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lunedì 23 gennaio 2006

il pressing (inevitabile) del cavaliere


C'era da aspettarselo. Il nostro caro e beneamato (per alcuni sicuramente, non certo per chi vi scrive...) presidente del consiglio sta cercando in tutti i modi, possibili e immaginabili, di far slittare la data dello scioglimento anticipato delle Camere, e di conseguenza dell'inizio del periodo pre-elettorale, definito "par condicio" in cui tutti i partiti, grandi e piccoli, hanno pari visibilità in tv e nelle tribune politiche. La richiesta del premier di Arcore è stata giustificata dall'esigenza (personale, riteniamo, non certo di natura "istituzionale"...) di avere a disposizione altre due settimane per chiudere (in bellezza?) situazioni come decreti e disegni di legge ancora aperti o in fase di dirittura d'arrivo, sottolineando quindi la improrogabile necessità di avere più tempo a disposizione, soprattutto per quelle norme da varare in tempo, pro domo sua, come ad esempio la legge definita dell'inappellabilità. Guarda caso, questa legge, se dovesse passare in tempo, impedirebbe al pubblico ministero di presentare l'appello in caso di sentenza favorevole all'imputato, e quindi non rinvierebbe la decisione al giudizio di secondo grado, facendo risultare la sentenza DEFINITIVA. La cosa mi pare leggermente a favore di quegli imputati che, pur in presenza di prove documentali e appropriate che dimostrano almeno il dubbio sulla loro non imputabilità, permettono, grazie ad un ottimo avvocato (anzi, più di uno) e a testimoni "prezzolati" e indottrinati all'uopo, la realizzazione della non punibilità, accompagnata dall'impossibilità per il PM di presentare appello contro l'eventuale assoluzione. Credo proprio che il presidente del consiglio tenga in modo particolare a questo disegno di legge, in virtù del fatto che molti suoi coetanei ed amici di schieramento politico, potranno in futuro servirsi di questa sorta di salvacondotto giudiziario, per poter convolare a giusta impunibilità (si legga "giusta" con occhio sarcastico, ovviamente!) e per potersi assicurare una vecchiaia tranquilla, non certo da "esule politico" (come ad esempio fu per Bettino Craxi ad Hammamet). Insomma, alla fine, dopo invasioni di campo, dribbling, finte e controfinte, falli da dietro ed entrate a gamba tesa, il nostro presidente-calciatore ha preferito un pressing a tutto campo, soprattutto sul Presidente della Repubblica (che incontrerà di nuovo domani sera), evitando accuratamente fuorigioco, ammonizioni e l'inevitabile cartellino rosso, che comunque l'arbitro (il popolo italiano) sta già tirando fuori dalla tasca (leggi urna) pronto a sbandierarlo sotto il naso del premier la mattina del 9 aprile prossimo. E non ci saranno tempi supplementari.

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