosso l'umidità che entra nelle ossa. A non prendersi una polmonite, a resistere nonostante tutto. Se avesse avuto il tempo di pensare, oltre alle condizioni materiali essenziali, avrebbe pensato probabilmente a come fare per ricostruirsi una casa con 150mila euro (tetto massimo) o riaggiustarla con 80mila (tetto massimo). A decodificare i messaggi del governo, a chiedere quali sono i 15 siti individuati dove andranno a vivere. Ma la situazione nelle zone terremotate non permette di pensare al di là di adesso. Nelle tendopoli è difficile capire cosa sta succedendo all'infuori delle reti che sono sorte velocissime e circondano tetramente molti campi. Tutto il teatrino mediatico, qui, sembra una gran presa in giro. Compreso il G8 che sembra già incombere, nella sua surrealità. Il sipario dei media tra gli sfollati, paradossalmente è calato dal giorno della scossa. Le persone che sono qui al centro dei riflettori non vedono la televisione. Hanno volti abbronzati dal sole che a volte batte forte in questa strana primavera e odori forti di umanità che vive concentrata, insieme. Ma mentre qui la vita è frugale il resto del mondo continua voracemente a viaggiare sui suoi binari postindustriali e a parlare dell'Aquila, sull'Aquila. La liberazione e l'antifascismo hanno un significato, certo, che va oltre gli eventi contingenti, qualsiasi dimensione essi abbiano. Ieri a Fossa si è svolto un incontro in cui si è dibattuto della storia del territorio ai tempi della Resistenza; sono stati letti passi presi dal libro di Primo Levi "Se questo è un uomo". Una mongolfiera con un messaggio di speranza ha preso il volo per la gioia soprattutto dei più piccoli. Un comitato spontaneo ha organizzato invece una serata con tanto di cena e concertino, intitolata ReStart (Festa della Liberazione). Da quando il terremoto ha resettato la città, tutto si sta ricomponendo ad alta velocità e con molto energia. Le piccole ansie di una volta sono sopite e l'ordine delle priorità riconfigurato. Ma tutto quello che sta accadendo in questo comprensorio, fino a poco tempo fa sconosciuto ai più, forse è troppo. Bisogna dare alle persone il tempo di capire e poter riprendere la parola. E forse anche di abituarsi (con calma) alla figura del nuovo presidente partigiano...

2 Commenti:

  • Alle lunedì 27 aprile 2009 08:49:00 GMT+2 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buongiorno carissimo.Sono d'accordo.Il 25 Aprile è la vittoria dell'antifascismo.Ritengo comunque positivo aver obbligato il Cavaliere a pronunciarsi sulla materia.Per il resto sottoscrivo il lucido commento di Eugenio Scalfari.Mauro

     
  • Alle lunedì 27 aprile 2009 20:15:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    Certo che se dobbiamo obbligare il Pifferaio a farsi giudicare da un normale tribunale italiano (e non certo da un plotone di esecuzione di comunisti...) possiamo aspettare fino al 25 aprile del 2065...Comunque, caro MAURO, accontentiamoci di quello che ci dà...Un caro saluto.

     

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