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venerdì 10 luglio 2009

il G8 degli sfollati


Da tre giorni in Abruzzo si sta svolgendo un G8 parallelo, fatto non dai Grandi della Terra ma dai piccoli grandi terremotati del 6 aprile scorso. Gente comune, donne, anziani, bambini, uomini con la faccia piagata dalle rughe che parlano di una vita fatta di sudore e sacrifici, non certo di hostess e guardie del corpo. Un altro G8 di cui nessuno parla ma che esiste. Un G8 degli sfollati che soffre in silenzio ma con una dignità tipica di questa terra. Ad occuparsi di loro ci sono i volontari della Protezione civile, con i servizi e le tende, ma nessun lavoro è stato svolto per migliorare le condizioni, come invece è avvenuto in altri centri attraversati o dai Grandi o dalle centinaia di persone della sicurezza e dei servizi che gravitano attorno al grande evento. Sono paesi anonimi, senza vittime del terremoto (per fortuna) monumenti di pregio o personaggi da copertina (per sfortuna) in grado di catturare l'attenzione dei mass media, di convogliare qualcuno che si muova a compassione e decida di adottare un gruppo di vecchie case e vecchie chiese distrutte. L'età media dei residenti è over 60, abbassata solo da quella dei nipoti lasciati ai nonni da genitori impegnati a trovarsi un lavoro altrove, lungo la costa abruzzese oppure nel Lazio, aiutati da parenti e amici. Sono migliaia e migliaia i terremotati lontani dai flash del G8, dalle telecamere puntate sempre sui luoghi diventati simbolo della tragedia. Ma anche loro vogliono avere una voce che reclami il loro disagio e il loro passare inosservati nelle fasi della ricostruzione. Piccoli luoghi in viaggio verso lo spopolamento e che negli ultimi anni avevano visto arrestarsi l'agonia grazie ai romani arrivati per riadattare stalle, pagliai e casette abbandonate da trasformare in locali dove passare il fine settimane o le ferie in montagna. Ora il terremoto ha interrotto anche questa economia. Sono tante le seconde case (quelle vecchie e cadenti) che non beneficeranno dei fondi per la ristrutturazione. Ed è facile prevedere che il declino riprenderà più forte di prima. In alcuni paesini, come ad esempio Barisciano, da tre mesi ci sono due piccole tendopoli attrezzate alla meglio su terreni agricoli in declivio e tende o gazebo adattati in fretta a dormitori, montati nell'orto o in giardino. Più a monte le case abbandonate che i vecchi guardano con tristezza. Stessa situazione nelle quattro frazioni di Roio, oppure a San Pio, Navelli, Casentino. Non sanno quando potranno tornare a casa: per loro i prefabbricati dell'Aquila e di Onna non sono previsti. Un colpo di fortuna l'hanno avuto a Sant'Eusanio Forconese dove è atterrato l'elicottero di George Clooney, impegnato prima all'Aquila e poi nella vicina San Demetrio. Il sindaco, che è andato a salutarlo di persona, ha riferito che l'attore gli ha assicurato il proprio interessamento per il paese. Speravano, questi terremotati silenziosi, che qualcuno si accorgesse di loro per rimettere in piedi la vecchia chiesa crollata, il porticato della piazzetta che non c'è più, la fontana distrutta, un centro che di storico non ha niente se non la testimonianza di una cultura contadina e montanara. I televisori accesi sotto le tende trasmettono in continuazione le immagini dei cosiddetti Grandi della Terra in riunione o da soli, commossi davanti alle stesse rovine viste e riviste in tutti questi novantacinque giorni. Qui il G8 ufficiale non c'è stato: qui c'è solo quello degli sfollati mentre il terremoto resta. Con tutti i suoi problemi.

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