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venerdì 9 maggio 2008

i 10 misteri del caso Moro


In questa giornata dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo ed in particolare al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro quel pomeriggio di 30 anni fa, in via Caetani a Roma, in una Renault rossa vicino alle sedi della Democrazia cristiana e del Partito comunista di allora, volevo riproporre un ottimo articolo scritto da Daniele Biacchessi qualche tempo fa e pubblicato su il Sole 24 ORE, dal titolo "I dieci misteri irrisolti del caso Moro". Una ricostruzione minuziosa e impeccabile del giornalista sui troppi "buchi neri" dell'inchiesta che seguì alla tragica conclusione del sequestro dello statista democristiano. Ve la ripropongo integralmente. Buona lettura.
16 marzo 1978. Trent'anni fa. Roma, Via del Forte Trionfale. Poco prima delle 9. Il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro esce dalla sua abitazione. Lo accompagnano gli uomini della scorta. Domenico Ricci, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Oreste Leonardi. In via Fani, i brigatisti sono già tutti nella loro posizione di tiro. Rita Algranati all'angolo della strada con un mazzo di fiori in mano, segnala a Mario Moretti l'arrivo del convoglio di Moro. Raffaele Fiore, Prospero Gallinari, Valerio Morucci e Franco Bonisoli, vestiti da avieri, si piazzano dietro ad una siepe. Gli altri componenti del commando sono Barbara Balzerani, Roberto Seghetti, Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono. Alle 9,03 si scatena l'inferno. E' l'attacco delle Brigate Rosse al cuore dello Stato. Gli uomini della scorta vengono tutti uccisi. Moro viene rapito. L'azione dura quattro minuti. In via Fani vengono raccolti 93 bossoli, 22 provengono da uno dei quattro mitra in dotazione al gruppo di terroristi vestiti da avieri. Le armi usate sono sei. I colpi sono calibro 9 lungo.
Aldo Moro viene trasportato nella base di via Montalcini 8 interno 1. Lo attendono Germano Maccari, Laura Braghetti e Prospero Gallinari.. Mario Moretti si cala il passamontagna e avvia il primo interrogatorio di Moro nella cosiddetta "prigione del popolo". Esattamente da quel momento inizia il calvario dello statista democristiano. Si snoda dalla strage di via Fani, il 16 marzo, fino al ritrovamento del suo cadavere nel baule di una Renault 4 rossa, il 9 maggio, in via Caetani, a Roma. Per 55 giorni, il Paese segue la vicenda con passione e forte preoccupazione, tra speranze, delusioni, rabbia, fermezza e trattative segrete, comunicati dei brigatisti, lettere di Moro, telefonate dei terroristi ai centralini dei quotidiani, gravi depistaggi di funzionari dello Stato. Trent'anni dopo restano molti interrogativi: si poteva salvare Aldo Moro? I brigatisti hanno raccontato tutto? Gli inquirenti erano a conoscenza dei piani dei terroristi?
Sulla vicenda sono stati scritti libri seri, altri improntati alla mera dietrologia, sono state formulate teorie bislacche e altre più verosimili. Restiamo ai fatti. Sono almeno dieci i misteri irrisolti del caso-Moro. L'ANNUNCIO: 16 marzo 1978, ore 8,30. Numerosi testimoni sostengono di aver ascoltato da Radio Città Futura, emittente di movimento, qualcuno adombrare la possibilità di un attentato contro un personaggio politico. Davanti agli inquirenti, Renzo Rossellini, direttore della radio, ammetterà di aver solo accennato ad un'ipotesi: "Negli ambienti dell'estrema sinistra circolava la notizia che, in occasione della formazione del nuovo governo di unità nazionale, le Brigate Rosse stessero per tentare, molto prossimamente, forse lo stesso giorno, un'azione spettacolare, forse contro Aldo Moro". IL COLONNELLO DEL SISMI: 16 marzo 1978, ore 9. In via Fani, è presente il colonnello Camillo Guglielmi, ufficiale del Sismi, il servizio segreto militare, addetto all'Ufficio "R" per il controllo e la sicurezza. Anni dopo, davanti ai magistrati, il colonnello Guglielmi offre la sua versione: "Stavo andando a pranzo da un collega che abitava in via Stresa, a pochi passi dal luogo della strage". LA MOTO: 16 marzo 1978, ore 9, 03. Durante l'agguato, in via Fani transita una moto Honda di grossa cilindrata con due persone a bordo. Una spara alcuni colpi di mitra contro due testimoni. Nessun investigatore ha mai identificato queste persone. Nessuna conferma è mai giunta dai brigatisti, irriducibili, pentiti o dissociati.
LA MANCATA PERQUISIZIONE: 17 marzo 1978, di sera. Alla direzione della Polizia giunge una segnalazione precisa: in via Gradoli, una traversa di via Cassia, al numero civico 96, vi è un covo delle Brigate Rosse. In quello stabile, all'interno 11, vivono da giorni Mario Moretti e Barbara Balzerani. 18 marzo 1978, prima mattina. Agenti di polizia perquisiscono gli appartamenti di via Gradoli 96, tranne uno, quello occupato dai brigatisti.
LA SEDUTA SPIRITICA: 2 aprile 1978. Località Zappolino, provincia di Bologna, appennino tosco - emiliano. Un gruppo di professori universitari tiene una seduta spiritica. Nel gioco del piattino compare la parola "Gradoli". Le persone presenti a Zappolino sono Mario e Gabriella Baldassarri, Franco e Gabriella Bernardi, Alberto, Carlo, Adriana e Licia Clò, Romano e Flavia Prodi, Fabio Gobbo. IL BLITZ DI GRADOLI: 5 aprile 1978. Blitz della Polizia a Gradoli, piccola località in provincia di Viterbo, vicino al lago di Bolsena. Tutte le abitazioni vengono perquisite. Del presidente della Democrazia Cristiana e dei suoi rapitori, nessuna traccia.. In quelle ore concitate, Eleonora, moglie di Aldo Moro, si rivolge alla Segreteria del Ministro dell'Interno Francesco Cossiga. Chiede se Gradoli sia anche il nome di una via di Roma. La risposta è secca: a Roma, via Gradoli non esiste. IL FALSO COMUNICATO DEL LAGO DELLA DUCHESSA: 18 aprile 1978. Una telefonata al quotidiano romano "Il Messaggero" annuncia l'arrivo di un messaggio delle Brigate Rosse. Nel comunicato numero 7 si annuncia l'avvenuta esecuzione di Moro, il cui corpo si troverebbe "nei fondali limacciosi del lago della Duchessa." Ma il comunicato è visibilmente contraffatto. Nonostante ciò le forze dell'ordine si recano con elicotteri e uomini lungo le rive del Lago della Duchessa, in provincia di Rieti. Anche in questo caso, di Moro nessuna traccia. Il documento viene scritto materialmente da un certo Tony Chicchiarelli, un falsario della Banda della Magliana, gruppo criminale operante a Roma, in contatto con uomini del Sismi e della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Chicchiarelli sarà ucciso nel 1984. VIA GRADOLI: 18 aprile 1978. Un residente di via Gradoli 96 telefona ai vigili del fuoco per una perdita d'acqua. Quando i pompieri entrano nella porta dell'interno 11 si trovano davanti ad un covo delle Brigate Rosse. Entrano in bagno. Notano il telefono della doccia posato sopra uno scopettone a sua volta appoggiato sulla vasca. Gli occupanti volevano che l'acqua si dirigesse verso una fessura nel muro? Nell'appartamento vengono rinvenute le divise da avieri utilizzate dai brigatisti per camuffarsi in via Fani, durante l'agguato a Moro e agli uomini della scorta. VIA MONTENEVOSO: 1 ottobre 1978. Blitz dei carabinieri e della magistratura milanese in via Montenevoso 8, a Milano. Arrestati Nadia Mantovani, Lauro Azzolini, Antonio Savino, Biancamelia Sivieri, Paolo Sivieri, Maria Russo, Flavio Amico, Domenico Gioia, Franco Bonisoli. Ritrovate le lettere originali scritte da Aldo Moro nella cosiddetta "prigione del popolo". Ma mancano dei pezzi. 10 ottobre 1990. Dodici anni dopo. Durante i lavori di ristrutturazione dell'appartamento, in un'intercapedine, un muratore trova altri documenti originali autografati da Moro e banconote. LA LATITANZA DI ALESSIO CASIMIRRI: I brigatisti responsabili del rapimento sono stati quasi tutti arrestati. Resta libero Alessio Casimirri, nome di battaglia Camillo. E' condannato in via definitiva nel processo Moro. Vive oggi in Nicaragua, in una bella casa al dodicesimo chilometro della Carretera sur, quella che da Managua porta a El Crucero, cento metri a sud e cento metri ad est del Monte Tabor, non lontano dal suo ristorante "La Cueva del Buzo", protetto da un alto muro di cemento armato e da una torretta di legno. L'Italia ha chiesto più volte la sua estradizione, ma tra il nostro paese e il Nicaragua non esistono trattati bilaterali. Casimirri conosce certamente i nomi delle persone a bordo delle due Honda presenti in via Fani, il 16 marzo 1978. Questi i misteri riepilogati da Biacchessi. A completamento dei ricordi inerenti quel tragico periodo, voglio proporvi un documento audio (http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/aldomoro/#) secondo me molto interessante: una serie di trasmissioni condotte da Corrado Guerzoni, all'epoca uno dei più stretti collaboratori di Aldo Moro.

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