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venerdì 28 marzo 2008

la solita campagna (della bufala) di Vittorio Feltri







Tanto per cambiare ritorno a parlare (era un pò di tempo in verità che non lo facevo) di quel buontempone velenoso che risponde al nome di Vittorio Feltri, pluridecorato (dagli amici del cavaliere ovviamente) direttore factotum di quella specie di giornale che risponde al nome di Libero. Questa volta però, voglio far parlare un bell'articolo scritto da Bruno Gravagnuolo su l'Unità di oggi, dal titolo "Dietro Feltri un Cavaliere" da cui si capisce benissimo il contenuto del pezzo giornalistico, che vi ripropongo integralmente. Buona lettura. Nella feroce campagna propagandistica che Libero sta conducendo in questi giorni contro i «papponi di stato», c’è un aspetto politico che merita di essere segnalato alla pubblica opinione con particolare attenzione. Al di là delle contumelie e della virulenza corriva con cui il quotidiano di Feltri sta «addentando» il tema. Che ieri ha lanciato una nuova goliardica trovata: il mazzo di carte della «Casta» con le caricature dei politici. Si tratta dell’attacco diretto e personale di Libero e del suo direttore alla figura del capo dello Stato Giorgio Napolitano. È un azione di picconamento in piena regola, che chiama in causa il Presidente, prima con accuse generiche di proteggere «i furbetti» e di essere acquiescente ai privilegi della Casta. Poi con la taccia più specifica e diretta di essere addirittura il «Capo della casta». Infine, con crescendo persecutorio, addirittura con l’accusa di essere reo di «cresta» sui rimborsi ai danni dei contribuenti, e difendere il malcostume e i priviliegi della politica. Facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti. Si tratta di una megainchiesta a puntante firmata da un ex deputato verde, non più ricanditato. Nella quale l’autore, ex leghista anti-immigrati, sfoga la sua «delusione» sulla politica in Parlamento. Denunciandone le vuote giornate, gli sprechi e le assurdità. Con contorno di «pianisti» complici di assenti che intascano indennità. Degustazioni di prodotti tipici, compravendite sotterranee e raccomandazioni, passerelle di «miss» e quant’altro. Un quadro tragicomico da «animal haus», con la fatidica denuncia del «mercato delle vacche». Tipica - e qui il discorso si fa serio - di tutta la tradizione antipolitica e antiparlamentare che da sempre accompagna le offensive illiberali e populiste contro le iniquità del sistema parlamentare. È a questo punto però che scatta la vera operazione di Libero: chiamare in causa il garante di quel sistema. Il capo dello Stato. Rimproverato inizialmente di avere criticato da Santiago del Cile l’antipolitica corrente, che rischia di affossare gli istituti rappresentativi. E subito dopo, con le grida di Feltri che abbiam visto, di essere il vero «capo della casta». Uno che per di più lucra sui rimborsi dei viaggi. E l’episodio citato è il seguente. Nel 2004 Napolitano, per raggiungere Bruxelles usò un volo low cost della Virgin Air, al prezzo di 90 Euro. Ma percepì a rimborso la cifra di 800 Euro, come diaria burocraticamente dovuta per uno spostamento di tal genere, ovvero Roma-Bruxelles. L’episodio è stato ripetutamente chiarito e spiegato, dalle autorità di Bruxelles e da Napolitano stesso, a seguito di un servizio tipo le jene di una rete tedesca. E cioè, essendo quel giorno indisponibile il volo di linea belga, per il fallimento della compagnia di bandiera, il deputato prese quel solo volo disponibile. Per essere presente alla seduta della comissione esteri, da lui presieduta. Nessuna cresta, ma rimborso di ufficio in virtù di un’assurda regola «forfettaria» da cancellare, ma di cui Napolitano non profittò di proposito, e di cui non si valse né prima nè dopo. Dunque capo di imputazione pretestuoso e strumentale, da parte di un giornale che gioca a senso unico nelle sue «liste» sulla casta e ha ben altri trascorsi da farsi perdonare (il caso Betulla). Scelto però sul filo di una campagna martellante contro la persona, che non si ferma qui. Perché a seguire arriva l’altra picconata. Specifica e ideologica. Libero infatti ha pubblicato come editoriale, a partire dalla prima e a girare, un lungo articolo del 20 febbraio 1974, sempre di Napolitano su l’Unità. Nel quale l’allora responsabile della sezione culturale del Pci, interveniva sul caso Solzenicyn. Sostenendo in quell’occasione che l’esilio dello scrittore perseguitato in Urss, il suo uscire dal paese senza danni, era l’unica soluzione auspicabile, in una situazione in cui i rapporti del narratore con le autorità erano ormai ingestibili. Una considerazione amara quella di Napolitano, condita da giudizi inequivoci sulla libertà di espressione negata in Urss, sul dissenso in materia tra Pci e Pcus, e anche sull’inasprimento di quella questione di libertà in un quadro internazionale segnato dalla ripresa di guerra fredda. Non mancavano è vero, notazioni critiche anche sull’atteggiamento di Solzenicyn e sul suo approccio frontale e politico contro il regime sovietico. Nondimeno il senso dell’intervento era chiaro, sia pur con qualche sfumatura diplomatica. Ma anche il senso della «citazione» di Libero è chiaro: Napolitano stalinista mascherato. Uomo dell’Urss, nonché omertoso profittatore di regime. Erede del comunismo italiano e della «sua» repubblica parlamentare. Pertanto non altezza del suo ruolo, e inabilitato a rappresentare una Repubblica di suo già corrosa e da spiantare. Eccolo allora il veleno nella coda e nella testa: proprio la biografia di chi presiede «queste» istituzioni fa corpo con la necessità del loro superamento. Esige un mutamento di fondo. Corroso quel capo dello stato, corroso questo stato. Bene, ma come e quando il mutamento? Adesso, al culmine della crisi antipolitica e di legittimazione della Repubblica. E sulla quale Libero soffia con dovizia. Anticipando a suo modo le linee di un futuro «governo costituente Berlusconi», sulle ali della sperata vittoria elettorale. E il progetto di «nuova repubblica» suona: Presidenzialismo, o semi Presidenzialismo. Con superamento del regime parlamentare, riscrittura della divisione dei poteri ed elezione diretta del Presidente o del Premier. Un progetto molto caro alla destra, a Fini più di tutti, ma non solo. E che prevede tregua con il centrosinistra e la sinistra. Rimodellamento delle regole a rafforzare l’esecutivo (plebiscitato). E da ultimo la transizione di Berlusconi al Quirinale, con spostamento magari di Fini a Palazzo Chigi, oppure di qualche eminenza di fiducia del Cavaliere, magari già spendibile in fase transitoria. Il tutto ovviamente dopo le dimissioni di Napolitano, che ha incarnato viceversa e con chiarezza le ragioni della repubblica parlamentare, sia pur riveduta e corretta. Qui perciò il significato della campagna di Libero: preparare il terreno per questo scenario. Nel cavalcare al contempo un cavallo di battaglia elettorale antipolitico, elettoralmente fruttuoso e coerente al fine. Ma è qui che le antenne devono scattare. In anticipo. Non concedendo spazio agli equivoci, magari solo col silenzio. Innanzitutto respingendo l’aggressione al capo dello stato, come intollerabile e destabilizzante. E poi bruciando sul nascere ogni tentazione costituente del tipo che abbiamo descritto. Non è questa infatti la «nuova Repubblica» che il Pd può voler contribuire ad instaurare, nè in tutto nè in parte. Anche perché, con Berlusconi al Quirinale, sarebbe la corda a cui impiccarsi per sempre.

5 Commenti:

  • Alle lunedì 31 marzo 2008 08:01:00 GMT+2 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buongiorno,ho letto i tuoi tre post.La prima cosa che ho fatto ieri è stata quella di leggere l'intervista di Veltroni su l'Unita'.Quindi noto che abbiamo una sintonia anche nelle letture.Per quanto riguarda Berlusconi e Feltri,siamo allo solite.Dimostrano tutto lo squallore della destra italiana.Ti consiglio,se non lo hai letto,l'editoriale di ieri sulla Repubblica di Eugenio Scalfari che tocca come argomenti il caso Alitalia,i sondaggi e l'esternazione del cavaliere sul voto cattolico con giudizi ampiamente condivisibili.MAURO.

     
  • Alle lunedì 31 marzo 2008 12:20:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    Buongiorno a te, carissimo. La sintonia, a quanto pare, non è soltanto nelle letture ma anche nelle idee. Trovarci concordi e affratellati nelle opinioni e nelle esternazioni (di politica, come di costume o di società) mi sta facendo balenare un'idea. Che ne dici se lascio il mio blog nelle tue mani ed io me ne vado un pò in vacanza? Non mi sembra una cattiva idea, nessuno si accorgerebbe del cambio...Fammi sapere. Buona settimana.

     
  • Alle lunedì 31 marzo 2008 12:30:00 GMT+2 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Carissimo,ti ringrazio della fiducia,ma è un compito molto impegnativo e non so se sarei capace di affrontare gli argomenti con la stessa tua efficacia.MAURO

     
  • Alle lunedì 31 marzo 2008 13:04:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    Ci riusciresti benissimo, caro MAURO, ne sono più che sicuro. Affronteresti gli argomenti come e meglio di me, fidati. Ma se non te la senti, non ti preoccupare, non insisto.

     
  • Alle lunedì 31 marzo 2008 13:22:00 GMT+2 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Infatti preferisco avere l'appuntamento quotidiano con i tuoi post.MAURO

     

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