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martedì 28 aprile 2009

dove sta il trucco?


A volte mi chiedo se certi commentatori politici siano così poco intelligenti e sbadati già dalla nascita o ci diventino con il passare degli anni. Offrire su di un piatto d'argento, al presidente del Consiglio, la testa e la dignità calpestata del segretario del cosiddetto partito di opposizione per il famoso invito a partecipare alle manifestazione del 25 aprile, è o non è una sorta di tacita affermazione che tutti gli operatori dell'informazione (diciamo quasi tutti, altrimenti qualcuno mi querela) sono allineati e coperti all'ombra del Pifferaio di Arcore? Personalmente credo proprio che sia così. Poi magari ci penseranno i fatti, ci penserà la campagna elettorale, a dissipare presto l’angoscia che da qualche giorno si è impadronita di quelli che, se il Caimano partecipa alla festa nazionale del 25 aprile, proprio non possono fare a meno di chiedersi dove abbia sbagliato il Partito democratico o dove magari sia il trucco. Che volete, siamo un Paese fatto così. Se Franceschini chiede al premier di partecipare alle manifestazioni e il premier partecipa, scrivono che è stato un boomerang. Se il leader dell’opposizione chiede il ritiro di una proposta di legge assurda e sbagliata, che equipara i repubblichini ai partigiani, e il capo della maggioranza la fa ritirare, analizzano l'errore tattico commesso dal capo dell’opposizione. Per questi osservatori, commentatori e politici (o presunti tali), vedere il capo del governo al fianco del capo dello Stato nel giorno della festa più importante per la Repubblica non è un evento normale, qualcosa di cui dire al limite che, dopo quindici anni, era ora. No, ci vedono una diabolica trappola per rubare voti al Partito democratico. Dicono dove sta il trucco? Alcuni fanno così perché sono fan del Pifferaio e lo posso anche capire, capita: sono gli stessi che quando al 25 aprile il centrosinistra ci andava da solo, la facevano sembrare una colpa, quasi che se la Liberazione non era più la festa di tutti dipendesse da chi c’era e non da chi si dava malato. Altri illustri commentatori (o presunti tali) lo fanno perché sono talmente antiberlusconiani da aver paura del Caimano anche se dice una cosa giusta, anche se dà loro ragione. Rimpiccioliscono la Resistenza al punto che se il beato Silvio si mette finalmente il fazzoletto dei partigiani al collo non sono contenti: come se il Pifferaio potesse portargliela via, la Resistenza. Dice: ma vuole cambiarle nome, chiamarla festa della Libertà. Dice: ma fa così perché vuole il Quirinale, perché c’è la campagna elettorale, per non farsi scavalcare da Fini. Possibile, probabile. Ma non certo. Vorrà dire che se il Pifferaio di Arcore si rimangerà quel che ha detto, se cercherà di fare lui del 25 aprile una festa di parte, della sua parte, il Partito Democratico avrà degli argomenti in più per spiegare chi è che gioca con la memoria di tutti. Ma scommettiamo già da adesso che qualcuno ci spiegherà che in fondo, se il Caimano ha preso tutti in giro a proposito del 25 aprile, la colpa è del PD? Accetto scommesse...

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