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giovedì 23 aprile 2009

l'ennesima messa in scena


Altro che illusionista. Qui siamo di fronte al principe dei piazzisti (come lo ribattezzò mirabilmente il mai troppo compianto Indro Montanelli), al re degli improvvisatori, al capo indiscusso dei fregnacciari. Naturalmente avrete capito di chi sto parlando. Tanto per cambiare. La notizia odierna è proprio da prima pagina, ma di quella da usare al chiuso di una toilette. Gli amministratori abruzzesi sono contenti, e li capisco. Quelli sardi lo sono molto meno, e il PD locale può vendicarsi sulla prevista inutilità di avere uno come Cappellacci presidente. Il PD nazionale che deve fare? Fa quello che fa da venti giorni: buon viso a cattivo gioco. Contempla l’ultimo coniglio tirato fuori dal cilindro del Pifferaio, avanza qualche dubbio di fattibilità, chiede di occuparsi un po’ di più del reperimento dei fondi per la ricostruzione e del loro utilizzo. Io, più liberamente e schiettamente, dico ad alta voce che è vergognosa la trovata berlusconiana di spostare dalla Maddalena a Pettino, frazione dell’Aquila, le oltre ventimila persone che tra delegazioni, stampa e sicurezza si muoveranno per il vertice del G8. In occasione del G20 di Londra è stato detto e ridetto che momenti più ristretti (ma non abbastanza) come il G8 sono ormai obsoleti. E sono soprattutto inutili passerelle. Quella di luglio sarà una passerella macabra, organizzata sul piazzale che nemmeno due settimane fa vedeva allineate 205 bare di vittime, molte delle quali sarebbero ancora vive se la sesta o settima potenza mondiale avesse fatto il proprio dovere per proteggerle. Ho sopportato a malincuore il Pifferaio presente e operante dei primi giorni. Ho sopportato per amor di patria il Pifferaio già opportunista da Pasqua in avanti. Oggi mi indigna il Pifferaio che teatralizza terremoto e ricostruzione per elevare un monumento a se stesso. Per anticipare ogni critica, il governo sostiene che lo spostamento ha innanzi tutto l’obiettivo di risparmiare. A parte che i soldi pubblici sono stati già spesi, e che altri i privati ne avevano impegnati alla Maddalena. La verità è un’altra: nei prossimi tre mesi la Protezione civile e il suo capo Bertolaso non avrebbero potuto lavorare sui due fronti del terremoto e del G8, che pure a loro è affidato. Stando così le cose, molto più onesto e sensato sarebbe stato annunciare che il summit internazionale veniva cancellato. Tutti nel mondo avrebbero capito, non se ne sarebbe dispiaciuto nessuno. Anzi, non se ne sarebbe accorto nessuno: ci sono ben altre sedi nelle quali si dispiega il tentativo di rimettere in piedi l’economia globale. Il G8 italiano era stato fissato in un’era preistorica rispetto alla crisi, la sua agenda abbondantemente superata da incontri come quello londinese (che ha avuto la presenza degli autentici protagonisti della globalizzazione, a cominciare dalla Cina). E infatti un altro G20 è già previsto entro il 2009. Ecco dunque che cosa rimane del coniglio del Pifferaio di Arcore: il lustro della propria immagine, che a livello internazionale è quella che è (praticamente zero). Da attore di farsa si fa attore di tragedia, ma sempre di messa in scena si parla. Anche se da oggi (mi ci gioco lo stipendio di maggio) i giornali traboccheranno stupore per l’abilità manovriera del premier. L’Abruzzo è altro. Ciò che andava bene nell’emergenza, a cominciare dalle strutture sanitarie, è già ora inadeguato. Gli artifici contabili tremontiani hanno ieri fatto piazza pulita di tutte le poche risorse che erano rimaste per difendersi dalla crisi al Sud, ma come saranno spesi questi soldi, ancora non è chiaro. Gli abruzzesi sono (siamo) gente troppo seria: saranno onorati di ricevere Obama, ma non cloroformizzati né distratti da questo evento, come invece Berlusconi vorrebbe. I miei conterranei chiedono case e normalità: questo gli va dato. Non mondanità sismica.

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