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domenica 4 maggio 2008

la reale "percezione" della violenza


I recenti episodi di cronaca nera, come gli stupri e le violenze sulle donne, e come il pestaggio naziskin a Verona (http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/fermato-ragazzo/fermato-ragazzo.html), hanno rinfocolato (e non se ne sentiva il bisogno) le polemiche sulla questione "sicurezza", sulla effettiva "percezione" della violenza nel nostro Paese. Sociologi, psichiatri, prime firme di giornali e politici vari hanno buttato sul tappeto della discussione le loro interpretazioni, condivisibili o meno, le loro ricette personali per la risoluzione del problema. Tante parole (come ne sono state spese in campagna elettorale) e pochi fatti. Per ora. Spero che chi di dovere incominci a mettere mano ai provvedimenti necessari per affrontare questa piaga sociale. Intanto un contributo, sotto forma di una sottoscrivibile analisi giornalistica, è venuto oggi da Lorenzo Mondo con un articolo pubblicato su La Stampa di Torino, dal titolo "Furti, stupri e altre percezioni" che vi voglio riproporre integralmente. Buona lettura. E buona riflessione.
Ricordate? Fino a ieri, chi tendeva a minimizzare l’influenza dell’immigrazione incontrollata sulla criminalità, esortava a distinguere tra la realtà effettiva e la «percezione» che ne avevano i cittadini. Assegnando alla parola percezione un significato limitante, di sensazione avulsa anziché corroborata dai fatti, si finiva per accusare di imbecillità le persone che nei quartieri più poveri e disagiati ma anche nelle villette isolate del ceto medio, dovevano affrontare gravi problemi di ordine pubblico. Le aggressioni, i furti, il degrado ambientale, l’inosservanza discriminante delle regole (a partire dalla corsa in tram e autobus senza pagare il biglietto), il consiglio rivolto da carabinieri impotenti ai cittadini, di chiudersi in casa tra le inferriate...Non erano e non sono ansietà generate dai pregiudizi e dai sogni. D’altra parte, cade in una palese contraddizione chi, commuovendosi per il presunto rigore della legge contro gli immigrati, è forzato a considerare che essi concorrono per un terzo a intasare le nostre carceri. Avviene forse per caso? I dati più recenti forniti dal ministero dell’Interno segnalano che negli ultimi mesi si è avuta ad opera degli stranieri un’impennata dei furti e delle rapine, e una crescita costante delle violenze sessuali. Adesso, dopo il risveglio dovuto al terremoto elettorale, tutti sembrano prenderne atto. Quasi tutti, perché non manca chi si esibisce ancora in parole e ragionamenti strani. La violenza sulle donne? Non bisogna esagerare e gettare la croce sugli stranieri, tenendo conto che la maggior parte di questi reati si consumano tra italiani dentro le mura domestiche. Ma come si fa a tirare in ballo queste abiezioni sommerse, per lo più non denunciate, per sottovalutare quelle che avvengono per le strade e nei viali ad opera di estranei? E siamo sicuri che nelle famiglie degli immigrati, a qualunque specie appartengano, intercorrano rapporti immacolati? In ogni caso, ci troviamo di fronte a una sommatoria di reati ai quali non si deve concedere tregua. Distinguere e sottilizzare comporta una perversione del sentimento di equità e di tolleranza. Non finiscono di stupire, in materia così grave, gli esercizi sofistici che mal si distinguono da una irrimediabile insipienza.

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