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giovedì 19 giugno 2008

Veltroni e i segnali di risveglio




Ho la netta impressione che il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, si sia risvegliato dal lungo torpore post-elettorale. I sintomi evidenti sono le sue ultime dichiarazioni dopo l'emendamento "salva-premier" e la sua chiacchierata di ieri con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Segnali evidenti di risveglio e di ripristino delle funzioni di capo dell'opposizione, recentemente cloroformizzate dalla situazione di stallo e di attesa per un eventuale dialogo sulle riforme con il cavaliere e le sue legioni. E così, dopo le ultime misure del governo Berlusconi su giustizia e clandestini, sembra essere giunto al capolinea quel clima di dialogo che si era instaurato subito dopo le elezioni del 13 e del 14 aprile.
Ieri mattina, come detto, Veltroni è salito al Quirinale per spiegare direttamente al Capo dello Stato le motivazioni che lo hanno spinto a interrompere il dialogo con la maggioranza, cambiando linea nonostante l'auspicio, espresso dal presidente della Repubblica e fatto proprio da Veltroni, di un nuovo clima tra gli schieramenti.
L'incontro ha dato l'occasione per uno scambio di vedute tra il presidente della Repubblica e il capo del maggior partito di opposizione: entrambi, Napolitano dal punto di vista istituzionale e Veltroni da quello politico, avrebbero espresso preoccupazione per gli effetti che può avere sul Paese un clima politico più aspro. Il segretario del PD avrebbe evidenziato che il cambio di linea dell'opposizione è dovuto alle scelte della maggioranza, ma non sarebbe irreversibile, nel caso in cui da parte del Governo ci fosse una correzione di rotta ed un ritorno ad un confronto costruttivo tra gli schieramenti. L’evento che ha sancito la fine del dialogo risale a ieri, quando la capogruppo del PD Anna Finocchiaro tra gli applausi scroscianti dell’aula del Senato, ha annunciato che il Partito Democratico non avrebbe partecipato al voto dell'emendamento "salva-premier", che sospende i processi per i reati commessi fino al giugno 2002. L'emendamento è passato nell'aula del Senato con 160 sì e 11 no. «Berlusconi avrebbe potuto comportarsi da statista e da persona attenta alle sorti del Paese - ha sottolineato in aula il presidente dei senatori del PD -. Non lo ha voluto fare, forse per paura, certamente per pregiudizio. Trovo che sia un fatto grave. Noi non possiamo votare per quell'emendamento». «Forse il premier riuscirà ad evitare questa sentenza – ha continuato -, che sarebbe stata peraltro di primo grado proprio grazie a queste norme che ora state votando, ma ha senz’altro perso una grande occasione di rinnovamento dell'Italia. Stiamo assistendo a un film già visto e non è questa la politica che avremmo voluto vedere». Appena concluso il suo intervento, tutti i senatori dell'opposizione si sono alzati in piedi per applaudirla, mentre quelli della maggioranza sono rimasti immobili e muti ai loro posti. Anche l’Italia dei Valori mercoledì ha lasciato l’Aula. «Sono venuto a dare sostegno morale a questo impegno di civiltà – ha detto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro -, un dovere civico a cui sono chiamati i senatori dell’Italia dei Valori in questo momento così delicato per lo stato di diritto». In buona sostanza, questi energici interventi della Finocchiaro e di Di Pietro mi sembra abbiano avuto un ottimo effetto ricostituente sulla precedente apatìa politica di Veltroni, determinando un cambiamento di rotta (spero definitivo) nel comportamento del Partito Democratico nei confronti del cavaliere che non ne vuol sapere di rispondere delle sue malefatte di fronte a un tribunale e che (come si evince dalla vignetta di Staino in alto) della legge ne vuol fare
un uso improprio...

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