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mercoledì 3 dicembre 2008

siamo tutti figli del caimano


Non credo ci sia oramai più speranza. Da quella fatidica "discesa" in campo del lontano gennaio 1994, un marchio indelebile è stato impresso nella carne viva dell'italiano medio, quello che va la domenica al cinema piuttosto che al centro commerciale, quello che si sciroppa puntualmente le trasmissioni targate biscione, quello insomma che ha votato puntualmente per il suo immaginifico e unico capo riconosciuto: sua maestà Silvio. Ora, non vorrei dire: ma puntualmente se questo italiano medio si reca all'estero (magari alla ricerca di un lavoro, ma anche in vacanza ovviamente) è quasi naturale che lo straniero lo additi come figlio di Berlusconi. Così, a prescindere. E come se già non bastassero i fusi orari, la nostalgia di casa e la consapevolezza di quanto sarà difficile tornarci, noi poveri italiani all’estero siamo stati in questi anni di seconda repubblica anche tormentati dal nostro ruolo di ambasciatori del nostro Paese part-time, ruolo ricoperto a titolo gratuito, si capisce, e senza gli appannaggi tipici della carriera diplomatica. E già, perché uno ci mette sempre un po’ a capire che l’esilio sovente rappresenta l’unica alternativa al nepotismo, all’assenza di meritocrazia, al precariato cronico, al corporativismo e alla gerontocrazia imperanti nel Belpaese e non è certo una scelta facile quella di fare le valigie e ricominciare da un’altra parte. Ma alla fine si va, sperando che il dolore e la rabbia che accompagnano l’esilio rappresentino almeno la catarsi che emenda delle magagne nazionali. E invece no: ogni tentativo di diventare parte di un nuovo paesaggio si è infranto negli ultimi anni sulle prodezze verbali dell’ineffabile destra italiana e del suo eroe eponimo, Silvio Berlusconi. Che si trattasse della giornata del kapò, di quella delle corna o, finalmente, dell’abbronzatura di Obama, alzi la mano chi tra di noi italiani all’estero non si sia trovato ad affrontare il dito puntato di un collega o di un vicino: «Italian? Ah! Berlusconi!». Eh già, perche si fa in fretta a prendersela con le dichiarazioni recenti di Carla Bruni (che quasi si vergognava di avere i natali italici), ma la verità è che ogni qual volta il nostro presidente del Consiglio dà in escandescenze, mentre l'italiano indigeno ha la possibilita di indignarsi e sottrarsi alla quota parte di responsabilità (manifestando il proprio dissenso), per l'italaino all'estero è molto diverso. Sei italiano? Beh, allora spiegaci come funziona: come avete fatto a scegliervelo, perché non lo defenestrate, ma non vi vergognate almeno un po’. E hai voglia a spiegare che non c’eri, che hai orgogliosamente votato per il PD, che tua nonna era una staffetta della Brigata Garibaldi, ma niente. Il marchio d’infamia resta lì, indelebile sulla tua reputazione. Una marcia in salita per smentire l’aspettativa che ogni italiano sia in fondo un pochino figlio (magari illegittimo) di Berlusconi: la battuta pronta, la mano morta e l’occhio bovino. Io non credo che la signora Sarkozy abbia pensato per davvero le cose che ha detto: tagliare le proprie radici fa male e nessuno lo sa meglio di chi l’ha già quasi fatto. Ma basterebbe solo cambiare un po’ le parole per ottenere un pensiero che tutti quanti noi "italieni" abbiamo fatto in questi giorni. Davanti alle prime pagine dei giornali e alle domande di chi ci vive intorno non avremo pensato forse di dimetterci da italiani, ma tutti siamo stati silenziosamente d’accordo nel pensare che l’Italia che rappresentiamo non ha veramente nulla a che fare con quella roba lì. E soprattutto con quell'omino lì...

4 Commenti:

  • Alle mercoledì 3 dicembre 2008 18:58:00 GMT+1 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Buonasera,carissimo.Ho trovato un attimo di tempo e devo dirti che hai ragione.E'dura essere additati per una responsabilità che una persona non ha.Ma purtroppo questa è la situazione italiana e comincio a pensare che sarà molto dura creare un'alternativa efficace al berlusconismo.Mauro

     
  • Alle mercoledì 3 dicembre 2008 20:47:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Caro MAURO, avrei voluto fare volentieri a meno della tua identità di giudizio e di commento su quanto da me scritto. Essere additati all'estero (in modo chiaramente malevolo) come risultanze inevitabili del berlusconismo imperante non è proprio il massimo della vita. Ma tant'è, questo ci siamo meritati per come abbiamo (hanno) votato negli ultimi tre lustri in Italia. Spero vivamente in un radicale cambio di direzione. Almeno la speranza non me la può togliere nessuno. Un caro saluto e un abbraccio.

     
  • Alle mercoledì 3 dicembre 2008 22:08:00 GMT+1 , Blogger rossaura ha detto...

    Eh sì, all'estero strisciamo lungo i muri e parliamo in "gramlot" per nascondere la nostra nazionalità, ma gli amici stranieri che ti conoscono e che sanno bene dove sei nato, ti guardanpo con un pò di commiserazione, qualche volta un pò ammiccanti, altri seri e stupiti. Ma come fate? Facciamo che sono italiana e mi riconosco in altri! Facciamo che sono figlia di Rita Levi Montalcini, che ho ricevuto un pò di DNA da Dante, Petrarca, Camilleri e Pasolini! Facciamo che ho l'orecchio di Rossini e la voce della Freni, il piede della Fracci e i capelli della Mannoia, ma non ho niente di quell'omino lì, non lo voglio, non l'ho mai voluto e tanto meno votato e quindi....... :-)

    Pensi che basti?

    Un sorriso Ross

     
  • Alle mercoledì 3 dicembre 2008 23:04:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Orcaloca se basta! Hai citato il meglio del meglio, carissima ROSS. E se mi permetti io avrei aggiunto alla lista (oltre al tuo nome, ovviamente) anche i nomi di Falcone e Borsellino. E come ciliegina sulla torta, quello di Saviano. Un affettuoso saluto e un sorriso per la buonanotte. E' sempre un grandissimo piacere leggerti.

     

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