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martedì 24 marzo 2009

il solito imbonitore (da due soldi)


Inutile sorprendersi ogni volta. Sgranare gli occhi, aprire al massimo i padiglioni auricolari, stare in tensione per carpire ogni qualsivoglia particolare durante un discorso del Pifferaio di Arcore mi sembra fatica inutile, sprecata. Energie gettate al vento. Come il tempo e l'attenzione. Tanto non c'è molta differenza tra un suo discorso alla Camera dei Deputati o sul predellino di un'autovettura o su quello di un treno ad alta velocità. Lui crede sempre di trovarsi nel suo studiolo di Cologno Monzese, a Mediaset, di fronte alle sue beneamate telecamere ad alta definizione (ora non c'è più bisogno della magica calza velata innanzi alla teleobiettivo), mentre a reti unificate parla ai suoi elettori, ai suoi amici. Il problema, con il caimano, è sempre lo stesso, e non è mai di facile soluzione (soprattutto per il centrosinistra). Lui annusa gli spiriti animali del Paese, li rielabora e li semplifica, ne tira fuori proposte che seguono sempre il medesimo percorso: sono clamorose e dirompenti all’inizio, vengono corrette e ridimensionate in corso d’opera, spesso spariscono nei cassetti e dalla memoria. Quella che rimane è però la prima impressione, di un uomo capace di recepire e rilanciare i bisogni primari del suo popolo anche se alla fine non dà loro una vera risposta. Così è anche per questa storia del cosiddetto "piano casa", che giorno dopo giorno si complica dopo una partenza tonante, e da ieri definitivamente ha smesso di interessare tutti gli alloggi (il 60 per cento del totale) che si trovano in condomini e nelle città: già una bella scrematura. L’impressione è la promessa di più verande per tutti (tra dubbi nella maggioranza, riserve del Quirinale e duro confronto con le Regioni) che verrà mantenuta in misura molto parziale e con effetti limitati sul rilancio dell’economia. Attenzione, però, perché nella campagna elettorale che si apre (e ancor di più dopo di essa) questi inciampi del governo finiranno paradossalmente per arricchire l’elenco berlusconiano delle cose che, da presidente del consiglio e con le attuali regole, non gli è stato possibile fare. Franceschini lo ha avvertito per primo. Adesso in tanti sentono l’odore di un pesante rilancio presidenzialista plebiscitario destinato, nello stesso tempo, a giustificare e a nascondere l’inerzia del governo davanti alla crisi economica. All’interno del cosmopolita mondo del Pifferaio di Arcore oggi si disegna questo scenario, che si aprirà già nel fine settimana con il congresso happening del PdL. È una prospettiva inquietante, anche perché potrebbe mettere il PD e tutte le opposizioni nella scomoda posizione del piano casa moltiplicato per dieci. Doversi opporre a un messaggio semplificato e orecchiabile per gli italiani, pur sapendo che la sua realizzazione non è affatto a portata di mano per chi lo lancia. Un pò come succede dopo aver ascoltato un mediocre imbonitore della tv che alla fine risulta essere un men che mediocre venditore di fumo (fortunatamente non pakistano...).

2 Commenti:

  • Alle mercoledì 25 marzo 2009 18:50:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buonasera,hai proprio ragione.Il Cavaliere rielabora i desideri degli italiani e glieli propina.Quando poi non riesce ad attuarli dà la colpa a coloro che non l'hanno lasciato lavorare a causa della nostra Costituzione che,al suo naso,odora di sovietismo.Un carissimo saluto da Mauro.

     
  • Alle mercoledì 25 marzo 2009 20:04:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Caro MAURO, oramai il disco rotto del cavaliere l'hanno ascoltato tutti (prima della rottura) e non sorprende più nessuno se anche il megafono delle sue televisioni non determina ulteriori risultati dalui sperati. Purtroppo lo zoccolo duro del berlusconismo è ancora di là da essere abbattuto. Ma con pazienza e fiducia vedrai che ce la faremo. Un affettuoso saluto.

     

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