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sabato 5 aprile 2008

il filosofo & il conduttore











A volte ci sono delle intersecazioni nella vita alquanto bislacche e imprevedibili. Due uomini hanno una vita indipendente e foriera di successi, ognuno nel proprio campo, e difficilmente avranno modo di incrociarsi, di confrontarsi, di dire la loro ognuno sull'altro. Ma, come dicevo, la bizzarria della vita prevede in qualche occasione anche la "convergenza parallela". Un filosofo, un famoso studioso di semiotica, uno scrittore osannato e venerato può incrociare il suo cammino con quello di un ex disc-jockey, di un conduttore di successo (lo dice l'Auditel), di un professionista della tv che svolge linearmente e con profitto il proprio mestiere. E a farli incrociare, guarda un pò, basta una trasmissione televisiva molto nota ("L'eredità") ed un articolo scritto su un settimanale che vende molte copie ("L'espresso"). Uno dei due (il filosofo) è piemontese, di Alessandria, ha 76 anni. L'altro (il conduttore) è toscano, di Firenze, ed ha 47 anni. La scintilla che provoca l'incendio della rispettiva conoscenza è causata dall'assidua frequentazione visiva (da parte del filosofo) del quiz su RaiUno, ed in particolare dell'ultima parte di essa, denominata "La ghigliottina", seguita (come dice il conduttore) da "milioni, milioni e milioni di telespettatori" (generalmente tra i 6 e i 7). Questo amore catodico tra il filosofo e il conduttore è esploso fragorosamente ieri, con l'uscita in edicola de L'espresso e con l'articolo del filosofo (Umberto Eco) intitolato "La nostra ghigliottina quotidiana", con cui si magnificano le doti del conduttore (Carlo Conti) e si danno suggerimenti per migliorare ancor di più i meccanismi del gioco televisivo. Io vi propongo integralmente l'articolo di Eco, chissà che qualche altro conduttore televisivo non trovi utile la lettura, prendendone spunto per migliorare e per migliorarsi. Leggete, gente, leggete. Anche per sfuggire alla campagna elettorale è aumentato il numero delle persone che tra le sette e le otto di sera seguono sul primo canale 'L'eredità', che per chi non lo sapesse è un divertente programma quiz. Molti, anche se si trovano ancora per strada, si affrettano a rientrare entro le otto meno dieci per non perdersi la parte finale, che si chiama 'La ghigliottina'. Ancora per chi non lo sa, al concorrente vengono proposte coppie di parole (e se sceglie quella sbagliata essa cala come una mannaia e dimezza il suo monte premi). Alla fine il concorrente dispone di cinque parole e deve indovinare una sesta parola che in qualche misura sia legata alle cinque proposte, per esempio perché vi appare insieme in una frase fatta. Per non tirarla in lungo faccio un esempio: sere fa le cinque parole finali erano golfo, archi, prova, San Remo, italiana, e in fondo era facile per una mente sveglia individuare la parola nascosta che era 'orchestra'. Infatti c'è la 'Prova d'orchestra' di Fellini, esistono le orchestre d'archi, ci sono l'orchestra del Festival di San Remo e l'Orchestra Italiana di Arbore. Ma il riferimento più arguto era quello al golfo, perché come è noto nei teatri l'orchestra sta nel cosiddetto golfo mistico. 'La ghigliottina' provoca frenetiche telefonate tra amici, che fanno a gara in tempo reale (come si dice) a chi indovina per primo, e poco manca che gli affezionati vadano in giro con dei nastrini sul petto, come i militari che esibiscono le campagne a cui hanno partecipato. Salvo che da un po' di tempo il gioco si è fatto sempre più difficile e quando Carlo Conti rivela la parola giusta a tutti cadono le braccia perché appare quasi impossibile che un essere umano (sia pure con una mente educata a cogliere i rapporti tra le cose e le parole) potesse arrivarci. E non si vede perché, non credo per risparmiare quel poco di premio che alla fine (dopo molte ghigliottinature) il concorrente potrebbe aggiudicarsi. Ma, se questo deve essere il gioco, indubbiamente ispirato a profondo sadismo, mi permetto di suggerire alcune versioni capaci di sfidare il più allenato degli adepti. Propongo per esempio che appaiano in dirittura finale 'fondo, canone, occhi pinti, Gradara, caos'. La soluzione sarebbe 'enfiteusi'. Infatti, potrebbe spiegare Conti, l'enfiteusi è notoriamente il diritto di godimento su un fondo altrui, implica il pagamento di un canone, nel 1561 tal Josepe Ochipinti dal Conte di Modica ebbe concesse in enfiteusi 88 salme di terre a Candicarao, nel diciassettesimo secolo i papi concessero il castello di Gradara in enfiteusi ai signori di Pesaro, e Pirandello è nato nella contrada detta Caos, acquisita dai suoi avi in enfiteusi. Facilissimo. Altra possibilità: 'Dante, sesquipedale, sontuoso, endecasillabo, convertita'. La soluzione, che quasi viene da sé, sarebbe 'sovramagnificentissimamente'. Infatti questo termine è coniato da Dante nel 'De vulgari eloquentia', è un termine sesquipedale (se questo aggettivo definisce anche - vedi il De Mauro - scritto, discorso eccetera esageratamente lungo e altisonante), significa 'in modo molto sontuoso', è certamente un endecasillabo e con le sue ventisette lettere è più lungo di 'precipitevolissimevolmente', introdotto da Francesco Moneti nel Settecento, nel suo 'La Cortona convertita'. Propongo anche 'felicita, emetico, farmacista, iperacidità e sotterfugi'. Basta che il concorrente capisca che la prima parola non è felicità bensì il nome della signorina Felicita, e nella poesia che le dedica Gozzano abbandona il negozio di un farmacista uscendo dall'odor d'ipecacuana, l'ipecacuana è un emetico, iperacidità è il sostantivo che nello Zingarelli 2008 segue ipecacuana e infine una storia di ipecacuana appare nell'episodio 'Sotterfugi' della serie del dottor House. Altri termini facili da far indovinare potrebbero essere lucumone, strofanto, zeugma, tyrannosaurus rex, aspidistra, uracile, culleo, monocotiledone, poliorcete. Ma forse bisogna osare di più. Si potrebbero dare al concorrente da scegliere le coppie tuono-lampo, veglia-sonno, monosillabo-polisillabo, novantanove-cento e allitterazione-onomatopea. La serie finale dovrebbe essere 'tuono, veglia, lungo, novantanove e onomatopea'. Non vedo chi non comprenderebbe subito che si tratta di una onomatopea che definisce il tuono, parola polisillaba di novantanove lettere che appare ne 'La veglia di Finnegans' di Joyce. La soluzione, che mi pare intuitiva, è: 'bababadalgharaghtakamminarronnkonnbronntonnerronntuonnthunntrovarrhounawn-kawntoohoohoor-denenthurnuk'. Una volta soccorso il concorrente dall'attacco d'asma che conseguirebbe al proferimento del termine risolutivo, e superato l'intasamento delle linee telefoniche dovuto alla soluzione contemporanea di milioni di telespettatori trionfanti, il gioco avrebbe acquistato maggiore popolarità.

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