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venerdì 11 gennaio 2008

i nuovi mali di Roma







Le parole molto dure (ma molto efficaci) usate ieri da Papa Benedetto XVI, nel corso dell'udienza di inizio anno con il sindaco di Roma Veltroni, il presidente della Provincia Gasbarra e il presidente della Regione Marrazzo, hanno avuto una sorprendente (per alcuni) eco nel mondo politico e dell'informazione. Personalmente, invece, non ci trovo grosse novità nelle parole del Santo Padre. Il degrado (materiale e spirituale) della Città Eterna è sotto gli occhi di tutti. Non credo ci sia bisogno di scomodare la comunità di S. Egidio o la Caritas o i volontari, che tutti i giorni sono a contatto con la realtà "invisibile" fatta di poveri, sbandati, immigrati e disagiati in genere, per sapere come stanno le cose. Ce ne possiamo rendere conto anche con i nostri occhi: non solo nelle periferie, ma anche nelle zone semicentrali della Capitale ci imbattiamo ogni giorno in questo esercito di derelitti che sopravvivono (o cercano comunque di farlo) e lottano contro la fame e il freddo, occupano rifugi di fortuna, dormono con coperte di cartoni e stracci, mendicano pochi centesimi, che il più delle volte vengono loro negati dal disinteresse e dall'insensibilità di molti cittadini, che fanno finta di non vederli e tirano avanti (trascinandosi dietro comunque una ingombrante pesantezza di coscienza) come se niente fosse. Il Papa ha perfettamente ragione quando cita l'episodio della morte violenta di Giovanna Reggiani (la moglie dell'ufficiale di Marina violentata e uccisa da un rumeno nella zona di Tor di Quinto a Roma qualche mese fa) come momento topico della realizzazione e della presa di coscienza, da parte della città, sull'esistenza dei gravissimi problemi e sull'inquietante degrado oramai non più tollerabili. "...Un evento tragico come l'uccisione di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto ha posto bruscamente la nostra cittadinanza di fronte al problema non solo della sicurezza, ma anche del gravissimo degrado di alcune aeree di Roma. Specialmente qui è necessaria, al di là dell'emozione del momento, un'opera costante e concreta, che abbia la duplice finalità di garantire la sicurezza dei cittadini e di assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa..." ha sottolineato il Pontefice nel suo intervento, toccando anche l'argomento povertà ed indigenza, non solo degli immigrati, ma soprattutto dei "nuovi poveri", quelle famiglie romane, cioè, che oramai non ce la fanno più ad arrivare nemmeno alla terza settimana del mese, non possono più provvedere al proprio fabbisogno primario, non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena. E non è un modo di dire. Questo oceanico disagio, che tocca direttamente o indirettamente tutti noi, ci mette di fronte ad una presa di coscienza totale e inderogabile. Non possiamo più far finta di niente e girare lo sguardo quando incrociamo qualche barbone o qualche senzatetto che ci chiede pochi spiccioli. Meglio rinunciare all'acquisto di un dvd, di un cd o di un pacchetto di sigarette, e donare qualche euro a chi ne ha veramente bisogno, piuttosto che allungare il passo, tenersi stretto il portafoglio e sentire il borbottìo del giustificato rimprovero da parte della nostra coscienza...

2 Commenti:

  • Alle sabato 12 gennaio 2008 09:59:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Carissimo,questo è un argomento molto scottante,perchè la situazione è sotto gli occhi di tutti.Purtroppo nessuna forza politica ha la forza e il coraggio di affrontare questo tema,anche perche'difendere la dignità umana in questo momento è molto impopolare,essendo altri i modelli vincenti.Naturalmente non è solo un problema di Roma ma globale.Mauro

     
  • Alle sabato 12 gennaio 2008 11:30:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Concordo con la tua analisi, caro MAURO. E' vero che non è solo un problema di Roma ma globale. Ma quando si parla di Roma, della Città Eterna, del Papa e di quello che succede oltre il Tevere, diventa tutto amplificato (e a volte distorto) e tutto di dominio pubblico. Poi, a volte, si fanno delle retromarce, si dice che non si è voluto dare il giusto senso e la dovuta interpretazione alle parole dette. Ma il problema resta. E la soluzione latita...

     

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