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domenica 22 giugno 2008

il ministro (berlusconiano) dalla parolaccia facile


Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, viene contestato e fischiato ieri alla Festa della Cisl; perde le staffe e reagisce con un "vaffa" all’indirizzo dei contestatori (http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=17&IDalbum=10518&tipo=VIDEO). Episodio che monopolizza l’attenzione in una giornata di confronto, sui temi dell’economia, tra rappresentanti del governo e della politica, banche e imprese, ed il leader della Cisl Raffaele Bonanni come padrone di casa. Il ministro difende con passione le mosse del governo. La platea rumoreggia, qualche fischio, qualche contestazione. Il ministro smette per un attimo di parlare, allontana il microfono, abbassa la voce, ma il sistema di amplificazione lo tradisce: gli scappa un «vaffanculo». La contestazione scatta dopo il riferimento di Sacconi alle «toghe politicizzate». «Cinque persone», dice il ministro, ipotizzando che possano essere simpatizzanti di Antonio Di Pietro, ospite di una tavola rotonda prevista subito dopo. L’episodio arriva dopo un cenno di Sacconi al delicatissimo tema della Giustizia, nel quadro di un ragionamento sulle difficoltà di dialogo con l’opposizione. «Dovremmo far finta di non vedere che con una mano si dialoga e con l’altra si ricorre ancora all’arma di una giustizia politicizzata», dice. Dalla platea un ex operaio delle vicine acciaierie, ex delegato sindacale, pensionato, lo interrompe. E lui sbotta. Poi ammonisce: «Non interpretate il labiale». E solo dopo, incalzato, farà una mezza ammissione: «Può darsi che l’abbia pensata», quella parola. I giornalisti insistono, hanno sentito, e ci sono le registrazioni dei tg. Ministro, lo ha detto? «Dipende, dipende da a chi era rivolto». Non alla Cisl: «Con cui non mi arrabbio mai». A farlo arrabbiare, forse, «quelle cinque persone venute per ascoltare Di Pietro». Il padrone di casa, Raffaele Bonanni, striglia la platea. Chi disturba «non può essere della Cisl. Non appartiene alla nostra cultura»: poi dice di essere dispiaciuto «per l’amico Sacconi», e chiede di evitare strumentalizzazioni politiche. A mantenere caldo il clima ci pensa anche il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che torna sul tema della Giustizia: parole dure contro «il caimano-Berlusconi», contro «un comportamento da dittatura dolce». Restano sullo sfondo i temi economici: la manovra, la crisi dei mercati. Banche e assicurazioni accusano il colpo della Robin Hood Tax, voluta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti per redistribuire la ricchezza.

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