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venerdì 9 maggio 2008

il derby indigesto del cavaliere







No, non si tratta di un derby calcistico questo di cui si parla. E' tutt'altro. Il cavaliere sta trascorrendo notti alquanto inquiete e insonni per via delle nomine che entro lunedì prossimo dovrà comunicare, per i viceministri e i sottosegretari. Un compito non certo semplice e che attualmente vede un braccio di ferro, per la poltrona di vice-ministro per la Sanità, tra la rossa in autoreggenti Michela Vittoria Brambilla e il "tecnico" Ferruccio Fazio, primario del San Raffaele di Milano. A tal proposito vi ripropongo l'articolo di Augusto Minzolini, pubblicato stamani su La Stampa di Torino, dal titolo "Il derby Brambilla-Fazio non fa dormire il Cavaliere". Buona lettura.
Anche se lo conosce quasi a memoria la giornata del suo ritorno al governo Silvio Berlusconi l’ha conclusa con un giro dei quattro piani di Palazzo Chigi. Ha salutato tutti, funzionari, segretarie, commessi. Ha ispezionato l’appartamento del Presidente dove probabilmente non dormirà mai. Infine si è soffermato dieci minuti nella stanza del portavoce, Paolo Bonaiuti, per rinnovargli la fiducia e decidere il da farsi. Addirittura si è occupato, perfezionista com’è, della collocazione del mobilio. Il sottosegretario Bonaiuti avrà tre deleghe: quella appunto di portavoce, a cui si aggiungono l’editoria e l’organizzazione della comunicazione per il governo. Proprio su quest’ultima Berlusconi si è soffermato nella prima riunione del consiglio di ministri durata non più di 20 minuti. «E’ necessaria - ha spiegato - una comunicazione centralizzata. Del resto lo prevede la legge. Voi ministri dovete evitare il più possibile di rilasciare dichiarazioni e possibilmente parlare solo nelle sedi ufficiali. Dobbiamo privilegiare un’immagine di compattezza del governo alle esigenze di visibilità dei singoli. Perché la comunicazione con il paese è un elemento fondamentale se vogliamo avere successo». Già, se ogni ministro andasse per conto suo la luna di miele con il paese finirebbe in una settimana. Il governo Prodi docet. E il Cavaliere non ha nessuna intenzione di commettere gli stessi errori. E’ prudente, coltiva i rapporti con il Quirinale: «Con Napolitano - ha raccontato ieri il Cavaliere ad alcuni membri del governo - ci siamo sentiti più volte in queste settimane e abbiamo deciso di affrontare le emergenze insieme». Ma poi decide. E a ben guardare, basta scorrere la lista, il Colle non ha fatto problemi sui nomi dei ministri, nè sull’indicazione di Antonio Tajani come commissario europeo ai trasporti avanzata ieri dal governo. «Sulla carta c’erano altri due nomi - ha raccontato ieri il premier in Consiglio - Mario Mauro e Giorgio La Malfa ma alla fine Tajani mi è sembrato il candidato più indicato». Appunto, i problemi del Cavaliere nella formazione del nuovo esecutivo non sono venuti da Napolitano. E neppure, in fondo, dagli alleati. Lì la trattativa è stata condotta rispettando il nuovo manuale Cencelli del centro-destra, quello ideato dal coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini. Un vero e proprio studio che assegna un punteggio ad ogni incarico parlamentare e di governo, dal questore della Camera al ruolo di presidente del Consiglio e la ripartizione dei posti è stata fatta tenendo conto delle percentuali elettorali. Rispetto al più sofisticato manuale Cencelli che si occupava anche del peso specifico di ogni ministero (quello dell’Interno, ad esempio, valeva cinque ministeri normali), il manuale Verdini è più schematico: i ministeri con il portafoglio valgono 60 punti, mentre quelli senza 40. Uno studio che ha facilitato la trattativa con i partiti alleati. Più difficile, invece, è stata la ripartizione dei ruoli dentro Forza Italia: da questo punto di vista l’incubazione del nuovo governo non è stata solo rapida ma anche spietata. Ad esempio, il premier ha chiesto un sacrificio a tutti i personaggi che hanno lavorato gomito a gomito con lui in questi anni: da Gianni Letta, che non è diventato vice-premier, ai suoi due segretari-ombra, Valentino Valentini e Sestino Giacomoni. Poi, ha dovuto scegliere anche dentro il partito, e da questo punto di vista i suoi guai non sono ancora finiti. Ad esempio, la nomina di Michela Brambilla a vice-ministro della Sanità non è per nulla sicura. Anzi. La “rossa” è osteggiata dalle categorie dei medici che vogliono un “tecnico” e pure dentro il Pdl. Ieri il premier ha chiesto consiglio a più di qualcuno e anche qualche ministro del nuovo governo ha espresso delle perplessità: «Quello è un settore delicato su cui bisogna intervenire. C’è bisogno di qualcuno che sia esperto del settore. Non si può improvvisare». L’altro candidato in corsa è Ferruccio Fazio, un professore di fama internazionale, primario al San Raffaele, appoggiato anche da Don Verzè. Al momento il Cavaliere non ha ancora deciso. Non per nulla in Consiglio dei ministri ha annunciato tempi diversi per il completamento della struttura di governo: «Nel consiglio di lunedì faremo i sottosegretari mentre per la nomina dei vice-ministri non c’è fretta». Addirittura Berlusconi sta accarezzando anche un’idea singolare: di nominare sottosegretari tutti gli altri membri del governo e di procedere successivamente alla promozione di alcuni di loro a vice-ministri. Un’ipotesi, però, che è avversata da una parte del suo stato maggiore. «Finora abbiamo rispettato la tabella di marcia - gli ha spiegato uno dei suoi consiglieri - meglio proseguire su questa strada e non dare al paese l’impressione che ci sono degli intoppi». Si vedrà. In fondo non è la prima volta che il Cavaliere cambia idea da un momento all’altro. E’ nel suo stile. Come pure non muterà lo stile di Umberto Bossi. Ieri il senatùr è stato l’unico a parlare dopo Berlusconi. Anche nella prima riunione di governo ha voluto dispensare un suggerimento al Cavaliere: «Caro Silvio - ha fatto presente - la prima cosa che dobbiamo fare è dare una risposta al problema della sicurezza. E’ una questione che non possiamo rinviare. E’ troppo sentita su al Nord». Insomma, poche battute che comunque danno un’idea di quella che sarà la dinamica delle discussioni nell’esecutivo. «Non ti preoccupare Umberto - gli ha spiegato il premier -. Ce ne occuperemo nel consiglio dei ministri della prossima settimana. Secondo i tempi che ci porterà via il dibattito sulla fiducia alle Camere decideremo se farlo a Napoli o se invece è preferibile fare il prossimo ancora a Roma e a Napoli quello della settimana successiva».

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