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sabato 21 febbraio 2009

ronde padane? Meglio il rondò veneziano...


Ho deciso di intitolare così questo mio post di fine settimana in onore della mia coautrice e commentatrice speciale Rossaura, che tutti sanno essere la Venexiana per eccellenza. L'ultima polemica italiana, scaturita dalla bizzarria (usiamo un eufemismo che è meglio) della Lega, è quella sull'istituzionalizzazione delle ronde (non armate) a tutela dei cittadini e del territorio, contro gli episodi recenti di violenza sulle donne. Per anni, e fino a non poco tempo fa, le sparate della Lega sono state lette, più o meno da tutti, da politica e istituzioni in particolare, come qualcosa di folkloristico. Le chiare e inequivocabili istigazioni alla violenza e al razzismo, anziché preoccupare, anziché essere fermate con forza, determinazione, venivano liquidate con un sorriso. Il risultato? Eccolo. Le ronde padane, quelle che fecero tanto ridere più di dieci anni fa, a Jesolo e dintorni, oggi sono istituzionali, riconosciute dalla legge. Non serve dirlo a voi lettori che il fascismo iniziò con molto meno. E inutile dire che, analizzando questa escalation, è evidente intuire dove arriveremo. Quel che più sconcerta è l'indifferenza e la rassegnazione di chi, invece di reagire urlando in piazza, se ne sta nelle stanze di partito a discutere di scemenze. Già, perché qualunque argomento, sia il nuovo segretario del PD, sia il destino della sinistra sparita, sono sciocchezze (seppur detto con il dovuto rispetto) di fronte a quel che sta accadendo sul territorio, assecondato e legalizzato da chi sta oggi al potere. E il peggio parte sempre da qui. Dal Nord Est, serbatoio della Lega. Le ultime isole, la provincia e il comune di Venezia, il comune di Padova, amministrate dal centro sinistra, è quasi certo che cambieranno colore la prossima primavera e in quella del 2010. Una deriva che mette i brividi, ma a cui sembra impossibile fare fronte. Ma del resto ce la siamo voluta. Ridevamo, quando l'allora sindaco sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, diceva che bisognava vestire da leprotti gli extra comunitari. Qualche magistrato, tiepidamente, ci provò, a fermare legalmente l'istigazione alla violenza, ma furono tentavi tiepidi e inutili. Oggi, siamo passati alle vie di fatto. Gentilini ha trovato emuli ben più feroci e determinati di lui, una dozzina di sindaci sparpagliati nel Veneto e privi di scrupoli. Istigano alla violenza nei loro comizi, nei loro comunicati stampa, nelle loro ordinanze. Usano un linguaggio che in qualunque altro Paese farebbe scattare una denuncia, se non addirittura le manette. E l'assuefazione a quel linguaggio è ormai dentro a tutti noi. Non ci si indigna più. Al massimo ci si rassegna. E siamo finiti in un Far West diffuso. Far West significa ovest lontano. Lo conosciamo bene, il Far West. Sta dentro il nostro immaginario, con le facce di Clint Eastwood e John Wayne, i film di Sergio Leone, i duelli sotto il sole a picco. Da quelle parti, la legge la facevano gli sceriffi, ed era una legge un po' così, spesso improvvisata: beccavi uno, lanciavi la fune attorno al ramo del primo albero, e il tizio, poco dopo, ci pendeva sotto, appeso per il collo. Nessun processo, nessuna difesa. Il nostro Nord Est è ben diverso dal Far West. È il suo opposto geografico, ci siamo pienamente dentro e, soprattutto, sono passati quasi un paio di secoli da quel Far West. Nel frattempo, credevamo che la società avesse fatto passi da gigante e quelle cose lì fossero relegate, appunto, a un immaginario del passato. Invece no. Ultimamente, nel nord est, succedono cose che pensavi di vedere soltanto al cinema. Le ronde, ad esempio, pensavi fossero cose da ventennio fascista, da vedere, appunto, al cinema. Chi ha qualche decina d'anni più di me, quelle ronde se le ricorda bene, e dovrebbe sentirsi scorrere addosso gli stessi brividi di allora, alla sola idea. Invece, in questo paese dal nome Italia le ronde sono già una realtà. Disarmate ma pur sempre inquietanti quelle a Jesolo e dintorni, terrificanti quelle armate di spranga e altro che imperversano ed entrano in azione nelle periferie di Roma. Non si parla d'altro, dalle parti del Nord Est, da qualche mese. Mentre il mondo sprofonda in una crisi di cui non si conoscono ancora gli esiti, mentre gli altri governi sono concentrati su ciò che di più serio esista oggi al mondo, qui si fa della demagogia. Una demagogia a uso e consumo di chi ha interesse che la gente si concentri su altro. Non solo. Perché poi tutto ciò va alimentato, la fiamma va tenuta alta e mica è facile. E allora le istituzioni, pur di ottenere il risultato prefissato, non badano a esagerazioni che travalicano ben più che il buon senso e la legge stessa. Sì, perché quando ascolti un sindaco (sedicente sceriffo) dire in pubblico che è un peccato che la polizia sia arrivata in tempo per salvare dal linciaggio un rumeno appena fermato, questa non è altro che istigazione alla violenza. E tutti sappiamo che è inconcepibile che un sindaco possa fare affermazioni del genere. Lo sappiamo, così come sappiamo anche che menti sprovvedute e incoscienti, davanti a parole simili che piovono dall'alto di un'istituzione, possono tranquillamente farsi prendere la mano con l'idea che, tanto, l'ha detto pure il sindaco. E così il Nord Est, ma anche l'Italia tutta, rischia di diventare ben peggio di quel lontano Far West. Un paese incarognito e sempre più isolato dal resto del mondo. Ma con le spranghe a portata di mano.

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