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sabato 21 febbraio 2009

il Federale & il suo giornale


Come certamente i lettori di questo blog sapranno, il sottoscritto non è mai stato troppo tenero con Vittorio Feltri e il suo Libero, vuoi per certe prese di posizione oscenamente favorevoli al Pifferaio di Arcore e alla sua corte dei miracoli, vuoi per attacchi scriteriati e di dubbio gusto contro Prodi (nel passato) e contro Veltroni (nel presente). Ma quello di cui si è macchiato, professionalmente parlando, ieri ha dell'incredibile. Il suo illustratore preferito (una sorta di Walter Molino dei poveri) ha tratteggiato il premier in prima pagina con la mise da perfetto Federale fascista del Ventennio che fu. Ma la cosa più incredibile è che nessuno (tantomeno il caimano) abbia avuto una benchè minima reazione. Una prima pagina inquietante: dall'apologia all'elegia del fascismo. Il titolo: Marcia sulle banche. Catenaccio: "Berlusconi a sorpresa lancia la proposta di nazionalizzare gli istituti. Come fece Mussolini che salvò l'Italia...." Non bastasse, a corredo, c'è una vignetta in cui il capo del governo è rappresentato come un gerarca: maglia nera, fez con aquila appollaiata sul fascio, mascella volitiva. Insomma, il quotidiano di Feltri lo dice chiaro: Berlusconi è come il duce. Senza giri di parole. Naturalmente Palazzo Chigi non commenta, non smentisce. Segno che il paragone non disturba affatto il presidente del Consiglio. Che in effetti, dal Ventennio, non ha mai preso le distanze. Proviamo a immaginare cosa accadrebbe in Germania se il cancelliere in carica fosse rappresentato come Hitler. O cosa accadrebbe in Spagna se Zapatero fosse raffigurato nei panni del caudillo Francisco Franco. O in Argentina, o in Cile, o in qualunque Paese del mondo se il capo del governo democratico fosse raffigurato come il dittatore deposto. Di certo il capo del governo non gradirebbe. Probabilmente protesterebbe con la direzione di quel giornale di opposizione. Farebbe notare che la libertà di critica è sacrosanta, ma chi ha la responsabilità di informare l’opinione pubblica non può superare, anche nelle provocazioni, il limite del buon gusto. Ho detto giornale di opposizione. Perché solo un foglio fortemente ostile al governo potrebbe rappresentarne il capo come un dittatore sconfitto dalla storia. Parliamo ancora della Germania, della Spagna, dell’Argentina, del Cile. Ma Libero non è un giornale di opposizione. E’ un quotidiano di centrodestra che sostiene con passione la politica del governo in carica. Né ha, improvvisamente, cambiato linea politica. D’altra parte, Palazzo Chigi (che di solito reagisce prontamente agli attacchi al Pifferaio di Arcore) non ha diffuso alcuna nota di protesta. E allora dov’è la notizia? Domanderà qualcuno. Le idee del capo del governo italiano attorno al fascismo sono note. Si sa che ne parla con indulgenza. Tempo fa disse che Mussolini gli oppositori li mandava in villeggiatura, dove la villeggiatura era il confino politico. Inoltre si è sempre rifiutato di rispondere alla domanda: "Lei si considera antifascista?". E quando, durante un comizio a Napoli, la folla lo accolse al grido di "Duce, duce" rispose con un sorriso smagliante. Insomma, non c’è alcun motivo per sorprendersi del silenzio di Palazzo Chigi. Dov’è la notizia, dunque? E’ proprio in questo: nell’assenza di sorpresa. La prima pagina di Libero dimostra che l’accettazione del fascismo è entrata ormai nel senso comune. Mussolini è, per una parte della popolazione, una figura tutto sommato positiva. Tanto che la si può utilizzare per rappresentare il capo del governo italiano. Siamo oltre il revisionismo storico, oltre il dibattito accademico. Siamo alla perdita di un pezzo fondamentale della nostra memoria. Siamo a una cosa che in altri tempi, quando apparteneva a piccole e cupe minoranze, veniva chiamata neofascismo...Mala tempora currunt.

2 Commenti:

  • Alle sabato 21 febbraio 2009 22:24:00 GMT+1 , Blogger gianna ha detto...

    sono perfettamente in linea con il tuo pensiero,purtroppo gli italiani prima di capire devono vedere (gerco toscano) " il culo al lupo", allora capiranno (e parlo per gli altri perchè io la mia idea di come va a finire già la vedo)in quale ginepraio si sono messi, ed allora inizierà la seconda storia d'italia e rivedremo qualche testa che guarda il basso.Ora molti sorridono ma costoro stanno firmando una cambiale che i loro figli e purtroppo anche i nostri,dovranno pagare.

     
  • Alle sabato 21 febbraio 2009 22:43:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Benvenuta cara GIANNA e grazie del tuo intelligente ed impeccabile commento. Non conoscevo l'adagio toscano (alquanto colorito ma significativo ed esplicito) ma in genere i pronipoti del maestro della lingua italiana colpiscono sempre nel segno. Per quanto riguarda la cambiale, spero che vada in protesto. Di questi tempi è il minimo che si possa fare...Ancora un grazie per il tuo commento e spero di riaverti prossimamemte ospite su questo blog. Un saluto da nomadus.

     

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