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martedì 8 aprile 2008

Francesca Neri, precaria nell'anima non nel conto in banca


Spulciando nel Web, mi sono imbattuto questa mattina in una curiosa intervista pubblicata nella pagina spettacoli del portale di Tiscali. L'intervista (come sempre prodromica per l'uscita di un nuovo film) è quella fatta a Francesca Neri, attrice e produttrice di successo che ha firmato con la sua casa di produzioni cinematografiche (insieme a Claudio Amendola) il suo secondo film dopo quello dedicato a Melissa P. e al suo fortunato romanzo d'esordio. Il film, che uscirà venerdì 11 aprile, è stato realizzato con un basso costo, girato con telecamere digitali e tratta della precarietà dei sentimenti e dei rapporti interpersonali. Il titolo (alquanto eloquente) è Riprendimi, una sorta di elastico emozionale tra due giovani, specchio fedele di quello che accade veramente nella società dell'incomunicabilità (paradosso della fiera delle comunicazioni) e del consumismo, oltre che del precariato, lavorativo e sentimentale. Non credo che la Neri abbia problemi di precarietà nell'anima (nonostante quanto da lei affermato) nè tantomeno nel suo conto corrente bancario. Comunque il messaggio sociale l'ha voluto ugualmente mandare. Ecco il testo dell'intervista (curata da Emanuele Bigi). Buona lettura. Francesca Neri produce il suo secondo film dopo Melissa P. Lo sguardo rimane sempre fermo sul mondo femminile ma il bersaglio questa volta è un prodotto low budget che a gennaio ha conquistato il pubblico del Sundance Film Festival di Robert Radford, era l'unico film italiano in concorso. Riprendimi diretto da Anna Negri ha vinto la sua scommessa, anzi è andato oltre le previsioni e da venerdì 11 arriverà anche nelle sale. Protagonisti due giovani attori "di domani" sottolinea la produttrice: Alba Rohrwacher e Marco Foschi, visti recentemente in Caos Calmo, lei, e in Nelle tue mani di Peter Del Monte, lui. Formano una coppia con un figlio le cui giornate sono riprese da due cameraman che vogliono realizzare un documentario sul mondo del precariato. Lucia (Alba) è una montatrice mentre Giovanni (Foschi) un attore, un giorno in un momento di crisi Giovanni decide di lasciare la moglie per un nuovo amore. Ecco che il documentario prende una piega diversa e si trasforma in un racconto tragicomico su una separazione: la precarietà raccontata è quella dei sentimenti o come dice la Neri: "dell'anima". Lucia non vuole infrangere il suo sogno di vita, lotta con tutte le sue forze per ricomporre la famiglia, o forse per paura della solitudine.
Come è nata l'idea di produrre Riprendimi? "Ho incontrato Anna, l'idea mi ha convinto immediatamente, ma soprattutto mi ha colpito la necessità che Anna aveva di raccontare questa storia con un linguaggio innovativo. Al Sundance è stato proprio questo caratteristica a conquistare il pubblico, insieme alle interpretazioni degli attori. E poi si prestava a un basso budget. È stata un'esperienza positiva che vorrei ripetere, tutti hanno partecipato con profondo sacrificio e con un'energia che avevo dimenticato. La libertà nella gestione del lavoro, infine, ha scatenato una forza creativa che traspare dallo stesso film".
Nel lungometraggio i due cameraman a un certo punto si trovano spaesati, non sanno più che soluzione prendere di fronte un enorme quantità di materiale girato, poco aderente a una linea precisa. Anche voi vi siete trovati in una situazione simile con 70 ore di immagini? "In parte sì, a dire la verità la regista dava l'impressione di essere in preda a uno stato confusionale, ma sapeva benissimo qual era la meta da raggiungere. Quella libertà di cui parlavo prima ha dato forza a questa idea, però tutto era sotto controllo. Pensi che prima di girare Anna ha sottoposto gli attori a un mese di prove. Una rarità nel mondo del cinema".
Dopo Melissa P ancora uno sguardo sul mondo femminile. "Non è l'unica strada da percorrere, sicuramente ho una certa inclinazione verso quell'universo e poi, si sa, sono le donne a prendere sempre certe decisioni.
Qui il mondo maschile esce un po' a pezzi, non crede? "Non è vero, è la storia di due persone che si separano, in questo caso l'uomo si comporta in un certo modo (tradisce, dice bugie alla moglie e alla nuova compagna, ndr), ovviamente non si parla di tutta la categoria. Molti uomini si comportano così, quando sono impreparati di fronte a un rapporto e a un figlio scappano. Le donne no. Le donne hanno il coraggio di soffrire e dalla sofferenza ne traggono una maturazione, l'uomo scappa e tende a ripetere gli stessi errori".
Precari nel lavoro e nell'anima. Questo ci vuole raccontare il film."Viviamo in un epoca di precarietà lavorativa ma siamo anche molto precari nell'anima. Questa è la verità. Indipendentemente dall'insicurezza economica, anche chi ha un posto fisso dal punto di vista emotivo si perde".
Dal punto di vista produttivo, invece, Riprendimi fa quasi riscoprire il ruolo del vecchio produttore coraggioso che investiva, dopo i grandi numeri, in film indipendenti. Lei ha investito il guadagno di Melissa P in questo film. Qualcuno non dovrebbe imparare la lezione? "Più precisamente i premi governativi che ho ottenuto per Melissa P li ho investiti in Riprendimi. Comunque, sì, concordo. In Italia si tende a individuare i filoni che funzionano e poi a fare sempre lo stesso film. C'è poco coraggio a rischiare, anche da parte di chi se lo può permettere. Il nostro cinema sforna commedie o film d'autore, negli altri paesi europei non funziona così, in Spagna, ad esempio, esce il film di Amenabar, il thriller, l'horror e il western. La voglia di sperimentare manca. Inoltre la maggior parte dei prodotti italiani costano troppo, c'è un limite oltre il quale non vale la pena andare. Alla fine gli attori, i tecnici lavorano sempre entusiasmo. In questo film avrei potuto scegliere un cast più famoso, ma in Riprendimi ci sono i nomi di domani, forse non pagherà oggi, comunque a parte due o tre nomi non esistono attori che spingono le masse al cinema. Quindi ci vorrebbero anche produttori che scoprono nuove leve".
A settembre la rivedremo, nei panni di attrice, nel nuovo film di Pupi Avati, Il papà di Giovanna, a fianco ancora di Alba Rohrwacher. Ci può svelare qualcosa? "Ben poco. È un film in costume con Silvio Orlando, Ezio Greggio e appunto Alba, nel ruolo di Giovanna, mia figlia. Si tratta di una storia molto drammatica, forse la più drammatica a cui abbia mai preso parte".

2 Commenti:

  • Alle martedì 8 aprile 2008 23:49:00 GMT+2 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Ho letto un articolo di Nuova Agenzia Radicale, dove si parla di una "menzione speciale ad Alessandro Averone,intenso e bravo,attore che gli amanti del teatro sicuramente conoscono, al quale auguriamo che anche il cinema porti fortuna, perché se lo merita".
    Allora speriamo che non solo Alba e Marco siano gli attori di domani, ma anche Alessandro, che nel film è il cameraman.

     
  • Alle mercoledì 9 aprile 2008 12:28:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    Un pò di sana e non prezzolata pubblicità (in tempi di campagna elettorale dove tutti reclamizzano tutto) la concedo volentieri, soprattutto sapendo che sono giovani e bisognosi di visibilità (legittimamente motivata) finalizzata alla loro carriera artistica.

     

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