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mercoledì 15 aprile 2009

la nuova strategia dell'emergenza


Certo, qualcuno mi dirà (o forse mi scriverà) che sono fissato, che ogni qualvolta prendo in esame un accadimento, un fatto, una situazione accaduta nel nostro Paese inevitabilmente metto in mezzo il Caimano. Che ci posso fare, mi viene quasi spontaneo e naturale. E più rifletto sulle conseguenze del dopo-terremoto, più mi convinco che come diceva il buon Divo Giulio a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. Prendiamo ad esempio un evento eclatante avvenuto nel mondo e che vide protagonista un vecchio amico del Pifferaio di Arcore. Vi ricordate di George W. Bush che aveva cavalcato l'emergenza terrorismo dopo l'11 settembre? Bene, l'ex presidente degli Stati Uniti portò l'opinione pubblica americana a seguirlo nelle sue avventure belliche prive di ogni giustificazione in tempi normali. Ma la fortuna di Bush cominciò a declinare proprio di fronte ad un evento traumatico di altra natura: l'alluvione di New Orleans. L'arrivo dell'uragano Katrina, nell'agosto del 2005, che devastò tutto il Sud-est degli States, mostrò al telespettatore globale il disastro organizzativo e la rabbia sociale che covava nel Paese più potente del mondo. Invece di trasformare l'evento nefasto in emergenza e mobilitazione nazionale, Bush sottovalutò la realtà, cercò di minimizzarla e finì per rimanere schiacciato dalla reazione dei mass media. Tutto il contrario del suo caro amico Silvio. Lui sì che ha capito come si gestisce un evento catastrofico, trasformandolo in emergenza politica. Dal giorno del sisma il Pifferaio di Arcore ha puntato tutte le sue energie su questa emergenza, riuscendo ad oscurare ogni altra questione vitale di questo Paese. Chi parla più della crisi economica, dei milioni di disoccupati, dello scandalo del capitalismo finanziario che si mangia la ricchezza prodotta dal lavoro? Dove sono finiti i milioni di precari impiegati nella Pubblica amministrazione a cui scadono i contratti in questi mesi? E dove è finita la Lega nord, il più temibile rivale del Caimano, che aveva alzato la voce rispetto alla bocciatura delle sue proposte di legge anti-immigrati, demenziali e criminali ? Dove è finita l'emergenza clandestini su cui puntavano Bossi, Maroni e compari per vincere al Nord le elezioni europee? Scomparsa la crisi, scomparsi i clandestini, tutto il Paese a seguire il Grande Capo che non molla la preda. Una gestione perfetta dell'emergenza che rilancia sullo schermo mondiale un'immagine inedita di un'Italia efficiente e coesa, unita intorno al Capo Supremo che incarna lo spirito italico, fatto di compassione e di altruismo. Naturalmente chi dubita della tempestività degli aiuti, chi mette in discussione il modo con cui sono stati costruiti i palazzi moderni crollati d'un botto, diventa immediatamente un traditore della Patria. Siamo in guerra e non ce n'eravamo accorti. Non sono certo un cinico nello scrivere queste cose. Anzi. Non dimentico certamente il dolore di questa tragedia che ha gravemente colpito le genti d'Abruzzo, la mia terra. Ma non voglio certo passare per ingenuo e stupido: l'uso politico di questo sisma, il modello di gestione dell'immagine, passerà alla storia come il famoso manuale di Carl Clausewitz (http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_von_Clausewitz) sulla guerra. Quando le migliaia di morti sul lavoro, le decine di migliaia di morti da inquinamento (dall'amianto ai rifiuti tossici), le centinaia di migliaia morti per fame a causa di questo sistema di produzione, diventeranno una vera emergenza verso la quale concentrare tutte le nostre energie per modificare le condizioni che la producono, allora avremo davvero voltato pagina nella storia contemporanea. O forse avremo solo cambiato il Paese in cui vivere.

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